Confisca Zummo. Cgil e Fillea chiedono a Prefettura e Anbsc un tavolo per un monitoraggio sul riuso dei beni confiscati

“La confisca del patrimonio del costruttore Francesco  Zummo  impone di riaccendere i  riflettori su un tema delicato come la gestione e l’utilizzo dei beni confiscati e il futuro dei lavoratori delle società oggetto del provvedimento dei giudici”. A chiederlo sono il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo e  il segretario generale Fillea Cgil Palermo Piero Ceraulo, che sollecitano  al prefetto e all’Agenzia nazionale per i beni confiscati la costituzione  di un tavolo per monitorare  la condizione dei lavoratori rimasti senza lavoro e il riuso dei beni a fini sociali.

“In riferimento al patrimonio del costruttore Zummo, sul quale aveva iniziato a indagare il giudice Falcone, riscontriamo un iter particolarmente lungo, che ha determinato una lentezza da parte della magistratura sulla confisca definitiva.  L’allarme che lanciamo è che già col sequestro molte aziende non garantiscono la  continuità occupazionale e produttiva. Oggi l’unica società edile del sequestro Zummo che risulta attiva  è la Gitec Gruppo Imprenditoriale spa,  con 8 lavoratori impiegati. Altre, probabilmente, sono  state state messe in liquidazione o  fallite. La preoccupazione del sindacato è conoscere la condizione dei lavoratori dispersi dopo i sequestri. Non è stato mai possibile fare un elenco dei lavoratori delle società in amministrazione giudiziaria: spesso le informazioni restavano chiuse nelle stanze.  La portata del fenomeno sfugge, la cifra di quanti siano i lavoratori messi alla porta dalle aziende sequestrate e confiscate e senza più un futuro non si conosce”.

Dopo vent’anni dal sequestro dell’Ati Group del gruppo Aiello di Bagheria, i 120  lavoratori edili sono rimasti disoccupati, in attesa di raggiungere l’età pensionabile.   “Non abbiamo contezza di quanti in totale abbiano perso il lavoro in questi anni – aggiungono Ceraulo e Ridulfo – Più piu volte abbiamo scritto all’Agenzia e al prefetto. Sarebbe opportuno un monitoraggio completo delle aziende confiscate, argomento sul quale sia il nuovo prefetto che l’Agenzia nazionale hanno mostrato segnali di apertura”. 

Oltre al futuro dei lavoratori, c’è il tema degli ingenti patrimoni immobiliari che, attraverso la riqualificazione,  potrebbero rappresentare una opportunità preziosa per in risposta alle emergenze abitativa, edilizia, scolastica e, in periodo Covid, per l’allestimento di presidi sanitari. “In che modo si intendono usare questi beni? Da una parte si potrebbe innescare un meccanismo virtuoso in favore del riuso sociale  – proseguono Ceraulo e Ridulfo –  Dall’altra si dà una risposta a centinaia di disoccupati edili. Perché non utilizzare questo periodo di semi lockdown per aprire nuovi cantieri? Il rischio, tra qualche mese,  è di dover affrontare di nuovo il problema della mancanza di aule scolastiche e della ricerca di strutture per l’emergenza sanitaria”.