Cantiere navale, Cgil e Fiom chiedono un incontro all’assessore Turano

“Si faccia chiarezza sulle intenzioni della Regione sui suoi due bacini galleggianti da 19 mila e 52 mila tonnellate”

Cgil e Fiom chiedono alla Regione un incontro urgente sui due bacini galleggianti da 19 mila e 52 mila tonnellate che decenni anni si trovano in stato di abbandono dentro i Cantieri Navali. 

“La condizione delle due strutture peggiora visibilmente e nelle settimane scorse c’è stato l’ennesimo furto di rame – affermano il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo e il segretario Fiom Cgil Palermo Francesco Foti –  E’ necessario, allo stato attuale, che la Regione siciliana ci dimostri  le sue intenzioni sul futuro di due  infrastrutture vitali e indispensabili per il futuro del Cantiere Navale di Palermo, unico polmone industriale rimasto attivo nella nostra realtà produttiva. In queste disastrose condizioni, i due bacini di carenaggio  sono solo da ostacolo alle normali attività produttive del porto”.

L’incontro è stato chiesto all’assessore alle Attività Produttive Girolamo Turano, con il coinvolgimento anche del presidente dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia occidentale Pasqualino Monti e del prefetto di Palermo Giuseppe Forlani. Il 3 luglio 2019, all’iniziativa “Parla il cantiere”, organizzata da Fiom e Cgil, l’assessore Turano dichiarò che avrebbe convocato  i sindacati per informarli su come la Regione intendeva muoversi. E il 10 ottobre, in un successivo incontro sui Cantieri Navali, confermò l’interesse della Regione per il rilancio dello stabilimento. “Da allora, aspettavamo un incontro per affrontare la questione dei due bacini ma sono passati più di due anni  e non siamo mai più stati convocati,  malgrado le nostre numerose sollecitazioni – aggiungono Foti e Ridulfo –  Chiediamo chiarezza sulle reali intenzioni della Regione. In  questi anni lo stato delle due strutture è peggiorato in maniera progressiva.  Un problema sollevato anche dal presidente  Monti diverse volte, che vorrebbe spostarli perché impediscono le manovre delle grandi navi all’interno del porto”.

Da un lato c’è il bacino da 150 mila tonnellate dell’Autorità portuale, la cui opera di completamento procede, dall’altra i due bacini di proprietà della Regione fermi e improduttivi.  “Con l’impegno preso da Fincantieri di tornare a costruire navi a Palermo e di potenziare lo stabilimento –  aggiungono Ridulfo e Foti –  ci aspettiamo dalla Regione una risposta chiara sugli investimenti necessari a  restituire la piena operatività al Cantiere navale,  con la ristrutturazione dei due bacini di carenaggio,  in difesa dell’ultima grande fabbrica rimasta a Palermo”.