Covid. Sinalp Sicilia chiede risposte su impatto economico e sociale della pandemia

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La Pandemia ha messo a nudo tutte le criticità del nostro sistema socio/economico che negli ultimi 25 anni si è stratificato e consolidato guardando alla globalizzazione come faro del mercato mondiale.
Oggi scopriamo che la distruzione del sistema produttivo locale, che da sempre è stata la forza, la professionalità e la fantasia produttiva dell’Italia è stato sacrificato sull’altare dell’Europa Unita e la globalizzazione del commercio.

La Pandemia ci ha fatto riscoprire l’importanza della rete nazionale di piccole e medie aziende che erano in grado di garantire un flusso regolare e sicuro di merci e servizi.

La nostra rete di aziende ci metteva al riparo delle crisi economiche delle nazioni che, grazie alla globalizzazione, si sono ritrovate a produrre merci e servizi anche per gli italiani, trasformati in semplici consumatori non più in grado di “governare” le scelte commerciali imposte da poche ed aggressive multinazionali.

Con la Pandemia le scelte del Governo Nazionale, concentrate solo su una presunta sicurezza medica, hanno dato il colpo di grazia alla struttura portante del commercio, dei servizi e della produzione italiana, formata da piccole e medie aziende.

Dopo il primo lockdown di marzo ed aprile, abbiamo avuto la certezza che tale strategia avrebbe distrutto economicamente l’Italia.
Speravamo che questo grande errore non si ripetesse, anche perché nel periodo estivo la sensazione era che il virus si fosse alleggerito e modificato attenuandone notevolmente gli effetti tragici.

Il Governo Nazionale, forte dell’esperienza avuta, passava, per non ricadere nell’errore, ad una serie di decreti che obbligavano le nostre aziende ad investire sulla sicurezza per i propri dipendenti e clienti.

I comparti HO.RE.CA. (hotels, Restourant,Cafè), G.D.O. (Grande Distribuzione Organizzata) e Servizi alla Persona con le aree “socio-sanitarie”, “attività associative”, “educazione e formazione”, ed “estetica e parruchieria” oltre al “tempo libero” sono stati, prima chiusi d’imperio e poi obbligati ad investire anche somme importanti per poter continuare a lavorare garantendo sicurezza ai dipendenti ed ai clienti.

Adesso, pur avendo percentuali simili, ed anche più basse di crescita pandemica, rispetto all’inizio della crisi, il Governo decide di rimettere in crisi intere filiere produttive ed erogatrici di servizi obbligandone, di fatto, una nuova chiusura.

Non comprendiamo quale sia la “ratio” che ha spinto il Governo Nazionale ad emanare una nuova chiusura di tutti i settori che reggono il circuito sociale ed economico delle nostre città, con la consapevolezza che condannerà a morte più di 1 milione di titolari di aziende e più di 6 milioni di lavoratori dipendenti.

A nulla valgono le promesse sbandierate di nuovi aiuti ed indennizzi, visto quanto non erogato durante il primo lockdown.
Gli italiani, a ragione, non hanno più fiducia a questo Governo che promette aiuti a tutti ma alla fine invia 9 milioni di cartelle esattoriali.