Università, precariato e nuovo reclutamento

Anche in vista della riunione di oggi del ‘Comitato ristretto delle Commissione Cultura della Camera’ per la elaborazione di un testo base riguardante “Disposizioni in materia di reclutamento e stato giuridico dei ricercatori universitari e degli enti di ricerca, nonché di dottorato e assegni di ricerca”, riproponiamo le nostre richieste in materia. Tali richieste sono state esposte dall’ANDU ieri nell’incontro con a Ministra Maria Cristina Messa e l’altro ieri nell’incontro con i Deputati del M5S. Di questi incontri saranno diffusi a breve i resoconti.

Invitiamo anche a guardare l’incontro (inizio effettivo dopo 8 minuti), svoltosi ieri pomeriggio, organizzato dalla Scuola Sant’Anna di Pisa (“Per il futuro della ricerca in Italia. Le storie, il profilo e le criticità dei protagonisti: gli assegnisti di ricerca”). Particolarmente interessanti sono stati a nostro avviso gli interventi di alcuni assegnisti, della Rettrice, di Claudia Segre e di Giuliano Amato. Purtroppo la Ministra è potuta intervenire solo per un iniziale saluto, senza quindi potere seguire e concludere il confronto.   

Le proposte dell’ANDU

Abolizione del precariato (non degli attuali precari) e nuovo reclutamento nel ruolo di professore

         Bando di 25.000 posti di ruolo di professore (di seconda o di terza fascia) in 4 anni e proroga di tutti gli attuali precari fino all’espletamento dei relativi concorsi, cancellazione di tutte le attuali figure precarie e introduzione di una sola figura pre-ruolo di durata triennale, in numero rapportato agli sbocchi in ruolo e con piena libertà di ricerca.

Abolizione di ogni prova locale 

         Per debellare la cooptazione personale e gli “annessi” fenomeni di localismo, nepotismo, clientelismo, parentopoli, etc., tutte le prove, a partire dall’ammissione ai dottorati, devono essere nazionali, con commissioni tutte sorteggiate tra tutti i professori e con regole che impediscano il prevalere di cordate (delle commissioni non devono far parte docenti degli Atenei interessati e non deve farne parte più di un docente dello stesso Ateneo).