L’osteopatia oggi: come può aiutarci? Ne parliamo con Nicola Milazzo

Nel dicembre del 2017, l’osteopatia è stata riconosciuta in Italia come nuova professione sanitaria. Al di là, dei falsi miti, delle credenze e degli atteggiamenti diffidenti, cos’è  oggi  e a cosa  può essere utile?

Ne abbiamo parlato con Nicola Milazzo, diplomato in osteopatia presso l’Icom Istitute di Firenze, con diploma italiano, laurea in inglese, docente presso l’Icom di Firenze.

Dal 2016 Milazzo è operativo nel settore, con esperienze pregresse al Nord Italia, ora messe in campo anche a Marsala, sua città natale.

Milazzo, da dove nasce la sua passione per l’osteopatia?

Questa passione è nata da giovane, intorno al quarto o quinto anno di liceo, cercando informazioni on line sulla risoluzione di problemi legati al mal di schiena o alla cervicale. C’erano i video degli osteopati americani che facevano cose incredibili: con qualche massaggio o manipolazione, si aveva una risoluzione pressoché totale del problema.

Finita la scuola, ho valutato due strade parallele: da un lato, il corso di laurea in medicina e dall’altro i corsi di osteopatia. Nel 2011, quando ho fatto il primo open day presso l’Icom Collage di Milano sono rimasto folgorato dall’approccio alla materia e dalla sua organizzazione.

Cosa la colpì?

C’era un metodo di studio molto diretto. Non c’erano banchi di scuola né professori in cattedra. C’erano enormi aule con lettini dove facevamo pratica l’uno sull’altro. Nel frattempo, il docente insegnava l’anatomia, la patologia. Sono rimasto subito folgorato e ho deciso di abbandonare il progetto della laurea in medicina per fare questo.  All’interno della clinica universitaria, ho capito sempre di più che era la mia strada, tanto da volere portare questa disciplina qui in Sicilia, nella mia Marsala. 

Qual è stato il passo successivo?

Completati gli studi, ho fatto pratica presso alcuni studi a Milano, avviandone anche uno mio. Ho sperimentato il rapporto con diversi professionisti in ambito sanitario. 

Ho frequentato un corso di specializzazione in osteopatia pediatrica presso l’Ospedale Meyer di Firenze. Volevo trasmettere l’idea di una medicina integrata, di qualcosa che può essere d’aiuto a tutti, dal medico di base allo specialista per abbracciare tutta l’utenza. Decido poi di tornare a Marsala. Qui, con l’aiuto di qualche amico, di Marcello Franchino in particolare, riesco ad aprire il primo studio presso il Sunshine Biotrading. Ormai sono passati tre anni.

Subito dopo la laurea, inoltre mi è stato proposto di continuare il mio percorso di formazione presso l’Icom Istitute supportando alcuni docenti presso la sede di Firenze. Da lì, mi sono creato il mio spazio e ho cominciato poi a insegnare anatomia e fisiologia.

A chi può essere d’aiuto l’osteopatia?

A tante persone: dall’anziano che, per esempio, ha dolori legati all’artrosi al neonato. Il mio più piccolo paziente aveva 11 giorni di vita. Vennero da me per un piede torno congenito che si può trattare manualmente.

Quali sono le patologie a cui l’osteopatia può andare in soccorso?

L’osteopatia non cura le malattie ma tutto quello che c’è intorno. Un buon esempio è il reflusso gastrico. Non andiamo a curare il reflusso gastrico – che è compito del medico –  ma  possiamo lavorare sulle implicazioni posturali del reflusso gastrico che può causare anche dolore alla schiena o cervicalgia.  Anche il lavoro al computer, che ci spinge a stare piegati su noi stessi, ha un’implicazione sul nostro stomaco. Andare a lavorare sulla postura può essere un modo per migliorare il reflusso gastrico. Il farmaco ci vorrà sempre ma si può modularne l’utilizzo e soprattutto miglioare la qualità di vita del paziente.

Un altro esempio classico è il mal di schiena. Ci tengo a precisare che le ernie non si possono far rientrare manualmente ma si può fare in modo che quell’ernia, in quel punto, non provochi dolore al paziente e gli faccia vivere una vita migliore, senza i famosi colpi della strega.

Una patologia sempre più frequente è la spalla congelata, che non si muove più. Piano piano, con l’aiuto del farmaco, si più accelerare la guarigione.  Sulle patologie croniche, l’osteopata può essere molto utile.

Ha trovato difficoltà a far comprendere ai professionisti e ai pazienti questo tipo di attività?

Non è nego che è stato difficile. Mi è stato molto utile l’anno di lavoro post laurea trascorso a Milano. Lì ho imparato a rapportarmi sia con l’utenza che con il professionista. Un valido aiuto è arrivato dal decreto Lorenzin, che poi diventò la legge 3-2018, che dichiarò l’osteopatia come professione sanitaria, anche se il percorso in questo senso è ancora lungo.

E’  stato difficile far capire ai professionisti che l’osteopata non è una minaccia, non è un santone e non è neanche la cura a tutti i mali. Giorno dopo giorno, paziente dopo paziente, con il dialogo, questo sta succedendo. Arriva un giorno in cui c’è un dolore e ti chiedono aiuto per risolvere il problema. Da lì, capiscono che l’osteopata non  è una minaccia né un curatore.  Oggi non sono più io a dovere spiegare ai pazienti cosa posso fare ma sono loro stessi che mi chiedono.

Com’è cambiato l’osteopatia nel tempo?

Siamo stati abituati, per molto tempo, a osteopati che venivano da fuori e che operavano con manipolazioni e qualche “crack”.  Oggi l’osteopata è andato avanti con gli studi e le ricerche ed ha i mezzi necessari per ogni paziente, sia dal punto di vista della diagnosi che del trattamento. Non cercate di curarvi da soli, affidatevi a professionisti che hanno studiato e che sanno lavorare in coordinazione con altri professionisti. Una barriera che ho dovuto abbattere è stato l’ego di alcuni. E’ la medicina che cura e questa è composta dal medico, dal massaggiatore, dal fisioterapista e dall’osteopata: tutti insieme al servizio del paziente che, ricordiamolo, è una persona che soffre.

Lei collabora con professionisti locali?

Si, con medici di base, con ortopedici e reumatologi. Ho avuto anche una collaborazione con un oncologo. Il segreto per arrivare al risultato è proprio la collaborazione.