L’arma dei carabinieri festeggia i suoi 206 anni: i risultati ottenuti nell’Agrigentino

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Celebrata ieri la ricorrenza della fondazione di ben 206 anni fa dell’Arma dei carabinieri. A causa delle restrizioni imposte dal governo, per questa “Fase 2″ l’anniversario è stato ricordato in forma ridotta anche al Comando Provinciale di Agrigento. La ricorrenza ha visto come luogo di incontro, la lapide che raffigura il maresciallo maggiore Giuliano Mazzelli. Il colonnello Giovanni Pellegrino, che ha il comando su tutta la provincia, ha depositato una corona di alloro sul monumento. Presente per l’occasione anche il Prefetto di Agrigento Maria Rita Cociuffa. Il lavoro dei militari dell’arma in questi lunghissimi anni è stato parecchio, per l’occasione hanno diffuso una nota che ha elencato e approfondito le opere di giustizia e di vigilanza per combattere la criminalità organizzata e attuare la legalità. “Fondamentale è stata l’attività d’indagine “Assedio”, svolta dalla compagnia di Licata – si legge nel comunicato stampa – in collaborazione con il nucleo Investigativo carabinieri di Agrigento. Inchiesta che era stata avviata nell’ottobre 2017 sotto la direzione della Dda di Palermo e che ha permesso di individuare e neutralizzare i componenti di un gruppo mafioso attivo su Licata e paesi limitrofi. Nel giugno 2019, i militari hanno eseguito 9 fermi per associazione di tipo mafioso armata, finalizzata alle estorsioni e alla turbativa di appalti pubblici. Sono stati documentati nell’occasione numerosi incontri e riunioni segrete fra tutti gli affiliati del sodalizio e “capi famiglia” locali, nonché episodi di estorsione aggravati dalla forza di intimidazione del vincolo associativo. Nell’agosto 2019 è stata portata a termine – aggiunge l’Arma – l’inchiesta “Halycon”. Ad operare: il Ros con la collaborazione della compagnia di Licata. L’indagine, avviata nei primi mesi del 2016 sempre sotto la direzione della Dda di Palermo, ha permesso di individuare e neutralizzare i componenti di un’associazione mafiosa attiva anch’essa nel licatese. In questo caso 7 sono state le ordinanze di custodia cautelare eseguite”.

Sul fronte degli omicidi, i carabinieri rilevano che “negli ultimi 12 mesi, l’Agrigentino è stato “teatro” di 5 omicidi per i quali hanno proceduto i carabinieri. Per 4, grazie ad un immediato e certosino lavoro investigativo, supportato dai tecnici del Ris, i responsabili e i loro complici sono stati tutti identificati ed assicurati alla giustizia. Per un quinto, avvenuto nei primi giorni dello scorso mese di aprile a Lucca Sicula, sono in corso le indagini”.

“Ripetuti i blitz – scrive ancora il comando provinciale – in ogni angolo della provincia per contrastare l’allarmante fenomeno dello spaccio, anche a giovanissimi, di droghe di varia natura. L’ultimo in ordine di tempo è di mercoledì quando i carabinieri hanno intimato l’Alt ad un camion che trasportava animali vivi e hanno trovato 2 chili e mezzo di cocaina dal valore di circa 500 mila euro. Tanti gli altri spacciatori ammanettati in provincia nelle principali piazze della movida, nelle vicinanze di istituti scolastici, come nelle aree più periferiche e abbandonate, con ingenti quantitativi di droga sequestrati. Numerose sono state le operazioni di servizio che hanno permesso di sgominare pericolosi sodalizi criminali che controllavano le zone più inaccessibili dei centri storici, trasformate ormai da tempo in piazze sicure di spaccio e di consumo di sostanza stupefacente. Durante il secondo semestre del 2019, le operazioni “Piazza Pulita 2” ad Agrigento, “Fortino” a Favara, “White beach” sull’isola di Lampedusa, “Capolinea” a Licata e la recentissima “Bazar” a Ribera rappresentano solo le principali attività investigative. Vanno aggiunti i costanti controlli preventivi e repressivi delle pattuglie che hanno ottenuto l’importante obiettivo di regolarizzare la movida. Sono stati in tutto 90 gli spacciatori arrestati negli ultimi dodici mesi, 107 i denunciati, 266 le persone segnalate alla Prefettura perché consumatori abituali di droga, oltre 60 i chilogrammi di sostanza recuperata (gli ultimi due chili e mezzo di cocaina risalgono appunto a due giorni fa), oltre a 444 piante di marijuana sequestrate e distrutte”.

