Recovery Plan, Franceschini guarda al recupero delle aree rurali

Il Ministro ai Beni Culturali Dario Franceschini ha chiesto di destinare una parte delle risorse del Recovery Plan al recupero delle aree rurali, dei piccoli borghi, dei cammini e dei parchi. Complessivamente si tratterebbe di un 1, 65 miliardi di euro di cui 650 milioni dedicati all’edilizia rurale: casali, rustici, bagli, depositi.

Ad annunciarlo è stato lo stesso Ministro in occasione di un webinar organizzato dalla Fao sul tema della tutela dell’ambiente.

La notizia è stata accolta positivamente da Coldiretti che vede in quest’iniziativa l’occasione per poter implementare un nuovo sistema abitativo ed ambientale, più confacente alle stesse caratteristiche del territorio italiano : “Con di 1,65 miliardi di euro per il rilancio di piccoli borghi abbandonati si inizia a programmare l’Italia del post Covid oltre a salvare l’immenso patrimonio edilizio rurale italiano composto da 2 milioni di edifici rurali fra malghe, cascine, fattorie, masserie e stalle a rischio degrado” – ha commentato Ettore Prandini, presidente della Coldiretti.

Del resto, come fa notare la stessa associazione, la pandemia con le nuove regole di vita e di lavoro che ne sono conseguite ha cambiato radicalmente le abitudini degli italiani spingendoli anche ad un ritorno verso le periferie, i piccoli centri e le aree rurali che offrono spazi più ampi. Ciò, evidenzia ancora Coldiretti, sarebbe dimostrato anche dal fatto che il mercato immobiliare delle case in zone rurali o in piccoli borghi abbia registrato aumenti anche del 29% sui siti specializzati.

Per Coldiretti l’eventuale stanzionamento di 650 milioni per il recupero degli edifici rurali sarebbe anche un’occasione importante “per salvare l’architettura rurale che dà forma al paesaggio ed esprime l’identità dei luoghi in una relazione di integrazione tra i sistemi produttivi locali e la conservazione della biodiversità agricola. Una opportunità per rivitalizzare le aree interne valorizzando l’identità territoriale e i sistemi produttivi locali”.

Le aree rurali e i piccoli borghi sono del resto, in larga parte, anche le aree da cui provengono tutti quei prodotti della filiera agroalimentare che sono il fiore all’occhiello dell’economia italiana. Un’opportunità per dare nuovo slancio ad un diverso stile di vita ma anche di consumo e di produzione.

Un’opportunità che per essere sfruttata a pieno ha tuttavia bisogno di un presupposto imprescindibile: il superamento del digital divide, la creazione di infrastrutture telematiche adeguate e diffuse su tutto il terretorio, compresi proprio quei borghi e quelle aree rurali ogetto d’intervento. Secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi al 2019 infatti nelle aree rurali appena il 68% dei cittadini dispone di connessione a banda larga nei comuni con meno di duemila abitanti,