Pantelleria, D’Ancona (FI): “Per salvare l’economia dell’isola servono misure eccezionali”

La chiusura del punto nascite? “Ci ha lasciato sgomenti”. Parla Fabrizio D’Ancora, componente del direttivo di Forza Italia a Pantelleria.

Come stanno vivendo le restrizioni attuali i cittadini di Pantelleria?  Da un lato, ci sono le difficoltà che accomunano in questo momento tutti i cittadini italiani e, dall’altro, ci sono le specificità della particolare condizione geografica che già di per sé tendono a rendere tutto più complesso. L’isola inoltre vive prevalentemente di turismo e di agricoltura e, generalmente, sono proprio i mesi estivi a dare il maggiore contributo alla sua economia. Alle difficoltà di tale natura, si aggiungono inoltre quelle legate alla sanità, in particolare alla chiusura del punto nascite, e le limitazioni dei trasporti. Ne abbiamo parlato con Fabrizio D’Ancona, componente del direttivo di Forza Italia a Pantelleria.

D’Ancona, com’è la situazione del punto nascita a Pantelleria?

In questo momento storico in cui ci viene chiesto di restare a casa, di essere particolarmente attenti, di rispettare il distanziamento sociale, ci siamo ritrovati con una decisione che ci lascia perplessi: le gestanti di Pantelleria sono state costrette a raggiungere la terraferma per poter partorire e a farlo senza aiuto economico ed anche senza il supporto morale di un familiare che, come sappiamo,  è costretto a restare a casa nel rispetto delle vigenti restrizioni. Il punto nascite di Pantelleria è stato chiuso. E’ bene ricordare che funzionava in deroga ma aveva un protocollo che sanciva il rispetto delle norme che la legislazione prevedeva per la sicurezza delle partorienti. I parti che non presentavano problematiche particolari avvenivano dunque sull’isola in condizioni di sicurezza. La chiusura ha lasciato tutti sgomenti. La cittadinanza, proprio in questo momento particolare, si aspettava un’attenzione diversa da parte delle istituzioni, della classe dirigente e politica che invece si sono mostrate latitanti.

Al momento come siete collegati alla terraferma?

C’è un solo collegamento aereo giornaliero che collega Pantelleria e Lampedusa all’aeroporto di Palermo. Parte da Lampedusa la mattina, fa scalo a Pantelleria ed atterra a Palermo. Il pomeriggio fa il percorso inverso. Anche lì c’è una contraddizione: mentre ci chiedono di rimanere a distanza e non avere contatti stretti, il servizio è effettuato da un aeromobile con 66 posti. Spesso i cittadini che dovrebbero viaggiare a distanziamento sociale., sono costretti a stare gomito a gomito. E’ accaduto anche un paio di giorni fa quando molti passeggeri ci hanno riferito di aver viaggiato in 60: situazione in cui il distanziamento sociale non poteva essere rispettato.

E le istituzioni?

Stiamo volando in queste condizioni da quasi quaranta giorni e non è accaduto nulla.

Qual è la situazione dal punto di vista economico sull’isola?

Quello che accade sul territorio nazionale, sulle isole è sempre amplificato. Essendo entità geografiche periferiche e marginali soffrono più della terraferma. E’ evidente che alla fine di questa tragedia serve una riscossa forte dei territori periferici. La scarsa liquidità messa in circolazione in questo momento non può sopperire al danno subito dalle aziende agricole e turistiche dell’isola. Andrebbe forse valutata qualche misura di carattere eccezionale, una politica fiscale dedicata. Penso, ad esempio, che un abbattimento dell’iva per i prossimi 10 anni per il settore agricolo e turistico potrebbe essere una misura che forse funzionerebbe meglio di un finanziamento in banca che poi bisogna comunque restituire. Ci darebbe la possibilità di guardare al futuro con più serenità. Oppure penso all’attivazione di quella famosa zona franca di cui si è tanto parlato ma che è stata poi accantonata. I territori insulari e periferici vanno guardati con particolare attenzione per potere rimanere competitivi sul mercato. Non ci si può riempire la bocca parlando della bellezza della natura in questi luoghi e poi abbandonarli in situazioni di difficoltà come quella attuale.

Le derrate alimentari arrivano in maniera regolare?

Si, siamo ben riforniti: l’approvvigionamento non è mai mancato. Ma è un’economia stagnante. Tutte le aziende sono ferme. Noi viviamo di agricoltura e turismo. I nostri prodotti rischiano di non essere venduti. Le nostre aziende lavorano principalmente nella stagione estiva: se non arriverà un flusso turistico consistente nei prossimi mesi la nostra sofferenza si protrarrà molto a lungo, almeno per i prossimi 12 mesi. Bisogna far fronte a questa situazione con delle misure eccezionali altrimenti non riusciremo a sostenere il costo delle nostre imprese.

Il Governo nazionale sta progettando la fase 2. Cosa auspicherebbe per il 4 maggio?

Ritengo che, in alcune circostanze, si debba delegare ai Sindaci poiché essi hanno maggiore contezza delle problematiche del territorio. Io penso che a Pantelleria si potrebbero riaprire, con le dovute accortezze, tutte le attività. Naturalmente bisognerà attivare  tutte le misure di distanziamento sociale che si rendono necessarie in questa fase.