Il mondo del vino che guarda con ottimismo al futuro: Taschetta (Cantine Colomba Bianca): “Dalle crisi nascono nuove opportunità”. Ma bisogna stare attenti…

Secondo Taschetta, le misure a sostegno del mondo vitivinicolo dovrebbero essere adottate in una prospettiva più europea

Come si muovono le aziende vinicole in questa fase? Com’è cambiato il mercato e il lavoro a seguito della pandemia? Cosa si prevede per il futuro?

Torniamo a parlare del mondo del vino e lo facciamo insieme a Leonardo Taschetta, Presidente delle Cantine Colomba Bianca, che con l’ottimismo che lo contraddistingue ci ha parlato delle difficoltà del momento e delle incertezze sul futuro ma anche di come il lockdown, con tutto quello che ne è seguito, possa rappresentare un’occasione per crescere.

Taschetta, come ha vissuto Colomba Bianca il passaggio fra la fase 1 e la fase 2?

Già durante la fase del lockdown, avevamo iniziato a progettare la ripartenza.  Questo ci ha permesso di sviluppare una serie di progetti, alcuni dei quali in giro per il mondo. Stiamo anche investendo molto sull’e-commerce per potenziare questo settore.

Il periodo di fermo creerà una serie di problemi, soprattutto alle aziende che avevano già difficoltà prima.  Allo stesso tempo, però ci permetterà di fare una certa selezione. Prevediamo qualche perdita ma credo che da ogni momento di crisi si aprono delle opportunità.

Si possono vedere cose che prima non vedevamo: dall’e-commerce a nuovi accordi commerciali, all’attenzione maggiore per l’estero.  Bisogna essere fiduciosi. Sono convinto che abbiamo le carte in regola affinché questa nostra terra, tanto martoriata,  possa avere un momento di sviluppo. Sta a noi crearlo.

Avete lavorato in smartworking?

Anche questo è un lato positivo.  Siamo diventati tutti bravi a fare riunioni on line: consigli d’amministrazione, riunioni settoriali.  Vorremmo anche fare l’assemblea dei soci in questo modo. Cercheremo di fare tesoro di quello che abbiamo imparato in questo periodo.

Quali misure sono state messe in atto per il mondo del vino?

Si parla di tanti miliardi di euro ma credo che, alla fine dei conti, ne vedremo pochi. Ad oggi, per il mondo del vino sono previsti 100 milioni di euro che non si capisce ancora come spendere. Per il resto, l’unica cosa che abbiamo ottenuto è di veder rinviata qualche scadenza a settembre.  La nostra cantina ne ha usufruito poco perché, nonostante il periodo di chiusura, abbiamo continuato a lavorare. Per il resto, siamo in attesa di risposte.

L’idea sarebbe quella di usare i 100 milioni di euro  di cui tanto si parla per fare la vendemmia verde.  Nello specifico, questa dovrebbe mirare all’eliminazione del 15% dell’uva in vigna. Rispetto alla vendemmia verde classica, potrebbe avere una validità, può permettere di avere una migliore qualità.  In una prima fase, la misura era rivolta solo a chi chiudeva la filiera. Quindi i soci delle cooperative non potevano partecipare. Questo aspetto ora è stato modificato. Vedremo come andrà a finire. In generale, la vendemmia verde mi ricorda un po’ un aborto. Io sono del parere che bisogna migliorare la qualità senza penalizzare troppo la quantità, soprattutto per zone, come le nostre, dove abbiamo rese base.

Allora cosa bisognerebbe fare?

 Faccio un discorso organico: se questi 100 milioni di euro  –  che derivano dal bilancio dello Stato  –  fossero sommati ai 50 milioni di euro  – che vorrebbero utilizzare per la distillazione di crisi e che derivano invece dalle economie della gestione OCM vino –  arriveremmo ad una cifra complessiva  di 150 milioni di euro grazie alla quale si potrebbe fare una distillazione di almeno 3 euro al grado e togliere dal mercato almeno 4 milioni di ettolitri. A mio parere, in tal modo, otterremmo un miglioramento del mercato del vino che si potrebbe tradurre in un ricavo per i produttori  ben più alto da quello che si potrebbe avere con la vendemmia verde.

Le misure però devono essere gestite in maniera intelligente: siamo in Europa e tutta una serie di interventi vanno fatti all’interno del mercato europeo. Sarebbe stato opportuno che dall’Europa si togliesse una bella fetta di prodotto . Se noi  lo togliamo solo in Italia, rischiamo di perdere quote di mercato a favore di altri Paesi. Ci sono iniziative lodevoli ma se non le inseriamo in un contesto più ampio potrebbero tradursi in uno svantaggio. Rischiamo di illuderci e non ottenere quasi nulla.   C’è da stare attenti. Se poi la vendemmia verde nazionale varrà solo per chi ha le rese più alte, sul nostro territorio non arriverà quasi nulla.

I vostri soci sono già pronti per la vendemmia?

I nostri tecnici sono già al lavoro,  in questi giorni stanno assistendo i produttori. Ad oggi, si prevede una buona annata. Ovviamente c’è ancora da aspettare parecchio. Se dovessimo fare la vendemmia domani, possiamo dire tranquillamente ai nostri soci che tutto è pronto. Nella prossima assemblea dei soci spero di poter dare qualche piccola soddisfazione in più ai nostri soci rispetto all’anno scorso.

Come va nel settore della GDO?

Come tutti, abbiamo perso gran parte del mercato dell’Ho.Re.Ca.  Siamo cresciuti invece nella GDO e anchesul mercato estero.  Allo stesso modo, sono cresciuti i nostri clienti e coloro con cui lavoriamo. Pur nella difficoltà del momento, possiamo dire di aver visto anni ben peggiori.