Professionisti del settore teatrale replicano alla Direttrice Artistica dell’Ear Teatro di Messina

43 professionisti messinesi, facenti parte del settore teatrale, replicano alle dichiarazioni della Direttrice Artistica dell’Ear Teatro di Messina, pubblicate sulla Gazzetta del Sud lunedì 16 novembre 2020. 

Che le scene teatrali siano luogo di fantasia è cosa nota ed è con gusto che abbiamo letto l’immaginoso testo, scritto dalla Direttrice. Ma la creatività da sola è una parte incompleta del lavoro teatrale, perché fare arte è soprattutto concretezza, disciplina, abilità, conoscenza, verità.

Quale concretezza nel progetto? La direttrice parla di “progettare” l’attività del teatro per il dopo Covid. È questo un progettare che assomiglia al morettiano “vedo gente, faccio cose, porto avanti un certo tipo di discorso…” Cosa sta progettando? Perché non espone questo progetto? Si tratta di una produzione?

 E’ strano, perché il Teatro non produce nulla dal 2017 e accede al FURS a corrente alternata, non riuscendo così a garantire l’attività istituzionale se non con le briciole del congruo contributo della Regione. Attività che, per ciò stesso, si riduce all’acquisto di spettacoli di giro, per lo più costosissimi.

L’unico progetto che, ormai anni or sono, il Teatro di Messina ha presentato al MIBACT è stato sonoramente bocciato con una votazione imbarazzante. I voti sono pubblici e si possono consultare sul sito del Ministero. 

Parla di lunghe teniture (tradendo la poca conoscenza del mercato) e “meravigliose riunioni via web, idee e partecipazione dell’Amministrazione (quale?), che hanno prodotto un documento molto importante e rivoluzionario.” Quale documento? Di cosa sta parlando? 

Quale abilità nel sanare una situazione debitoria, che non compete la direttrice, salvo poi notare che lo stesso teatro ha continuato a pagare milioni di stipendi e centinaia di migliaia di euro per spettacoli acquistati, rimborsi spese, cene di rappresentanza e quant’altro. 

Si afferma anche di avere dovuto “recuperare il favore del pubblico” a fronte, invece, di una quota abbonati, in linea con il trend mai perduto da un teatro monopolista. 

E poi c’è un bel protocollo d’intesa tra i teatri siciliani! Il centesimo! Non c’è bisogno di grande fiuto per sapere che il “protocollo d’intesa” è solo un modo diverso di chiamare l’aria fritta. 

Quale conoscenza vuole fare di “registi, attori, scenografi…”? Chi sono? Noi siamo la maggior parte professionisti della città e la Direzione nega da tempo un reale e sincero dialogo, dimostrando di non conoscere il territorio, senza aver fatto mancare una poco elegante ironia (aggravata dal contesto pubblico) riguardo a ciò che il nostro territorio ha prodotto in questi decenni, come se avesse a che fare con questuanti e dopolavoristi. Ciò denota una palese ignoranza dell’attività dei Teatri Privati che hanno tenuto vivo il teatro sul territorio con progetti seri e continuativi, le compagnie riconosciute, le reti distributive, le rassegne, i festival, le scuole che si sono impegnate nella formazione in campo teatrale, gli attori, i registi, gli autori, i tecnici, gli scenografi, gli organizzatori, i produttori, i danzatori e i musicisti messinesi che hanno già scritto il loro nome nella storia del teatro, del cinema e della musica.

 La direttrice dichiara ancora di aver emesso un bando per poter “conoscere” le compagnie. Ma qual è il requisito principale del direttore artistico, per adempiere al suo lavoro, se non quello di avere contezza di chi e cosa produce il territorio?  Sembra invece che quel bando fosse teso a “non riconoscere” le Compagnie, tanto più che dava appena sette giorni di tempo per ideare e formulare un progetto: un’offesa alla professionalità e alla serietà di chi si occupa di Teatro in ogni sua forma, una sorta di beffa. Metodo che ci illudevamo appartenesse ormai al passato.  

Quale disciplina nel citare la “nostra compagnia stabile”? Ne parla da anni ma non esiste. È solo un proclama ormai stantio. Un progetto fallito anche al Teatro di Roma, irrealizzabile in un teatro come il nostro, sia per l’economia che per l’inefficienza della struttura. Riciccia a ogni conferenza stampa, ma non è nulla.  

