I seminari di “Musei della restanza”, “Donne, corpi, territori”: il weekend del Museo Pasqualino

Nuovo appuntamento domani, giovedì 27 maggio, alle 17 con il ciclo di seminari online “I musei della restanzaIl museo come strumento di partecipazione, conoscenza, salvaguardia e promozione dei territori” organizzato, nell’ambito del seminario permanente Etnografie del contemporaneo, dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari – Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino in collaborazione con la Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici (SIMBDEA) e l’International Council of Museums (ICOM Italia). Vincenzo Padiglione affronterà il tema “Il museo che immagino”.

“Ho avuto la fortuna di inserirmi in una stagione museale vivace che anche in Italia ha conosciuto importanti novità: l’indebolirsi di radicate contrapposizioni, l’entrata in campo di soggetti sociali ed aree culturali non rappresentate, la valorizzazione dei beni immateriali, la diffusione di approcci interpretativi in antropologia e storia. “Una conseguenza – dice Padiglione – è stata l’emersione di differenti concezioni del bene culturale, ovvero di ciò che costituisce l’eredità culturale, cioè una pluralizzazione di pratiche e poetiche museali. Per raccontare quale antropologia museale ho coltivato e quale museo mi piace immaginare mi avvarrò della presentazioni di musei e installazioni etnografiche da me curate all’insegna dell’amicizia antagonista tra museografia sociale, riflessiva e generalizzata”.

Vincenzo Padiglione è professore all’Università di Roma “La Sapienza” in pensione, dove insegna tuttora, alla facoltà di Lettere, Antropologia museale nella scuola di specializzazione in Beni Demo Etno Antropologici e Museologia nella scuola di specializzazione in Beni Storico Artistici. Ha tenuto corsi in Spagna, Stati Uniti e Brasile. Ha curato il progetto e la realizzazione dei musei civici: EtnoMuseo Monti Lepini (Roccagorga, Lt); Museo del Brigantaggio (Itri, Lt); Ludus, Museo Etnografico del Giocattolo (Sezze, Lt); in coll. con F. Caruso il Museo del Brigantaggio dell’Alto Lazio (Cellere, Vt); Il Museo delle scritture di Bassiano (LT); Il Museo dell’Infiorata di Genzano (RM); in coll con V.Lattanzi Il Museo delle Terre di Confine di Sonnino (LT) . Ha realizzato mostre e installazioni etnografiche. È direttore della rivista scientifica (fascia A) quadrimestrale «AM Antropologia museale».

Il seminario sarà liberamente fruibile in diretta streaming sulla pagina Facebook, sul canale Youtube del Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino e su ZOOM al seguente link: https://zoom.us/meeting/register/tJcoce2upj4jHtSG2DO7rwTk3r4TJkjX9qqX .

Venerdì 28 maggio, ancora alle 17, nuova diretta streaming del ciclo di seminari “Donne, corpi, territori”, nell’ambito di Etnografie del contemporaneo.
“Il femminismo nell’arte contemporanea: immaginari contro-egemonici al tempo del capitalismo patriarcale”
 sarà il tema trattato da Elvira Vannini ed Eliana Como.

La forza politica del femminismo artistico sta nell’articolazione della sua territorialità (il suo agire nel sistema dell’arte) con altre territorialità (lavoro e riproduzione sociale, violenza di genere, lotta contro il capitale e le politiche estrattive). In questa intersezione, il paradigma estetico contribuisce con le sue specificità e aderisce a un terreno di scontro politico transnazionale. L’intervento intende ricomporre le “geografie posizionali” della scena artistica a differenti latitudini e temporalità storiche, rompendo i rapporti di forza e i privilegi di tempo storico che ha agito, attraverso narrazioni sessiste ed eteronormative, nell’esaltazione di un canone riduttivo eurocentrico e patriarcale. Eliana Como racconterà il caso di Zehra Dogan, una giovane artista curda, nata a Diyarbakir, la più grande città a maggioranza curda della Turchia. Nel 2016 è stata arrestata dal regime di Erdogan per un disegno. Fu costretta in carcere per oltre due anni. Quando le tolsero colori e fogli, continuò con quello che trovava: caffè, thé, resti di cibo, capelli, anche il sangue mestruale e l’urina. Ora Zehra è «libera», ma vive in Europa e non può tornare nella sua terra. Le sue opere ritraggono soprattutto donne, dai corpi nudi e straziati. La vita e l’arte di Zehra Dogan saranno anche lo spunto per parlare di un’arte femminista e delle donne artiste dimenticate dalla storia dell’arte.

