Flaubert: “Madame Bovary c’est moi”. Un anticonformismo da ricordare

(di Achille Sammartano)

La storia di Madame Bovary, raccontata dalla penna di Gustave Flaubert nel 1856, rappresenta un tumultuoso percorso che attraversa le maree del perbenismo e le insidie della convenzione sociale. Una donna, Emma Bovary, che geme per liberarsi dalle attenzioni di un uomo colmo di premure. Un concetto, questo, assolutamente incomprensibile per la società ottocentesca a cui Flaubert si rivolse, tanto da costargli un processo per “oltraggio alla morale pubblica e religiosa e ai costumi”, dal quale venne assolto.

“Emma Bovary sono io!” arrivò a dire l’autore. Forse per difendersi, forse per accusare. La storia è quella di una donna passionale legata in matrimonio ad un medico, il Dottor Bovary, che non le offre alcuno slancio, alcuna gioia di vivere. Una figura sostanzialmente noiosa, senza forza vitale; ed è qui che sta l’assoluta novità. Non è un orco, non è il nemico che ogni lettore sarebbe portato ad odiare con lo scorrere delle pagine, al contrario. E’ Un uomo buono e amorevole che la riempie d’attenzioni al punto di arrivare ad indebitarsi completamente per lei. Possiede una sola pecca, un’unica ferita: non sono le sue virtù ad essere protagoniste. I sentimenti in gioco sono quelli di Emma, vittima di una tragedia soffice e borghese, lontana dal calore asfissiante della violenza domestica. Non abbiamo a che fare con la classica dicotomia tra ciò che si può e ciò che non si può, parliamo di ciò che si vuole.

Emma Bovary vive in una bolla di quiete ma ambisce alla passione, la stessa passione che la società ottocentesca non può tollerare se non codificata da quei legislatori morali che non stanno in tribunale ma nelle piazze.

Flaubert ci illustra la voglia di libertà di una donna, una voglia tanto immensa da portarla ad odiare il suo stesso sesso, sua figlia. Avrebbe voluto un maschio perché, si comprende, è la sindrome dei carcerati quella di anelare la libertà dei carcerieri.

“Un uomo, almeno, è libero; può passare attraverso le passioni e i paesi, superare gli ostacoli, gustare le più remote felicità. Ma una donna è continuamente frustrata. Inerte e flessibile insieme, ha contro di sè le debolezze della carne come le schiavitù del codice. La sua volontà, come il velo del suo cappello trattenuto da un cordoncino, palpita a ogni vento; c’è sempre qualche desiderio che la trascina, c’è sempre qualche convenienza che la trattiene”- sostiene Emma.

Leggere oggi Madame Bovary vuol dire comprendere la storia di una donna rivoluzionaria e anticonformista. La grandezza di Flaubert risiede nel fatto che, dopo quasi due secoli, di Emma Bovary ne esistono ancora molte. Non condanniamole più.