Accorpamenti scolastici, Cgil ribadisce la sua contrarietà

 Accorpamento della scuola Nuccio con la Lombardo Radice: la Flc Cgil Palermo e la Flc Cgil Sicilia ribadiscono la loro posizione contraria e invitano l’assessore all’Istruzione Roberto Lagalla a  riesaminare la proposta, “che non è rappresentativa di tutte le parti”.   
   Sul dimensionamento della rete scolastica regionale, anche per quest’anno la principale richiesta espressa  dalla Flc Cgil  è stata quella di un “congelamento” di tutta la situazione in essere, come già avvenuto l’anno scorso, “per la  grave situazione pandemica che sta attraversando l’intero Paese”.
   In seconda istanza, la richiesta del sindacato è di ricostituire l’organismo del consiglio scolastico provinciale, costituito nel 1998 e ormai datato.  “La composizione  del consiglio scolastico di Palermo – è la contestazione che muovono i segretari Flc Cgil Palermo Fabio Cirino e Flc Cgil Sicilia Adriano Rizza – è obsoleta, è un organismo mancante di alcune parti e di alcuni profili, e non è quindi più rappresentativo di tutte le forze in campo. Sin dalle prossime ore chiederemo con atti formali la ricostituzione dell’organismo nella sua interezza”.
   L’esigenza della  Flc Cgil, che non è rappresentata in sede di Conferenza provinciale, è quella di fare chiarezza sulle procedure e di trasmettere per esteso  la posizione del sindacato.  “La Flc ha potuto esprimere la propria posizione solo al tavolo regionale sul dimensionamento – aggiungono Cirino e Rizza –  Rileviamo di non avere mai ricevuto il verbale della seduta e quindi teniamo a ribadire la  nostra posizione. E  nel dettaglio, in quella occasione, ci siamo espressi contro la proposta di aggregazione dell’Istituto comprensivo Nuccio all’Istituto comprensivo Lombardo Radice, contro l’aggregazione dell’Istituto comprensivo di Ustica all’Istituto comprensivo Falcone di Palermo, contro la soppressione dell’Istituto comprensivo di Petralia Sottana e contro lo scorporo del plesso di Scienze umane di Caccamo dal Liceo Ugdulena per la costituzione di un nuovo istituto superiore”.
         “Riteniamo senza ombra di dubbio che debba esistere la possibilità di derogare a norme ragionieristiche per zone interne e montane, zone insulari e istituti che insistono su territori fragili dal punto di vista sociale – proseguono Cirino e Rizza –  La dispersione si combatte rendendo autonomi e saldi gli istituti di frontiera, potenziando organici e risorse a disposizione. E per questo bisogna fare fronte comune, per cambiare le norme a livello centrale. Ricordiamo che in passato il decreto assessoriale ha cambiato le proposte provenienti dalla conferenza provinciale, non ritenendole valide,  e siamo sicuri che anche in questo caso avrebbe potuto e potrebbe ancora farlo, venendo incontro a una richiesta forte  che proviene  dal quartiere, dalle associazioni, dai genitori e dagli studenti”.