Emergenza sanitaria Covid-19, la testimonianza di una cittadina marsalese che paga lo scotto di un sistema in sovraccarico

I servizi delle USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) attivi sul territorio marsalese per l’assistenza delle persone affette dal Coronavirus, pur svolgendo un ruolo fondamentale nell’attuale emergenza sanitaria, presentano delle criticità. Molti cittadini affetti da Covid-19, già fragili per la loro condizione di salute, provano un ulteriore senso di abbandono per un sistema che spesso non funziona come dovrebbe: telefoni che squillano senza risposta, operatori in ritardo per effettuare i tamponi molecolari, un isolamento domiciliare che blocca il normale decorso della vita sociale e lavorativa di molti.

Oggi raccontiamo la testimonianza di una donna marsalese affetta da Covid-19, che attualmente si trova costretta all’isolamento domiciliare a causa di un tampone di esito “dubbio”.

“Chi scrive è una cittadina indignata. Ai primi di Novembre eseguo un test rapido presso un laboratorio privato marsalese. Attivata la procedura con le USCA,  dal momento che l’esito del tampone rapido è positivo, vengo chiamata ad effettuare tampone molecolare presso il drive in del locale nosocomio, anche questo con esito positivo. Mi attengo alle disposizioni comunicatemi tramite mail dal servizio USCA e completo l’isolamento fiduciario presso il mio domicilio. Dopo aver completato il periodo di quarantena io e mio fratello sollecitiamo tramite telefonate un nuovo tampone molecolare come previsto dal protocollo a fine quarantena. Eseguito a domicilio un secondo tampone molecolare viene comunicato telefonicamente che l’esito è DUBBIO. L’ operatore, incalzato dalle domande di mio fratello,  riferisce che il termine DUBBIO può essere imputabile o a una bassa carica virale o a un tampone eseguito non correttamente, ma che comunque viene da loro considerato equivalente ad un risultato positivo. Inaudito! In conclusione, mi viene comunicato dall’operatore che dovrò essere sottoposta ad un nuovo tampone, che però non verrà eseguito subito, come è logico che sia, ma che verrò messa in coda a causa dell’elevato numero di tamponi che gli operatori devono ancora effettuare, a causa della mancanza di organico, a causa del fatto che gli operatori hanno a disposizione una sola vettura per i prelievi domiciliari.  Ad oggi, comunque, non ho ricevuto esito formale del tampone DUBBIO. Vorrei sottolineare che anche mio padre, domiciliato in altra residenza, persona dinamica, in perfetta salute, che non ha mai accusato sintomi riferibili al coronavirus, vive la mia stessa situazione in quanto anche il suo tampone è risultato DUBBIO. Siamo entrambi reclusi a casa, privati della libertà e in attesa di nuovo tampone. Noi comprendiamo tutte le criticità e il momento di emergenza attuale; se mi fosse stato comunicato il perdurare della mia positività non avrei faticato a comprendere, ma così non ci sto!
Nonostante le nostre ripetute telefonate al servizio USCA non abbiamo mai ottenuto risposta e riscontro su quanto pretendiamo, ossia che il tampone venga eseguito IMMEDIATAMENTE perché non vi è certezza alcuna della nostra positività. Solo un laconico DUBBIO. Nel frattempo ci viene imposto l’isolamento senza possibilità alcuna di lavorare o svolgere le normali mansioni quotidiane”.