Marsala. Il Popolo della Famiglia e i manifesti di Pro Vita e Famiglia

Elena Di Pietra (PdF): <<Apriamo gli occhi sul ddl Zan!>>   

<<Perché i manifesti dell’Associazione Pro Vita e Famiglia contro il ddl Zan fanno tanto discutere? Unico obiettivo di tali manifesti è dare alla gente la possibilità di riflettere sui reali contenuti di tale disegno di legge che troppo semplicisticamente viene presentato come un rimedio a violenza e discriminazione.>> Questo ha dichiarato Elena Di Pietra, responsabile del Popolo della Famiglia in provincia di Trapani. 

<< Apriamo gli occhi sul ddl Zan! – ha continuato Di Pietra – Leggiamolo e cerchiamo di comprendere! La definizione di “identità di genere” ad opera dell’art. 1 di questo provvedimento e la relativa tutela che si vuole assicurare a tale aspetto della vita di una persona potrà facilmente comportare (come già succede in altri Paesi dove sono in vigore normative similari) che persone di sesso maschile che si percepiscono donne e che tali si dichiarano, potranno gareggiare negli sport femminili con risultati chiaramente eccellenti. Persone di sesso maschile che si percepiscono e si dichiarano donne potranno occupare le quote rosa (come è avvenuto in Messico), avere accesso in luoghi riservati alle donne come bagni o spogliatoi femminili, ed eventualmente anche in carceri femminili (in Canada e in California le donne carcerate hanno protestato fermamente in quanto ciò ha comportato anche un aumento di violenze e stupri nei loro confronti). 

Uno dei due manifesti in questione riporta una vicenda realmente accaduta: nel 2019, in una scuola dell’infanzia di Alessandria, un drag queen ha letto ai bambini la fiaba del bambino Zaff “principessa con il pisello”. Crediamo che si tratti di espressioni volgari? Ci indigniamo se una cosa del genere viene scritta su un manifesto e riteniamo utile che i bambini, già dalla scuola dell’infanzia, vengano confusi con racconti del genere? L’art. 7 del ddl Zan istituisce la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia e prevede che in tale circostanza vengano organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa anche nelle scuole: se già in passato in molte scuole sono stati trasmessi a bambini e ragazzi concetti più che discutibili su temi sensibili e delicati come quelli legati al concetto d’identità di genere senza alcun consenso da parte dei genitori e a loro insaputa, possiamo immaginare cosa succederà se il ddl Zan dovesse diventare legge. Eppure l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 stabilisce che ai genitori è universalmente riconosciuto il «diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli», e lo Stato «nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di assicurare tale educazione e tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche» (art. 2 del Protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali).>> 

<<Non è odio e non si tratta di messaggi fuorvianti, – ha concluso Di Pietra – diamo piuttosto alla gente la possibilità di conoscere ciò che il ddl Zan pretende d’imporre per legge. Sono tante le voci che chiedono di non approvare tale provvedimento nella sua formulazione attuale, ma i sostenitori del ddl Zan non sono aperti ad alcun confronto e non intendono ascoltare né la voce di tanti giuristi e magistrati, né le richieste delle femministe, né le perplessità di Arcilesbica e di tanti omosessuali, né i messaggi della Cei. E’ bene che si sappia.>>