Elvira Vannini è storica e critica d’arte. Dottore di ricerca in storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli Studi di Bologna, diplomata alla Scuola di specializzazione in storia dell’Arte. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni, università e accademie, tra cui IULM (2011-12), Master Studi e Politiche di Genere, RomaTre (2020). Dal 2010 è docente in NABA, Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Ha pubblicato in numerose riviste di settore, collabora regolarmente con: OperaViva, Alfabeta2, Commonware, Machina (DeriveApprodi). Dal 2017 ha fondato il blog/magazine Hot Potatoes (www.hotpotatoes.it) dedicato ai rapporti tra arte, genere e politica attraverso l’analisi dei complessi espositivi, da una prospettiva femminista.

Eliana Como, sindacalista della Fiom Cgil, ha un dottorato in sociologia economica e ha studiato storia dell’arte. Cura una pagina Facebook femminista – @chegenerediarte – interamente dedicata alle tantissime donne pittrici dimenticate dalla storia dell’arte.

Coorganizzato con il Centro Zabut, in collaborazione con Non una di meno – Palermo, la Fondazione Ignazio Buttitta, l’Università degli Studi di Palermo – Dottorato di ricerca in Scienza della cultura e in Scienze umanistiche, il ciclo di seminari mira ad offrire un’occasione di confronto e approfondimento delle più recenti pratiche di decolonizzazione del femminismo. Le studiose, ricorrendo agli strumenti di indagine degli studi di genere nelle loro diverse diramazioni, offrono una riflessione a più voci sulle forme di rappresentazione del femminile e la relazione tra donne, corpi e territori.

Il seminario sarà fruibile in diretta streaming su:

FACEBOOK: https://www.facebook.com/museoantonio.pasqualino
YOUTUBE: https://www.youtube.com/channel/UCB4FEyRenKlkSNrgVi-SCkw

ZOOM tramite il seguente link: https://zoom.us/meeting/register/tJcvf-qhqjgvG9ApakUOoBXrFPte3bvYkapB

Sicilian Puppets Series, amori e guerre in scena in streaming

Altro fine settimana con i pupi e le compagnie di Sicilian Puppets Series, la rassegna

annuale ideata dal Museo delle Marionette che vede coinvolte le 10 compagnie di Opera dei pupi della “Rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell’Opera dei pupi”.
Sono 80 gli spettacoli che, fino al 31 ottobre, verranno messi in scena in diretta streaming, gratuitamente (e presto in presenza) dai teatri stabili di Opera dei pupi e dai luoghi della cultura di cinque comuni siciliani.
Questa settimana toccherà alle compagnie Brigliadoro, Turi Grasso e Marionetti-

stica Fratelli Napoli.

Link diretta streaming: www.facebook.com/museoantonio.pasqualino/

Il programma di questo weekend

Venerdì 28 maggio ore 18

Il duello di Orlando e Rinaldo per amore della bella Angelica

Compagnia Brigliadoro

Mentre Carlo Magno sta informando i Paladini che Orlando si è sottratto ai suoi doveri per cercare la principessa Angelica, un messaggero riferisce che l’esercito di Rodomonte, re di Algeri, ha appena messo sotto assedio la città di Parigi. Carlo Magno allora organizza le azioni di difesa affidando il comando dell’esercito al principe Rinaldo. Cristiani e saraceni si scontrano in battaglia: Rodomonte viene messo in fuga da Rinaldo che lo insegue per ucciderlo.
Nel frattempo, Orlando, in cerca di Angelica, affronta numerose peripezie e riesce a salvarla dalle grinfie di un gigante. I due, rimasti soli, si scambiano parole d’amore ma l’arrivo di Rinaldo rompe l’idillio: innamorato anch’egli della principessa, tenta di abbracciarla ma la strada gli viene sbarrata dal cugino. Dopo tre giorni di combattimento, il mago Malagigi, informato della disputa che mette a repentaglio la vita dei suoi prodi cugini, escogita un piano per porre fine al duello e ricondurre Orlando e Rinaldo al proprio dovere…

Compagnia Brigliadoro. È stata fondata nel 2015 da Salvatore Bumbello, costruttore di pupi e oprante palermitano. Salvatore apprende l’arte dal padre Luciano (1948), che, rimasto orfano in tenera età, diventa presto allievo del puparo Francesco Sclafani, da cui impara a costruire i pupi e a manovrarli. Quando nel 1990 Francesco Sclafani si ritira, Luciano prosegue nell’attività di costruttore. Nel frattempo, Salvatore, figlio di Luciano, inizia ad apprendere il mestiere e a dieci anni realizza, modellandone e sbalzandone l’armatura, il suo primo pupo, alto 35 centimetri. Nel 1995, alla morte del padre, ne eredita il mestiere, con attrezzi e modelli, e la bottega, ancora in attività, nello storico quartiere del Capo a Palermo. Nel corso degli anni affianca all’attività di artigiano quella di oprante, formandosi al fianco di noti opranti palermitani. Nel 2010, dopo la chiusura del Teatro Ippogrifo, nel quale lavorava con Nino Cuticchio, Bumbello inizia a collaborare con Mimmo Cuticchio e con il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino.

