Teatro Libero Palermo presenta “Shakespeare Summer Night” a Villa Filippina

Due commedie shakespeariane e un omaggio ad Amleto: al via Shakespeare Summer Night, il

festival estivo del Teatro Libero a Villa Filippina, dal 7 al 20 giugno.

Si comincia con le serate dedicate al grande drammaturgo inglese, con La bisbetica domata, regia

di Salvo Dolce e La commedia degli errori, una regia di Lia Chiappara, ripresa da Claudia Puglisi,

dal 7 al 10, dal 13 al 17 e il 20 giugno, dalle 20.30.

“Le prime notti d’estate, nella cornice di Villa Filippina, faranno da scenario alle due produzioni che completano la trilogia shakespeariana che ha visto impegnato il Teatro Libero nel corso dei mesi di chiusura – spiega il direttore artistico del Teatro Libero, Luca Mazzone -. Vogliamo coinvolgere il pubblico con quella leggerezza che è tipica delle sere estive e del gioco shakespeariano. Le due commedie, La commedia degli errori e La Bisbetica domata, condivideranno una porzione di Villa Filippina, per trasmettere lo spirito shakespeariano attraverso il gioco degli attori, una compagnia stabile che interpreterà due adattamenti e due rivisitazioni in chiave contemporanea dei meccanismi degli incontri e degli equivoci, delle contraddizioni e delle speranze di spaccati di società senza tempo che mettono al centro l’uomo e la sua comunità dalle molteplici sfumature. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Libero si ritrova fuori dalla sua storica sede di Piazza Marina, con un progetto destinato a crescere nel tempo”.

La bisbetica domata intreccia le tematiche del teatro elisabettiano con linee interpretative che

vanno dal grottesco, al metateatro, alla commedia dell’arte. Shakespeare prende spunto da una

figura di donna di tradizione medievale, ancora modello ai suoi tempi, in netta subordinazione

all’uomo. Caterina, la protagonista, ci permette di riflettere e ci interroga sul rapporto uomo-donna

e sul femminile. Se i personaggi che le ruotano attorno sono “maschere” al di sotto delle quali

nasconde la loro vera natura, “Caterina la bisbetica” è autentica, reale, dalle innumerevoli

sfaccettature differenti e contraddittorie che la rendono unica e vera sovvertitrice di ogni

convenzione. Sul palcoscenico Matteo Anselmi, Giada Costa, Giuseppe Pestillo, Silvia Scuderi,

Giuseppe Vignieri.

A seguire, dopo una breve pausa che consentirà agli spettatori di mangiare o bere qualcosa tra i viali alberati del Parco, La commedia degli errori una delle prime opere giovanili di Shakespeare, che ci

dà “l’immagine di un giovane Shakespeare apprendista stregone nel campo della drammaturgia”,

che si rifà ad un teatro colto, affascinato dai meccanismi classici degli scambi di persona, dei

gemelli, del modello plautino (Menecmi), qui amplificato attraverso il “doppio” dei protagonisti,

gemelli scambiati l’uno per l’altro durante una giornata di febbrili equivoci, accostando loro due

servi, anch’essi gemelli e non distinguibili fra loro, storie immerse in un farsesco gioco di scambi di

identità su di un esotico fiabesco: una Efeso piena di stregoni e di incantesimi. Una partita dunque

difficile ed affascinante da giocare, dove il teatro nella sua totalità espressiva si diverte e ci diverte

ad interrogarci. Gli attori, qui, saranno Matteo Anselmi, Giada Costa, Giuseppe Pestillo, Giulia

Tarantino, Giuseppe Vignieri.

Il 12 e 19 giugno, alle 19.30, andrà invece in scena Pazzo ad Arte, di Alessandra Niccolini e Giuseppe Pestillo, frammenti di vita che ci “ri-guardano”, liberamente tratto dall’’Amleto di Shakespeare.

L’attore diventa, di volta in volta, personaggi diversi del dramma: Amleto, Laerte, Polonio, Claudio, il becchino…, scegliendo tra il pubblico i suoi interlocutori: Laerte, Ofelia, Rinaldo, Gertrude.
Lo scopo è quello di accorciare le distanze tra un testo “sacro” del teatro e la nostra vita, immergendolo nel quotidiano della convivialità. E così alcuni dialoghi sono trasformati in monologhi, in cui il personaggio, pur rivolgendosi ad una persona, pare che non ascolti l’interlocutore e, di fatto, sembrano monologhi…come tutti sperimentiamo nella quotidianità quando siamo noi a trattare il nostro amico come “due orecchie” per i nostri soliloqui e viceversa.