“Cinque sono stati i rapinatori assicurati alla giustizia. Per altri 12 è scattata – si legge ancora nel comunicato stampa – la denuncia alla Procura della Repubblica. Dal comando provinciale è stato ricordato l’arresto in flagranza dei tre che, lo scorso febbraio, misero a segno un colpo in un istituto di credito di Raffadali. L’indagine lampo dei carabinieri di Agrigento permise di sgominare la banda di malviventi e di recuperare l’intero bottino di 50 mila euro, grazie anche alla preziosa collaborazione della cittadinanza. I militari sono riusciti a far scattare le manette ai polsi nei confronti di 54 ladri sorpresi a colpire in abitazioni, tabaccherie, gioiellerie o distributori di carburante. Segno evidente – spiegano dal comando provinciale – che la rete dei controlli e del pronto intervento dell’Arma funziona. Inoltre, sono stati eseguiti ripetuti arresti, anche recenti, nei principali centri della provincia, per furti di energia elettrica e acqua commessi da privati ai danni di pubbliche società. Risale all’ottobre scorso infatti l’operazione “Free water”, con la quale a Licata sono state arrestate in un colpo solo, in flagranza di reato, 24 persone, tutte residenti nello stesso quartiere, responsabili della sottrazione fraudolenta di acqua ai danni del gestore pubblico”.

C’è anche il fronte caporalato e lavoro nero.

“Ai carabinieri non è sfuggito – scrive ancora l’Arma – nemmeno l’odioso fenomeno del caporalato in alcuni centri della provincia. L’attività d’indagine “Ponos”, svolta dalla compagnia di Agrigento in collaborazione con il nucleo Ispettorato del lavoro, avviata nel maggio 2019 sotto la direzione della Procura della Repubblica, ha permesso di individuare e neutralizzare i componenti di un sodalizio criminale che operava fra le campagne del capoluogo e di Licata, allo scopo di immettere illegalmente sul territorio nazionale oltre cento cittadini dell’est europeo, impiegati quali braccianti agricoli, in condizioni di grave sfruttamento e senza alcun tipo di tutela giuslavoristica. Nel novembre scorso sono stati infatti eseguiti 9 fermi per associazione per delinquere finalizzata alla illecita intermediazione ed allo sfruttamento del lavoro, nonché di violazione delle disposizioni contro l’immigrazione clandestina. Ma c’è stato anche il blitz di Ribera che ha portato alla denuncia di un datore di lavoro irregolare durante la raccolta delle arance e all’arresto di un extracomunitario con pendenze con la giustizia. L’attività di contrasto al fenomeno del lavoro “nero”, svolta in collaborazione con i carabinieri del nucleo Ispettorato del lavoro, ha permesso in tutto di individuare, in appena un anno, 315 lavoratori irregolari, nell’ambito di ben 155 accessi ispettivi, con oltre 525 mila euro di sanzioni elevate”.

“E’ stato ricordato – scrivono ancora i carabinieri – anche il blitz, condotto a Naro, con il quale i carabinieri hanno posto fine ad una vera e propria segregazione ai danni di un 30enne con difficoltà cognitive da parte di due coniugi suoi tutori. E’ stata ininterrotta l’attività di monitoraggio di ogni forma di inquinamento ambientale ad opera dei carabinieri delle stazioni e dei colleghi del nucleo Operativo ecologico e del centro Anticrimine Natura. Sono state controllate oltre 100 discariche abusive di rifiuti di vario genere, anche pericolosi, 13 delle quali sono state sequestrate. A fronte di quasi 90 mila metri quadrati di aree interessate da sequestro, ne sono già stati bonificati 25 mila da parte degli enti preposti. Sotto il coordinamento delle Procure della Repubblica è inoltre scesa in campo una vera e propria task force composta da carabinieri territoriali e dagli specialisti dell’Arma. Sono stati una cinquantina gli illeciti penali contestati e circa una decina quelli amministrativi per abbandono illegale di rifiuti,

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