Verdi: “Occorre risanare il Golfo di Castellammare. La pesca a strascico è una antica piaga, occorre intervenire”

Dopo l’allarme pesca a strascico lanciato da Valentina Palmeri, deputata regionale di Attiva Sicilia e portavoce dei Verdi all’ARS arrivano alcune proposte da parte della stessa deputata e da Carmelo Sardegna, portavoce regionale dei Verdi. Condividiamo l’iniziativa dell’ “L’On.le Valentina Palmeri, – dichiara Sardegna – che, con una nota indirizzata alle Autorità competenti, ha evidenziato, appunto, che ‘presso le coste di Balestrate, Alcamo e Castellammare del Golfo ancora oggi sono in essere pratiche scorrette effettuate nelle ore notturne mediante pescherecci con reti a strascico sotto costa e nelle ore diurne mediante pescherecci con reti a circuizione usate sempre sotto costa, in fondali di pochissimi metri, quindi ‘strascicando’ gli stessi fondali’.” “La pesca illegale, quella a strascico in particolare, – afferma Palmeri – fatta sotto costa e ai danni di pesci molto piccoli, la cosiddetta ‘neonata’, o ‘bianchetto’, la cui pesca è vietata, è un’antica piaga che sta mettendo a repentaglio flora e fauna di larghi tratti delle nostre coste, svuotando i mari anche per colpa di certi pescatori che trascinano i loro tramagli sui fondali, estirpando alghe preziose e tirando su quantità di pesci superiore a quelli concessi, soprattutto sottotaglia, e anche in periodi di fermo biologico. Inoltre, la pesca a strascico bentonica è fonte di notevole impatto sull’ambiente marino, le reti a strascico infatti distruggono o asportano qualunque cosa incontrino sul fondale, pesci, invertebrati, coralli, alghe, posidonie, devastando l’ecosistema in cui le comunità biotiche originarie si potranno reimpiantare solo dopo molto tempo”. “E’ nostro obiettivo, – dichiarano Sardegna e Palmeri – portare avanti delle iniziative per riconoscere un ruolo ed un compenso a chi cura le risorse essenziali del Golfo di Castellammare, attraverso l’istituzione di una zona marina utile a consentire un ripopolamento e per stabilire la possibilità di pesca selettiva, affinché venga riconosciuto alle marinerie locali il ruolo cardine di “custodi del mare”, massimi conoscitori delle varietà locali, nell’azione di tutela a salvaguardia di questa importante e preziosa risorsa, a garanzia del mantenimento della biodiversità”. “Nel Mediterraneo – conclude Palmeri – esistono numerosi casi di aree marine protette il cui obiettivo prioritario è quello di giungere al prelievo sostenibile delle risorse ittiche attraverso svariate tipologie di protezione, nella loro diversa denominazione (santuari, riserve, aree marine protette, zone di restrizione della pesca, ecc) stanno diventando uno strumento elettivo per coniugare gli obiettivi generali della conservazione della diversità marina e quelli della sostenibilità della pesca. Stiamo studiando con gli opportuni organi scientifici quella che può essere la soluzione idonea all’interno del Golfo”.