Il Parco Cerriolo di Custonaci rinasce con 300 nuovi alberi, a curarli sono dei giovani volontari

Ci troviamo in Sicilia, al Parco Suburbano di Portella del Cerriolo a Custonaci, in provincia di Trapani. Un angolo di terra, posta tra Erice e San Vito Lo Capo, che incanta per la bellezza dei suoi paesaggi agresti.

Il parco, posto su una rocca puntellata da fichidindia, palme nane e ciuffi di disa, domina sul golfo di Cofano, regalando uno dei panorami tra i più belli della Sicilia Occidentale: da un lato la natura selvaggia e incontaminata della Riserva di Monte Cofano, dall’altro la magnifica e mitica Erice. Qui si può usufruire di un percorso interno che ancora oggi, tramite un’antica mulattiera collega Custonaci alla borgata di Scurati, nota per la presenza di grotte abitate fin dalla preistoria, tra tutte la Grotta Mangiapane, all’interno della quale si può ancora ammirare un antico borgo rurale, con case in pietra, stalle, botteghe, un forno a legna e persino una cappella. Luoghi diventati location di film e fiction di successo, come il Commissario Montalbano e Makari.

Il parco è gestito dal comune che si avvale della collaborazione a titolo gratuito di Angelo Vassallo, un professore custonacese che insegna alle medie, un artista, che da sempre si è speso per la valorizzazione di questo territorio. La sua non è teoria: è passione, rispetto, cura, è accudimento giornaliero, è prevenzione, è amore per il bello.

Già lo scorso novembre, grazie a Angelo, con la partecipazione del comune e dei cittadini, è stato avviato un progetto di rimboschimento del parco, devastato dagli incendi, piaga che è dura da estirpare. Il progetto ha visto la piantumazione di tantissimi alberi alti più di due metri, Eritrine, Falsi Pepi, Terebinti, Olivi, Alberi di Giuda, Carrubi, Pini domestici, Ficus e alcune piante più piccole quali: Oleandri, Mandorli, Cipressi, Melograni e Gelsi.

Si sa, piantare gli alberi è un gesto nobile e bello, ma da solo non basta. Ci vuole cura, innaffiarli con cadenza quasi giornaliera per evitare che il caldo e la siccità della stagione estiva li secchi, sistemare se il vento o altro hanno fatto danni, pulire le erbacce per rendere più difficile il propagarsi del fuoco in caso di incendi.  Un lavoro assiduo che comporta impegno, costanza e danaro, che un comune piccolo come quello di Custonaci non può permettersi, sia per l’esiguo numero di personale che ha a disposizione, sia per le limitate possibilità economiche. 

Ma la grande passione e il carisma di Angelo Vassallo sortisce dei risultati che aprono il cuore alla speranza. Angelo fa un appello e chiede ai suoi concittadini di aiutarlo nella cura del parco, si reca lui stesso sul posto e comincia a dare l’esempio innaffiando le piante con dei bidoni d’acqua portati da casa.  Qui avviene il “miracolo”. Alcuni giovani del paese, circa una decina, cominciano a presentarsi spontaneamente anch’essi muniti di bidoni per innaffiare ma si sa che la fame vien mangiando. E allora ci si accorge che innaffiare non basta più, bisogna fare tutta una serie di azioni per prevenire, sistemare, abbellire, rendere vivo e gradevole un posto che è di tutti, dove andare deve essere piacevole, accogliente, dignitoso.

Allora i ragazzi cominciano a piantare altri alberi, a estirpare le erbacce, rifare i sentieri, risistemare una piccola piazzuola attrezzata, distrutta dall’incendio dell’estate scorsa. “Più siamo e meglio proteggiamo il nostro territorio” – raccontano. Ci sono 300 alberi da innaffiare e l’entusiasmo, la collaborazione, tra i ragazzi e non solo, cresce con proposte concrete tipo creare un impianto di irrigazione per facilitare il lavoro e ottimizzare gli sforzi. “Il nostro obiettivo – affermano – oltre a quello di curare queste piante è riuscire ad arginare la piaga degli incendi. Insieme forse riusciremo a far capire che col fuoco non si va da nessuna parte. Il fuoco che nasce dal disprezzo per il bello e che porta solo alla morte della natura e degli animali”.

Nel concetto del bello entra prepotente la scuola che fornisce gli strumenti per apprezzare la bellezza. “Se si insegnasse la bellezza…” –diceva Peppino Impastato

Ma la scuola non basta se non si respira quella cultura che non è scritta, che è etica civica che nasce con l’esempio, in famiglia, tra gli amici, sul lavoro. Quella cultura del fare che sconfigge la noia e fa sentire vivi, persone, partecipi di una comunità.  “Dove c’è presenza e vigilanza la malavita tira dritto – è solito dire Angelo a questi ragazzi – e là dove le istituzioni non arrivano, a prendersene carico deve essere il cittadino, perché il cittadino è comunità”.