“Palazzaccio” di Via Garraffa: la proprietà chiarisce la sua posizione

“Dopo il chiasso che ha suscitato questa vicenda, abbiamo ritenuto opportuno, insieme alla proprietà, dare delle spiegazioni”: così ha esordito l’avvocato Salvatore Giacalone, il legale che rappresenta la Fatima Srl, aprendo l’incontro con la stampa voluto per spiegare la posizione della ditta, finita nell’occhio del ciclone perché proprietaria del palazzo di recente costruzione in Via Garraffa ormai noto come “palazzaccio”: una palazzina a tre piani, destinata a diventare una struttura ricettiva, che ha diviso i marsalesi fra gli amanti dello stile moderno ed i difensori della tradizione. Ma, aldilà dei soggettivi pareri su ciò che piace o non piace, quello che ha fatto saltare sulla sedia committente e progettisti è la recente ingiunzione di demolizione da parte del Comune di Marsala secondo cui la costruzione risulterebbe abusiva.  

Per Giacalone si tratta di una “sceneggiata”, un atto senza alcun effetto concreto. A spiegare come si è arrivati a questo è lo stesso avvocato Giacalone che ha voluto ricostruire tutto l’iter progettuale del palazzo alla presenza dei giornalisti, del titolare e dell’arch. Andrea Pellegrino, che ha seguito il progetto insieme all’arch. Cammarata.

Il progetto di realizzazione dell’opera fu approvato dal Comune di Marsala il 23 settembre 2017. In quell’occasione, il Comune ha chiesto, visto che il palazzo insiste nei pressi di un’area archeologica, che le opere di scavo fossero realizzate sotto la supervisione del personale della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Trapani. Cosa che è stata fatta. “La Sovrintendenza è venuta e non ha detto nulla” – ha sottolineato Giacalone.

I pareri che la Sovrintendenza rilascia in centro storico sono di due tipi: uno a seguito dei saggi di scavo  e l’altro per verificare la compatibilità paesaggistica. Ed è questo secondo quello che manca.

“Il Comune non ha mai richiesto alla ditta il nulla osta paesaggistico – ha detto l’avvocato Giacalone –  Se lo avessero chiesto, sarebbe stato acquisito”.

La comunicazione di inizio lavori è del 31 ottobre 2018.  In seguito, il Comune di Marsala avrebbe  emesso una diffida con la quale si richiedeva alla ditta di fornire della documentazione aggiuntiva che, come riferisce l’avv. Giacalone, sarebbe stata regolarmente acquisita in breve tempo.  Integrato quanto richiesto, il 5 marzo 2019 la ditta comunica al Comune di Marsala la ripresa dei lavori.  E fin qui è tutto tranquillo.

La ditta poi entra in possesso di un locale attiguo di 11 mq che decide di inglobare nella nuova costruzione e così, nel giugno del 2019, presenta una richiesta di variante nella quale, oltre all’inclusione del nuovo locale, viene modificato anche il prospetto.

A questo punto tutto si ferma: perché a questa richiesta di variante il Comune di Marsala non ha mai risposto. Con tutto ciò che vuol dire, in termini di costi, tenere sospeso un cantiere, la ditta decide di proseguire i lavori in attesa che arrivi la risposta da parte del Comune.

“Avremmo dovuto aspettare. Avremmo dovuto contestare il ritardo. E’ stato un peccato veniale” – ammette ora lo stesso avv. Giacalone – “E’ vero  – aggiunge poi – che l’impresa ha deciso di costruire senza il permesso del Comune ma lo ha fatto in conformità al progetto”.  

Da quel momento in poi, tutto resta nel silenzio finché sul “palazzaccio” non si sono accesi i riflettori mediatici. Quel prospetto, così moderno, così diverso da quelli circostanti, ha innescato la polemica.

L’8 febbraio, il Comando di Polizia Municipale di Marsala sospende i lavori in attesa di capire meglio cosa stesse accadendo e il 26 marzo 2021 il Comune presenta all’impresa una comunicazione di avvio del procedimento. Si tratta di un atto in base al quale, per la legge sulla trasparenza, quando l’amministrazione deve avviare un procedimento contro un privato, l’interessato ne deve essere messo a conoscenza preventivamente ed ha 10 giorni a sua disposizione per presentare le proprie osservazioni.  “Una grande conquista di civiltà giuridica” – la definisce l’avv. Giacalone.

La Fatima Srl si è allora attivata per accelerare i lavori con l’obiettivo di presentare una richiesta di accertamento di conformità: uno strumento che, nei casi come questo –  in cui viene contestata al privato la mancanza di un titolo ma le opere sono conformi allo strumento urbanistico –  permette di chiedere al Comune di rilasciare un permesso in sanatoria.

La richiesta di accertamento di conformità è stata presentata dalla Fatima Srl il 1 aprile scorso. Ma, nel frattempo, il Comune, appena quattro giorni dopo aver notificato l’avvio del procedimento, senza aspettare dunque i 10 giorni regolamentari, ha inviato alla ditta un’ordinanza di demolizione contestando la validità del titolo edilizio e chiedendo pertanto il ripristino dei luoghi originari e dunque la demolizione del nuovo palazzo.

“Avevamo 10 giorni per procedere. L’amministrazione non può tendere trappole. L’ordinanza di demolizione è un atto inutile perché, nel momento in cui viene presentata la richiesta di accertamento di conformità, viene sospesa. Non serviva a nulla emanarla, se non per l’effetto scenico” – commenta l’avvocato Giacalone.

Adesso la Fatima srl attende la risposta del Comune che ha 60 giorni per esprimersi  sulla richiesta di accertamento di conformità. L’amministrazione, a questo punto, potrebbe richiedere la valutazione paesaggistica da parte della Sovrintendenza. Cosa probabile vista la posizione dell’edificio, di fronte all’area archeologica di San Gerolamo e accanto alla facciata laterale dell’Auditorium Santa Cecilia.

“E’ l’Ente Comune che deve trasmettere gli atti alla Sovrintendenza. Se la Sovrintendenza chiederà delle modifiche, obbediremo alle sue prescrizioni in un’ottica di collaborazione” – chiarisce l’avv. Giacalone.