Per un futuro ecocompatibile Rifondazione Comunista dice No alle scorie nucleari

Il Partito della Rifondazione Comunista Sicilia, a seguito della pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee, CNAPI, contesta la decisione della Sogin, società pubblica di gestione del nucleare, che individua in Sicilia alcune delle 67 aree potenzialmente idonee nelle quali realizzare l’impianto di deposito nazionale delle scorie radioattive dal costo di 1,5 miliardi di euro. Le aree potenzialmente idonee in Sicilia sono state individuate in provincia di Caltanissetta, Trapani e Palermo nei comuni di Calatafimi-Segesta, Petralia Sottana e Butera. Da decenni i Governi che si sono susseguiti pianificano la realizzazione di un deposito nazionale temporaneo ad alta sicurezza nel quale riunire i materiali radioattivi che l’Italia continua a produrre.
Lo snodo fondamentale si è verificato nel 2003 con il secondo Governo Berlusconi. In quell’anno il generale Carlo Jean, commissario del Governo, ha avviato la procedura per la costruzione di un deposito sotterraneo definitivo per i rifiuti ad altissima radioattività nel sottosuolo salino della piana di Metaponto, in provincia di Matera. La località prescelta era situata all’interno del Comune di Scanzano Ionico. L’esplosione di una forte contestazione costrinse il governo ad accantonare il progetto. L’esito di quella esperienza ha condizionato fortemente le politiche dei governanti i quali si sono focalizzati sulla costruzione del meno impegnativo deposito nazionale. La normativa per il futuro deposito nucleare nazionale ha impiegato sette anni per vedere la luce. Nel 2010, per mezzo del decreto legislativo numero 31, sono stati stabiliti i criteri di selezione tuttavia la carta CNAPI ha subito un lungo rinvio fino al 2 gennaio 2015, data in cui la carta è stata consegnata ufficialmente. Immediatamente il documento è stato coperto dal segreto. La pubblicazione della carta CNAPI avviene circa cinque anni dopo la sua consegna ufficiale.
Sulla base dei criteri di selezione stabiliti nel 2014 dall’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, i luoghi identificati devono essere poco abitati, con una sismicità modesta, senza vulcani né rischio idrogeologico. Inoltre devono essere situati non oltre i 700 metri di altezza sul livello del mare, evitando pendenze eccessive. Le aree idonee non devono essere troppo vicine al mare e abbastanza prossime ad autostrade e ferrovie da potere essere raggiunte dai carichi di materiale radioattivo. Nota curiosa è il criterio di approfondimento numero 11 il quale afferma che per la scelta del luogo è necessario valutare con attenzione le zone con «produzioni agricole di particolare qualità e tipicità e luoghi di interesse archeologico e storico».
Rifondazione Comunista si oppone alla realizzazione del deposito nazionale delle scorie radioattive proprio sulla base di quest’ultimo criterio. Le località prescelte sono note per le produzioni agricole di qualità – grani antichi, vigneti, uliveti -, per la biodiversità e la compresenza di reperti archeologici dalla importante rilevanza storica – zona archeologica di Segesta -. L’Italia purtroppo sconta ancora oggi la sciagurata e breve esperienza nucleare, conclusa con il referendum del 1987. Ancora una volta viene ribadito con assoluta certezza il valore delle lotte contro il nucleare, una energia prodotta con costi di produzione indubbiamente più bassi rispetto alle alternative, soprattutto da compagnie private, ma che ha un costo in termini ambientale ed economico abnorme nel momento in cui si pone il problema dello smaltimento delle scorie.
Un costo che grava principalmente sui bilanci pubblici, di cui dovranno occuparsi le future generazioni, senza sottacere le conseguenze che tali scorie possono avere per la salute dei cittadini che risiedono o lavorano nei pressi dei luoghi in cui sono conservate. La Sicilia ha già pagato, e sta tuttora pagando, un prezzo altissimo per l’interesse di Stato. Le raffinerie, le industrie inquinanti, le emissioni senza controllo, i depositi di materiali radioattivi, hanno già colpito duramente i siciliani che oggi manifestano stati di salute aggravati dalle condizioni del nostro territorio inquinato. Tumori, leucemia e mali di ogni genere sono il prezzo del progresso, e in cambio che cosa abbiamo avuto? Prima di procedere con la realizzazione di una discarica per il materiale radioattivo nel nostro territorio sarebbe opportuno considerare le reali necessità di una terra già fin troppo maltrattata. Lavoro, salute e ambiente, a partire da questi criteri è opportuno programmare un futuro ecosostenibile per le future generazioni e per il bene comune.