Sabato 29 maggio ore 21

Armida muove guerra a Ricciardetto e assedia Trebisonda

Compagnia Turi Grasso

Perinda e Dudone, invitati da un angelo di recarsi in aiuto di Ricciardetto presso la Torre Nera, scoprono che vi è carcerato anche Ottonetto. Dopo fiero combattimento, riescono a liberarlo e tutti e tre si mettono in viaggio verso la Turchia.
Armida, intanto, al comando della potente armata di Turgovia, giunge nei pressi di Trebisonda, per mettere sotto assedio alla città, capitale dell’impero di Ricciardetto.
Nel frattempo Guidone, che aveva lasciato Costantinopoli alla volta della Persia, s’imbatte in Martuffo, Senzacuore e Scattabbara. I tre pagani avevano preso in ostaggio Algiobella e Lungobello, fratelli di Perinda. Guidone li affronta per liberare i figli di Marfisa. Ma il Maligno, tramava già nuovi inganni e sortilegi contro i valenti cristiani per far perdere loro il controllo su Trebisonda. 

Papa Gregorio, intanto, con un imponente esercito, muove verso Parigi la sua crociata contro Rainello. Guidato da celesti ammonimenti e presagi, il Papa incontra Uggiero Danese, che gli consegna Celeste Fiamma, la santa bandiera avuta dall’angelo di Dio, segno e guida in battaglia, per l’esercito cristiano…

Compagnia Turi Grasso. La compagnia, che opera da quasi sessant’anni, fu fondata da Turi Grasso (Acireale, 1933) agli inizi della sua attività artistica di puparo, nel 1963. Dopo aver svolto molteplici lavori nel campo dell’artigianato, all’età di sedici anni Turi si accosta per la prima volta all’Opera dei pupi, assistendo agli spettacoli del puparo Emanuele Macrì, ad Acireale. Ben presto il giovane inizia a lavorare come manovratore con Macrì ed emerge la sua vocazione per l’Opera dei pupi. Egli partecipa a numerose tournée in Italia e all’estero al fianco del maestro da cui apprende l’arte. Dopo dieci anni di collaborazione, Turi decide di mettersi in proprio. Costruisce i materiali di scena aiutato dalla moglie Venera e nel 1963 inizia a rappresentare gli spettacoli con la sua compagnia. Gli spettacoli ripropongono le storie della Chanson de Roland e traggono ispirazione dai testi di Giusto Lodico e dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, che vengono liberamente rielaborati da Turi nella redazione dei suoi copioni. Turi recita da dietro le quinte, dando voce a tutti i personaggi, la cui manovra richiede la forza e l’abilità di almeno quattro manovratori. Nel ventennio 1970-90 la compagnia si amplia, facendo spazio alla nuova generazione dei figli di Turi, Tano e Pippo. Nel 1993 viene costituita l’Associazione Turi Grasso Opera dei pupi Acireale e così nuovo impulso viene dato all’attività e si rilancia l’attività artistica con cartelloni di produzione propria che portano la compagnia a fare diverse tournée in Italia e all’estero.

Domenica 30 maggio ore 18

Come Orlando nacque in Sutri 

Compagnia Marionettistica Fratelli Napoli

Milone d’Anglante si innamora, riamato, di Berta, sorella di Carlo Magno. In seguito

alla loro fuga d’amore, Carlo li bandisce dalle terre cristiane.

Da qui si dipana una lunga serie di avventure che condurrà alla forzata separazione degli sposi e alla nascita di Orlando in Sutri.

Il racconto delle peripezie di Berta e Milone e dell’infanzia tutta italiana di Orlandino era noto nella penisola attraverso varie fonti: il VI libro de I Reali di Francia di Andrea da Barberino e i poemi in ottave delle Prime imprese di Orlando di Lodovico Dolce e Orlandino di Teofilo Folengo. I materiali narrativi desunti da queste opere confluirono tutti nella Storia dei Paladini di Francia di Giusto Lodico, compilazione ottocentesca che fu fonte letteraria autorevole per tutti i pupari siciliani.

