Covid nelle carceri, scrive il Sindacato di Polizia Penitenziaria

Il SPP, il Sindacato di Polizia Penitenziaria, punta il dito sulla situazione attuale delle carceri italiane alla luce della pandemia da Covid 19 attendendo le prossime mosse del DAP ma muovendo, allo stesso tempo, dure critiche alla gestione complessiva delle problematiche interne.

 La stampa nazionale ha infatti sollevato la questione relativa  alla situazione delle carceri italiane, dove si sarebbero verificati casi di positività al COVID-19  anche tra coloro che si trovano ristretti al regime speciale del 41-bis.

Il sindacato attende ore la conferma o la smentita da parte del DAP.

“Se ciò fosse vero – scrive il Segretario generale Aldo Di Giacomo   – si tratterebbe di un fatto grave e potenzialmente destabilizzante”.  Il timore del Sindacato risiede nel fatto che “la notizia di 41-bis positivi al COVID-19 possa essere utilizzata dai soliti noti per delegittimare l’intero impianto antimafia, cercando di dimostrare la necessità di scarcerare detenuti “eccellenti” che non sono riusciti ad ottenere i domiciliari con la prima ondata”

Secondo quanto riferisce Di Giacomo, ad oggi tra detenuti e poliziotti penitenziari,  risultano oltre 1800 positivi, a fronte dei poco più di 400 della prima ondata.

“Se il DAP confermerà la notizia – continua Di Giacomo – decreterà anche il fallimento della propria strategia di contenimento delle informazioni”.

Per Di Giacomo, “è incredibile che una tale eventualità debba trapelare attraverso un quotidiano e non tramite un comunicato ufficiale del Ministero della Giustizia”.

“In tutti questi mesi, – scrive Di Giacomo in una nota stampa –  Bonafede, Petralia e Tartaglia si sono cullati sul fatto che tanto nelle carceri ci sono le donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria che si sarebbero “sacrificati” ancora una volta come in tutte le precedenti emergenze, ma questa seconda ondata – conclude il Segretario del Sindacato di Polizia Penitenziaria (S.PP.) – sta facendo emergere l’inadeguatezza di una intera amministrazione penitenziaria, anche nella gestione delle notizie da divulgare”.