Denunce per racket a Borgo Vecchio, Anello (Lega): “Mafia cappio al collo da cui liberarsi, imprenditori e commercianti non sono più soli”

“L’aspetto socialmente incoraggiante dell’operazione antimafia a Borgo
Vecchio è la ribellione al racket del pizzo degli imprenditori e
commercianti. Uomini e donne che, fidandosi delle forze dell’ordine,
hanno denunciato spontaneamente i loro estortori rompendo il muro di
silenzio alla base del ricatto mafioso. Una ribellione di massa che
deve dare forza e coraggio a quanti ancora, purtroppo, sono vittime di
soprusi e violenze”.

Lo dice Alessandro Anello, commissario provinciale della Lega Palermo,
commentando gli arresti di ieri mattina dei carabinieri del comando
provinciale ai danni di venti indagati responsabili, a vario titolo,
di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per
delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti,
associazione per delinquere finalizzata ai furti e alla ricettazione,
tentato omicidio aggravato, danneggiamento seguito da incendio,
estorsioni consumate e tentate aggravate, danneggiamento aggravato,
furto aggravato, ricettazione.

“Oggi a Palermo – aggiunge Anello – gli imprenditori e commercianti
che non vogliono piegarsi al racket del pizzo non sono più soli, come
invece 29 anni fa fu lasciato solo Libero Grassi,
l’imprenditore-coraggio assassinato per essersi rifiutato di pagare e
divenuto il simbolo della ribellione alla mafia per la celebre lettera
agli estortoti scritta al Giornale di Sicilia alcuni mesi prima di
morire. Per onorare il sacrificio di quell’uomo coraggioso e
lungimirante – conclude Anello – mi piace pensare che gli imprenditori
e commercianti di Borgo Vecchio abbiamo pensato a lui nel momento di
denunciare, anche in nome di tutti coloro che hanno perso la vitta
combattendo la mafia. Un cappio al collo da cui Palermo deve
definitivamente liberarsi”.