Stabilizzazione precari Asp, nota alla Regione. Cgil: “Stabilità anche per gli ultimi 200 precari”

Con una lunga nota,  inviata al presidente della Regione Musumeci e all’assessore alla Salute Razza, la Fp Cgil Palermo chiede di mettere la parola fine alla, ormai anacronistica, vicenda della stabilizzazione dei precari dell’Asp Palermo, anche in soprannumero.
“La Regione siciliana ha introdotto nella finanziaria regionale, all’articolo 36, la possibilità della stabilizzazione in soprannumero (già prevista dalla normativa nazionale) del personale precario che da decenni presta la propria attività negli enti pubblici. Perché non si fa parte attiva perché ciò avvenga anche per i precari dell’Asp?”, chiedono Giovanni Cammuca, segretario generale Fp Cgil Palermo e Alfonsa Di Franco, segretaria aziendale Fp Cgil dell’Asp. 
    “Condividiamo – continuano i due sindacalisti –  tutte le argomentazioni addotte dalla Regione per difendere la norma dall’impugnativa del Mef ma se le regole valgono erga omnes chi non vuole applicarle dovrebbe umanamente giustificare il perché di tale scelta”.
   L’annosa vicenda  riguarda circa 200 lavoratrici e lavoratori che, dopo decenni di servizio precario prestato nei vari uffici dell’Asp, pur di raggiungere la tanto agognata stabilizzazione potrebbero essere costretti a cambiare azienda,  trasferendosi e occupando posti vuoti al Policlinico e a Villa Sofia-Cervello.
   “In questo modo si disperde un patrimonio di professionalità frutto di formazione sul campo e si costringono lavoratori che attualmente prestano servizio nelle sedi decentrate dell’Asp a  sobbarcarsi tragitti di centinaia di chilometri per raggiungere il posto di lavoro e poter fare ritorno a casa”.
   Nella nota, che si conclude con la richiesta di un incontro urgente, la Fp Cgil  evidenzia come il gran numero di “informatici”, di cui la sanità siciliana e l’Asp  Palermo hanno avuto bisogno in questo periodo di pandemia, possano essere individuati  tra il personale contrattista in possesso dei titoli.
   “A causa dei numerosi pensionamenti avvenuti e di quelli in corso d’opera, il rischio è che, passata l’emergenza pandemica, possa scoppiare una emergenza amministrativa,  aggravata dal personale che verrebbe stabilizzato in altre aziende – aggiungono Cammuca e Di Franco – Ci sfugge il senso di una operazione che, caricata sull’Asp, o ripartita fra tre aziende diverse, non sposta di un centesimo il tetto di spesa complessivo”.