Cantine Petrosino. Nuovi progetti, mercati vicini e lontani guardando al futuro

Dal un lato, enoteche e ristoranti chiusi, eventi cancellati, incontri rimandati ad un tempo indefinito. Dall’altro, la natura che continua a seguire il suo ciclo naturale con l’uva che matura in vigna e la vendemmia 2021 che si avvicina. Coniugare questi due aspetti, fare i conti con esigenze di rallentamento ma anche di regolare prosecuzione delle attività, non è certo stato facile. Tra mille difficoltà, cantine e produttori hanno dovuto trovare nuove vie per reggere alla crisi. Oggi si guarda con ottimismo alla prossima (si spera) ripartenza e si rilancia con nuove iniziative e nuovi prodotti. E’ il caso delle Cantine Petrosino che, proprio in questo periodo, hanno deciso di proporre sul mercato la nuova linea Petros.

Ne parliamo con Mario Tumbiolo, direttore commerciale delle Cantine Petrosino che, con suoi  900 soci  e circa 150 mila quintali di uva ammassata annualmente, rappresenta un pilastro della produzione vitivinicola di questa parte della Sicilia occidentale.

Tumbiolo, le Cantine Petrosino come hanno reagito alle vicende di quest’ultimo anno?

Abbiamo cercato di tenere duro e di sfruttare questo momento di pausa per programmare il prossimo futuro, per essere pronti non appena tutto potrà ripartire, in modo da sfruttare a pieno tutte le potenzialità che questa terra ci offre sia la livello di prodotti che di territorio, con la storia, l’arte e la  cultura che tutti ci riconoscono.  Non nascondo che le difficoltà sono tante e gli impegni commerciali notevoli. Le aziende ormai sono strutturate per produrre grandi quantità. Non si può fare passi indietro. Noi andremo avanti con ottimismo e fiducia.

Quanto conta la tradizione nella promozione e commercializzazione dei prodotti di questa terra?

Nel settore vinicolo, la tradizione è un elemento fondamentale. Ma bisogna coniugare costantemente tradizione e modernità, sia nell’ambito produttivo, attraverso le moderne tecnologie, che nel settore del marketing e della promozione.  Proprio in questi giorni le Cantine Petrosino stanno lanciando una nuova linea che si chiama Petros. Già il nome, che deriva dalla parola Petrosino, esprime il forte legame con il territorio. E’ un elemento da cui non possiamo prescindere.

Che tipo di scelta di produzione state portando avanti?

Diamo grande visibilità ai vitigni autoctoni ma i nostri soci coltivano anche gli internazionali. Vitigni come Merlot o Syrah, coltivati qui, assumono caratteristiche differenti. Possiamo dire che i vini che nascono sono  tutti figli della nostra terra. La nostra è una zona di bianchi ed il grillo, in particolare, è il nostro cavallo di battaglia. Viene coltivato molto vicino al mare subendo le influenze positive dello odio che regala salinità e sapidità al prodotto. Si tratta di un grillo particolare che utilizziamo anche nella produzione di uno spumante e di un frizzante, due prodotti unici.

Come avete compensato le perdite causate dalla chiusura di ristoranti ed enoteche?

Abbiamo cercato di rimanere vicini ai nostri clienti, dal punto di vista morale. Allo stesso tempo, abbiamo cercato di aprirci a mercati nuovi e lontani che prima  non attenzionavamo.  In questo momento, sono state le valvole di sfogo che ci hanno permesso di continuare a lavorare. Speriamo tuttavia di tornare presto a lavorare anche sul territorio nazionale che per noi rimane sempre un vanto.

Come considerate le iniziative di sostegno decise a livello nazionale e regionale?

Sia il Governo nazionale che quello regionale hanno messo in campo una serie di azioni che ci permetteranno di affrontare in maniera più serena le difficoltà. Spero si possa fare ancora qualcos’altro.

Dal punto di vista della progettazione, si stanno ponendo delle buone basi. L’assessore regionale ha le idee molto chiare, credo si sia avviato sulla strada giusta.

Non vedo attenzionata invece la necessità di gestire gli invenduti, soprattutto di sfuso. Bisogna fare qualcosa per permetterci di piazzare il prodotto nel mercato. Penso, ad esempio, alla distillazione di crisi. La prossima vendemmia è ormai alle porte. Non dobbiamo porci nelle condizioni di dover svendere il prodotto. E’ necessario che si agisca con celerità su questo fronte per permetterci di ripartire e buttare le basi per il futuro, lasciandoci alle spalle questo brutto periodo.

Nel settore, molti cominciano a chiedere nuovamente la riorganizzazione degli eventi in presenza. Lei che ne pensa?

Sono favorevole. L’e-commerce ed i social ci aiutano moltissimo ma il rapporto umano,  il contatto diretto, lo sguardo sono fondamentali: danno al prodotto un valore aggiunto. Mi auguro che al più presto si possa tornare a fiere ed eventi a 360 gradi. Non concordo invece sull’idea di un Vinitaly ad ottobre. Credo bisognerebbe aspettare la tradizionale scadenza di aprile 2022, come stanno facendo altre fiere.

Dal punto di vista produttivo, che annata si prevede?

Al momento tutto va per il meglio. C’è stata una buona piovosità e, ad oggi, non sono emersi episodi di malattia del vigneto. Ci sono  dunque tutte le condizioni per un’ottima annata. Mi auguro che l’assessore Scilla abbia la forza di non portare avanti la vendemmia verde che considero una sconfitta.  Spero anche che, dopo la vendemmia, ci sia uno sbocco commerciale che permetta a tutti, a partire dai viticoltori, di raccogliere i frutti del proprio lavoro. Non dobbiamo permettere che l’agricoltore, allo stremo delle forze, scelga di fermarsi. L’agricoltura è il fondamento di tutto.