Palermo,crisi al Comune, Anello e Figuccia (Lega): “Orlando cacci l’assessore Catania, come mai tutto questo silenzio?”

“Il sindaco Orlando metta fine a questa farsa e cacci l’assessore Catania, che prima lo pugnala in Consiglio comunale abbandonando l’aula e lasciandolo da solo per la votazione sul bilancio e poi si auto-sospende dalla carica in Giunta prendendo di fatto in giro tutti, soprattutto i cittadini palermitani, non avendo l’auto-sospensione nessun effetto amministrativo né politico”.

Lo dichiara Alessandro Anello, consigliere comunale della Lega e coordinatore cittadino del partito, che interviene insieme con la consigliera Sabrina Figuccia all’indomani dell’auto-sospensione dell’assessore alla Mobilità, Giusto Catania, in virtù della votazione a Sala delle Lapidi che la notte del 30 dicembre ha cancellato dal bilancio di previsione del Comune di Palermo i fondi per le opere accessorie per il tram, aprendo una crisi a Palazzo delle Aquile.

“Il tradimento politico di Catania è un fatto gravissimo – continuano Anello e Figuccia – specialmente perché è arrivato sulla votazione dell’atto più importante che il Consiglio comunale è chiamato ad esitare durante l’attività amministrativa dell’anno. Il partito che rappresenta Catania, Sinistra Comune, asse portante della maggioranza, non può abbandonare l’Aula lasciando così il sindaco al suo destino. Non si capisce peraltro come possa Catania utilizzare una motivazione strumentale, ovvero l’inciucio fra Italia Viva e Forza Italia, per giustificare la sua auto-sospensione, visto che è stato tutto il Consiglio comunale a votare gli emendamenti che hanno stornato ad altro i 20 milioni inizialmente destinati al tram. Hanno firmato tutti, con la Lega in testa. Perfino il Movimento 5 Stelle e il movimento Avanti insieme hanno votato gli emendamenti che hanno spostato le somme. Di fronte a tutto questo, Orlando non può far finta di nulla. Abbia un sussulto d’orgoglio. Dov’è finito il sindaco intrepido e coraggioso della Primavera di Palermo che non le mandava a dire a nessuno, perfino di fronte a figure del calibro di Berlinguer, Occhetto e Sciascia, o negli anni Novanta La Malfa, Segni e Falcone? Perché e soprattutto come mai – concludono Anello e Figuccia – con Catania tutto questo silenzio?”.