E ci sia consentito anche un commento alla forma espressiva di una figura istituzionale: va bene essere romantici e amare le cose di casa nostra ma dire che il NOSTRO bellissimo palcoscenico, pur dolosamente trascurato negli anni da un’impareggiabile negligenza, sia il secondo palcoscenico d’Europa è il contrario della disciplina. Perché non è vero. 

Quale disciplina nel “Talent”, detto “Progetto play the game”? L’ennesimo progetto a costo zero del Teatro di Messina, comprese le direzioni artistiche. Consuetudine inaccettabile, che viene intesa come risparmio gestionale, quando invece il compito dell’Ente Pubblico sarebbe proprio quello di investire per dare lavoro, in particolare sul territorio. Il “Talent” non sembra un progetto teatrale, né musicale, non ha un valore formativo; non è moralmente ed esteticamente consono a un’istituzione quale un teatro pubblico. A che pro parlarne, se per di più, nel suo piccolo, è stato un fallimento? 

Quale verità è celata in questa curiosa forma di propaganda che, a nostro parere, mira piuttosto a nascondere l’assenza totale di qualsiasi iniziativa teatrale e dichiara, per l’ennesima volta, l’indifferenza della Direzione Artistica nei confronti dell’intero settore professionale della città? 

Consapevoli di essere indispensabili e di non essere di passaggio, senza appelli politici, senza manovre di palazzo, ma con l’autorevolezza di una categoria professionale, chiediamo, nuovamente, al Consiglio d’Amministrazione dell’EAR Teatro di Messina, di intervenire per mezzo degli indirizzi programmatici e le direttive che, secondo lo statuto dell’Ente (art.13), lo stesso consiglio impartisce ai Direttori Artistici. Il blocco causato dal Covid 19 ha azzerato l’attività teatrale in tutt’Italia. L’Ente qui preposto, come abbiamo più volte richiesto, potrebbe intervenire con una reale forma di sostegno della categoria, con un progetto che, con Shakespeariana “ambiguità”, porti vantaggio all’Ente e alla categoria. Nel post pandemia l’Ente potrebbe utilmente impiegare i fondi destinati all’attività istituzionale per affiancare e sostenere i teatri privati “storici” della città, finanziandone la produzione e concordando un’attività dislocata e indipendente, che crei una virtuosa rete di teatri, cosiddetti di “cintura”. Potrebbe co-produrre le compagnie locali che hanno un mercato nazionale e impiegare gli innumerevoli professionisti di grande livello, che la nostra Città ha partorito e troppo spesso disperso in questi ultimi decenni, per realizzare in autonomia e senz’altro con costi inferiori, l’intera stagione teatrale della città. Chiediamo che il Teatro di Messina torni a essere, come era sempre stato, il riferimento culturale della città nonché il maggiore produttore che può programmare tutta la prossima stagione, attingendo precipuamente nel nostro ambito territoriale; compiendo così l’unico possibile investimento per il futuro, ottemperando peraltro alla propria missione di Ente Pubblico locale, nell’ambito dell’attuale stato di crisi.

Paride Acacia, Monia Alfieri, Alessandro Alù, Antonio Alveario, Francesco Bernava, Claudia Bertuccelli, Roberto Bonaventura, Giovanni Boncoddo, Ninni Bruschetta, Gabriella Cacia, Angelo Campolo, Tino Caspanello, Simone Corso, Angelo Di Mattia, Domenico Cucinotta, Giovanni Maria Currò, Stefano Cutrupi, Renzo Di Chio, Mauro Failla, Cecilia Foti, Elvira Ghirlanda, Laura Giacobbe, Sarah Lanza, Davide Liotta, Alessandro Lui, Maurizio Marchetti, Cinzia Muscolino, Francesco Natoli, Sasà Neri, Carmen Panarello, Annibale Pavone, Alessio Pettinato, Antonio Previti, Gianfranco Quero, Gigi Spedale, Maria Pia Rizzo, Marica Roberto, Margherita Smedile, Carmen Spanò, Adele Tirante, Nella Tirante, Emanuela Ungaro, Giovanna Verdelli.