Recovery Plan, Siciliane: “nell’Isola i numeri peggiori sulla presenza di infrastrutture sociali e sull’occupazione femminile”

Grave il silenzio del Governo Musumeci. Perché sulle donne, sull’infanzia, sul sociale non chiede risorse adeguate nel PNRR?

“Da mesi seguiamo il dibattito sul Recovery Plan e lo facciamo perché in quel piano verranno inserite risorse per le infrastrutture sociali e per il rilancio dell’occupazione femminile”. Lo scrivono sulla pagina Facebook le donne Siciliane. 

“Purtroppo la Sicilia ha i numeri peggiori sia sulla presenza di infrastrutture sociali (su tutte i nidi e il tempo pieno, oltre che assistenza ad anziani e disabili) sia sull’occupazione femminile, tra l’altro collegate le une alle altre. Insieme a tanti movimenti e associazioni non  ci siamo fermate nella battaglia per i fondi avanzando richieste di attenzione specifica. In questi giorni – si legge nel post – sono uscite le tabelle per la destinazione delle risorse. Le abbiamo studiate e ci siamo sorprese. Ci sembra il gioco delle tre carte: non solo non sono aumentate rispetto alle già insufficienti risorse stanziate a dicembre nella seconda bozza del Piano, ma sono diminuite, perché considerate insieme alle somme già destinate in precedenza da altre provenienze. Significa che nei 221 miliardi previsti in quel piano solo una minima parte va alla voce infrastrutture sociali e donne. Ad esempio la quota per i nidi è solo 4,6 miliardi su 221 miliardi, quando ne servirebbero almeno 7 per coprire non la platea totale dei bambini, ma almeno il 60% (oggi siamo al 24,7% di copertura). Sul tema dell’occupazione femminile, su cui da mesi il governo e lo stesso documento dichiarano di voler puntare, si parla di non meglio definite “missioni trasversali”. In realtà quasi il 70% del Piano è su digitale, verde e infrastrutture per la mobilità: tutti ambiti a quasi assente presenza femminile. Si parla di imprenditoria femminile, sì, certo: solo 400 milioni su 221 miliardi”. 

“Noi – concludono le Siciliane – non ci stiamo, non solo per le donne ma per tutti e tutte, per la Sicilia. Perché agire in questi ambiti comporta una crescita complessiva consistente nella nostra regione, nel Sud in genere. I ritardi al Sud su infanzia, infrastrutture sociali, lavoro femminile, sono esattamente quelli che devono essere sanati e che non solo l’Europa ci chiede di sanare, ce lo chiedono i siciliani e le Siciliane. Ancora una volta non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire e cieco di chi non vuole vedere.

Ma soprattutto perché il Governo regionale tace? E’ un silenzio imbarazzante che penalizza e mortifica le donne, l’infanzia e il sociale. Chiediamo a gran voce al Governo Musumeci di chiedere risorse adeguate nel Recovery Plan”.