Beni Culturali. Cobas: “Gira e rigira è sempre la solita solfa, ad essere massacrato è sempre e soltanto il personale regionale”

“Si scrive “improtocollabilità”, si legge “sfida” alla burocrazia. Obiettivo: smaltire le migliaia di pratiche polverose rinchiuse nei cassetti delle soprintendenze ai beni culturali della Sicilia, evitare l’accumulo delle istanze e applicare davvero la norma del “silenzio-assenso”, che insolenti burocrati calpestano spesso ad arte”. Così inizia una notizia uscita sull’Agenzia Ansa Sicilia del 27 febbraio 2021 alle ore 16:25.

“E’ un mio pallino, esco pazzo”, esordisce il Presidente dell’ARS. Denuncio questo intollerabile sistema da tanti anni, eppure nulla cambia: le pratiche insabbiate nella soprintendenza di Palermo sono sempre lì, suggerendo al Dirigente Generale del Dipartimento Beni Culturali e dell’Identità Siciliana l’idea della ‘improtocollabilità della pratica e invitando lo stesso a emanare una circolare ad hoc, al quale invito parrebbe che il medesimo Dirigente Generale abbia risposto che “il giorno dopo si ritroverebbe col personale che si mette in ferie”.

“Osservando con la dovuta attenzione questo scambio di opinioni tra il Presidente dell’ARS e il Dirigente Generale del Dipartimento Beni Culturali e dell’Identità Siciliana non si può non dedurne che i problemi in Sicilia non si vogliono realmente risolvere e che il gioco è sempre lo stesso, ovvero si scarica la responsabilità sempre sull’anello più debole che sono i lavoratori regionali, che, secondo il Presidente dell’ARS, oltre ad essere insolenti, sarebbero anche rei di “insabbiare” le pratiche”. A dichiararlo è Michele D’Amico Responsabile delle politiche dei beni culturali del Cobas/Codir.

“Non sorprendono più questi attacchi gratuiti al Personale regionale – prosegue il sindacalista – da parte di chi è chiamato istituzionalmente a rimboccarsi le maniche e, senza tanti proclami e con quella sobrietà che la buona politica impone, tentare di sburocratizzare le procedure amministrative che lo stesso Personale regionale dovrà applicare. Allo stesso tempo stupiscono le dichiarazioni del Dirigente Generale del Dipartimento Beni Culturali e dell’Identità Siciliana che, anziché citare proprio una legge del parlamento regionale (7/2019) sull’avvio e sulla conclusione del procedimento amministrativo e tirare fuori il lavoro che annualmente i suoi uffici svolgono proprio in virtù dell’applicazione della norma citata, in maniera sbrigativa se ne esce con una dichiarazione che denigra il proprio personale che avrebbe dovuto e potuto risparmiarsi”.

“Infatti, dai dati che si raccolgono annualmente sull’applicazione della legge regionale 7/2019 e sulla conclusione dei tempi procedimentali – continua Michele D’Amico – si vede immediatamente dove intervenire e quali le misure idonee adottare. In primo luogo la realizzazione di una imminente e non procrastinabile riqualificazione del Personale attualmente esistente per adeguarlo ai cambiamenti che la pubblica amministrazione ha subito nell’ultimo decennio in virtù di applicazioni di leggi assolutamente nuove relative alla gestione dei processi amministrativi e contabili. Urgente sarebbe ancora colmare un’atavica carenza di personale specializzato, carenza incrementata dal pensionamento del personale regionale che lo stesso Presidente dell’ARS ha condiviso durante il Governo Crocetta e che, in questi ultimi giorni, non opponendosi al patto tra Stato e Regione per il rientro del disavanzo (2021-2029) ha di fatto decretato la fine dell’Amministrazione Regionale, giacché il medesimo patto prevede un’ulteriore drastica limitazione del turn over del personale in tutto il periodo di vigenza”.

“Altro che “improtocollabilità” delle pratiche, – conclude il Responsabile delle politiche dei beni culturali del Cobas/Codir Michele D’Amico – da qui a breve in gioco ci sarà la sussistenza dell’Amministrazione Regionale e la stessa Autonomia Speciale tanto cara a chi ha creduto nella nascita dell’Assemblea Regionale Siciliana e ai Siciliani che ancora ora credono in questo strumento di crescita. Sosteneva Napoleone Bonaparte: non esistono cattivi reggimenti, ma solo colonnelli incapaci”.