I pupari catanesi arricchivano la tradizionale messinscena di questi episodi con alcune interessanti varianti. La nascita di Orlando, avvolta in un’atmosfera fiabesca particolare, era segnata da eventi prodigiosi. Il futuro campione della Cristianità nasceva in una grotta, povero come Gesù Bambino, e sul neonato scendevano a elargire i loro doni san Giorgio cavaliere (o san Michele arcangelo) e due fate madrine, secondo ben noti schemi fiabeschi della tradizione popolare. Orlando fanciullo compiva le sue scorribande a Sutri accompagnato sempre da Peppininu, la maschera dell’Opira catanese, che era per il piccolo eroe guida, custode e amico. Insieme, i due si facevano beffe dei traditori magonzesi Gano e Ginamo, che formavano una coppia di irresistibile comicità.

Lo spettacolo intende far riassaporare al pubblico contemporaneo l’atmosfera gioiosa di quelle serate di chiamo, ripercorrendo le avventure in Africa dell’esule Milone e il magico momento dell’elargizione dei doni a Orlando, fino all’atteso scioglimento finale del perdono di Berta e alla famosa scena della liberazione di Milone in Biserta da parte del suo degno allievo Ruggiero di Risa.

Compagnia Marionettistica Fratelli Napoli. Nasce con don Gaetano Napoli che fonda la compagnia nel 1921, quando inaugura a Catania, nel quartiere di Cibali, il Teatro Etna. Da allora e fino al 1973 la famiglia Napoli svolge un’intensa attività nei teatri popolari di quartiere, lavorando col mestiere storico, i pupi alti m.1,30 e pesanti fino a 30 – 35 chili. Le regole e le tecniche di messinscena nel tempo vengono trasmesse alle successive generazioni: prima a ai figli di don Gaetano – Pippo, Rosario e Natale – e poi a Fiorenzo, Giuseppe, Salvatore e Gaetano, figli di Natale e Italia Chiesa Napoli. Gli anni Sessanta e Settanta del Novecento tuttavia innescano una grave crisi e i Napoli lavorano per adattare l’Opira catanese alle esigenze di un pubblico nuovo, pur mantenendosi fedeli ai codici e alle regole di messinscena della tradizione. Facendo tesoro dei suggerimenti di Nino Amico, Natale Napoli escogitò nel 1973 l’idea dei “pupi piccoli” di 80 centimetri, che consentirono alla tradizione catanese di confrontarsi con pubblico ben più ampio e largamente composto da giovani e giovanissimi. In questi anni, alla morte del padre Natale, Fiorenzo diventa direttore artistico della compagnia e i suoi figli Davide, Dario e Marco apprendono anch’essi le regole del mestiere, assicurando la continuità alla tradizione catanese dell’Opera dei pupi.

L’iniziativa Sicilian Puppets Series è organizzata dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari in qualità di soggetto referente della “Rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell’Opera dei pupi – #OPERADEIPUPI.IT#” ed è finanziata dal Ministero dei Beni Culturali e delle Attività Culturali e del Turismo, Legge 20 febbraio 2006, n. 77 progetto The Image of Oral Thought. Per un modello di salvaguardia del teatro dell’Opera dei pupi siciliani. La manifestazione è inoltre organizzata: con il contributo di Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e Assessorato del Turismo dello sport e dello spettacolo; in collaborazione con Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici – SIMBDEA, Fondazione Ignazio Buttitta; con il patrocinio di ICOM Italia e UNIMA.

Infine, nuovo appuntamento, come ogni mese, con “I podcast del Museo delle Marionette”sabato 29 maggio alle 12, un’iniziativa realizzata dal Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino in collaborazione con La Fabbrica dei Podcast e con l’attore Sandro Dieli, voce narrante.
Il tema di questa sesta puntata è: “Museo delle Marionette, marionette d’artista”
Sin dalla fondazione, il Museo internazionale delle marionette ha coniugato l’attività museografica con quella teatrale. Il Festival di Morgana, nato nel 1975 come Rassegna dell’opera dei pupi e ancora oggi organizzato annualmente in autunno, ha lo scopo di concretizzare un obiettivo lungamente perseguito: guardare, oltre che all’opera dei pupi anche al teatro di figura tradizionale e contemporaneo italiano e straniero, e alle forme del teatro rituale.
Proprio in questo quadro più ampio il Museo ha prodotto spettacoli innovativi con il coinvolgimento di scrittori e musicisti contemporanei quali Italo Calvino, Francesco Pennisi e Luciano Berio, affidando la creazione di scenografie e di marionette a pittori e artisti visivi come Renato Guttuso, Tadeusz Kantor ed Enrico Baj. Tutte le opere frutto di tali eccellenti collaborazioni fanno oggi parte della collezione permanente del Museo e costituiscono una sezione, quella delle marionette d’artista, sempre più in espansione.