Marsala, dopo il sequestro giudiziario del Palazzaccio parla il legale della Fatima Srl: “Sono a disposizione della Procura per chiarire la situazione”

Come vi abbiamo già raccontato nell’articolo che potete leggere qui, mercoledì scorso 14 aprile, la Polizia Municipale di Marsala ha posto i sigilli al cosiddetto “palazzaccio”, la palazzina di proprietà della Fatima Srl attualmente in fase di costruzione davanti l’area archeologica di San Gerolamo, per cui la Procura della Repubblica ha disposto il sequestro giudiziario.

Dopo l’ordinanza di demolizione emessa dal Comune di Marsala per assenza di titolo edilizio, poi sospesa dalla richiesta di accertamento di conformità presentato dalla ditta proprietaria, è poi arrivato il sequestro giudiziario da parte della Procura della Repubblica.

La motivazione sarebbe da far risalire all’esecuzione di alcuni, realizzati dopo l’ordinanza di demolizione. Da quanto fa sapere l’avvocato Salvatore Giacalone, legale della Fatima Srl,  i lavori a cui la Procura fa riferimento consistono nell’allargamento della finestra di un bagno e nell’eliminazione di un controsoffitto.

La sospensione dei lavori da parte della Polizia Municipale risale all’8 febbraio scorso. L’ordinanza di demolizione emessa dal Comune di Marsala è del 30 marzo scorso mentre la richiesta di accertamento di conformità presentata al Comune dai proprietari è del 1 aprile.

“Con una mia pec del 24 marzo – spiega l’avvocato Giacalone –  abbiamo chiesto che fosse disposto il ritiro della sospensione dei lavori, motivandola proprio con la necessità di eseguire queste lavorazioni che, in quel documento, sono ben descritte, in quanto necessarie per presentare la richiesta di accertamento di conformità. Il 29 marzo è stato disposto il ritiro del precedente provvedimento di sospensione dei lavori. Questi sono stati poi realizzati concretamente fra il 29 e 30 marzo. Nella relazione che accompagna la richiesta di accertamento di conformità sono stati descritti. Tutto quindi in maniera formale e alla luce del sole. Motivo per cui immagino che la sorpresa della Procura di fronte a questi lavori derivi dalla mancata acquisizione di questi documenti che dimostrano invece come queste lavorazioni siano state fatte in maniera corretta. Lancio pertanto un appello al Gip e al Sostituto Procuratore della Repubblica – conclude l’avv. Giacalone – affinché rivedano questa posizione acquisendo i documenti di cui io sono in possesso. Sono disponibile ad essere convocato per chiarire la situazione”.