Progressioni economiche, Regionali in rivolta

“L’accordo sulle progressioni economiche
orizzontali dei dipendenti della Regione Siciliana, firmato da tutti i
sindacati tranne dal nostro e che prevede persino dei discutibili
quiz, è stato un clamoroso errore e adesso, di fronte al malcontento
dei dipendenti, tutti lo rinnegano. Per questo abbiamo consegnato
all’assessore alla Funzione pubblica, Marco Zambuto, una proposta per
provare a uscire da questo vicolo cieco: anziché limitare le
progressioni solo al 35% dei dipendenti, abbiamo chiesto di procedere
per scorrimento facendo partire le progressioni dal 2019 a scaglioni”.
Lo dicono Giuseppe Badagliacca e Angelo Lo Curto del Siad-Csa-Cisal, a
seguito delle polemiche sorte sulle Peo (Progressioni economiche
orizzontali) previste da un accordo siglato all’Aran Sicilia da tutte
le organizzazioni sindacali, a eccezione del Siad-Csa-Cisal, e che
prevede che le progressioni siano riservate solo al 35% dei dipendenti
sulla base di una graduatoria stilata sui risultati di un esame a quiz
con 30 domande.

“Un meccanismo che non premia in alcun modo il merito o le
professionalità acquisite – dicono Badagliacca e Lo Curto – ma
soprattutto che mortifica un personale che da anni svolge mansioni
superiori senza uno straccio di progressione. Il meccanismo previsto
dal contratto è penalizzante, ma ormai il danno è fatto e la via
d’uscita che abbiamo proposto è la sola realmente concreta: sulla base
della graduatoria finale far partire le progressioni dal 2019 per il
primo 35% dei dipendenti classificati, dal 2020 per il secondo 35% dei
classificati e dal 2021 per l’ultimo 30% della graduatoria. Occorre
inoltre stralciare materie che non hanno attinenza con le progressioni
come contabilità di Stato, leggi sugli appalti o programmazione
informatica. Ci auguriamo che il Governo regionale recepisca questa
indicazione e che, almeno stavolta, le altre organizzazioni sindacali
evitino passi falsi dannosi per i lavoratori”.