Da domani Italia in zona bianca, via le mascherine all’aperto

Nell’Italia che da domani sarà tutta bianca e dove si potrà stare senza mascherina se si è all’aperto, ci sono ancora due milioni e 700mila cittadini che hanno più di 60 anni e non hanno fatto neanche una dose di vaccino, dunque non hanno alcuna protezione contro il Covid nonostante siano la categoria che rischia le conseguenze più gravi in caso di contagio.

Da domani abbassiamo le mascherine all’aperto, è un segnale positivo, ricominciamo dopo un anno e mezzo a conquistare spazi di normalità. Ma non dobbiamo smettere di stare attenti, la guardia deve sempre rimanere alta“, ha detto l’assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato.

“Il Lazio è la prima regione italiana per numero di immunizzati sulla popolazione e in questo momento nella regione abbiamo un calo dell’incidenza pari a 12,83 ogni 100mila abitanti, stiamo riconvertendo i posti letto Covid, liberando le terapie intensive e assistiamo a un continuo miglioramento di tutti i parametri – sottolinea l’assessore-. Tutto questo è merito di una campagna vaccinale che prosegue spedita, oggi siamo oltre i 5 milioni di somministrazioni e quasi 2 milioni di cittadini hanno concluso il ciclo vaccinale, per l’8 agosto il 70% della popolazione del Lazio sarà immunizzata. Ma questo risultato è anche frutto dell’attenzione e dell’osservanza delle regole da parte dei cittadini che hanno mostrato un senso civico encomiabile. Il mio invito è di non perdere di vista l’obiettivo, ovvero sconfiggere il Covid e di continuare a rispettare le regole di distanziamento, igiene e anche dell’uso della mascherina dove la situazione lo richiede, portatele sempre dietro. Uniti usciremo da questo periodo così duro”.

L’ultimo report del governo conferma quello che rimane il problema principale della campagna vaccinale, che non è certo la scarsità di dosi paventata dalle regioni visto che nei frigoriferi ce ne sono quasi 5,5 milioni e il Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo ha ribadito che a luglio arriveranno 14,5 milioni di ‘shot’ rispetto ai 15,3 consegnati a giugno, con un calo di solo il 5%. Una situazione che spinge le regioni stesse ad anticipare i richiami per gli over 60 che hanno avuto già la prima dose, per tentare di frenare la variante Delta la cui diffusione, in meno di un mese, è quadruplicata passando dal 4,2% del totale delle infezioni al 16,8%.

Riuscire a raggiungere il più velocemente possibile i soggetti più a rischio che non si sono prenotati tramite i call center e gli hub, e convincere chi non si è ancora voluto vaccinare tra gli over 60, rimane dunque il principale obiettivo.

“Meglio coprire bene le persone con più di 50 anni – sottolinea l’immunologa dell’università di Padova Antonella Viola – piuttosto che vaccinare i ragazzi”. I numeri, aggiornati a venerdì 25 giugno, dicono però il contrario: rispetto a 7 giorni fa, quando c’erano da vaccinare con la prima dose ancora 2 milioni e 833mila italiani, ne sono stati raggiunti solo 140mila, 20mila al giorno a fronte di una media di somministrazioni che sfiora ormai le 600mila in 24 ore. Segno evidente che le Regioni stanno faticando a rintracciare i 354mila over 80 (il 7,79% del totale della popolazione di questa fascia), gli 813mila nella fascia tra 70 e 79 anni (il 13,51%) e il milione e mezzo tra i 60 e i 69 anni (il 20,20%) che non si sono ancora vaccinati. Non solo. Il report indica che le somministrazioni con Astrazeneca e Johnson e Johnson – il primo utilizzabile solo per gli over 60 e il secondo raccomandato per chi ha più di 60 anni secondo le ultime indicazioni dell’Aifa – sono state molto limitate proprio nella fascia d’età superiore ai 60 anni rispetto a quelle con Pfizer e Moderna: da venerdì scorso sono state inoculate solo 8.808 prime dosi di Astrazeneca e 13.487 del monodose J&J mentre di Pfizer e Moderna sono state somministrate rispettivamente 103.522 e 14.370 prime dosi. Per frenare la variante Delta vanno quindi affrettate le vaccinazioni, soprattutto degli over 60. Ecco perché sempre più regioni stanno valutando di accelerare i richiami con la seconda dose di Astrazeneca visto che l’intervallo autorizzato è tra le 4 e le 12 settimane. Lo ha annunciato il Lazio, per tutti quelli che avevano il richiamo tra luglio e agosto, lo ha ribadito l’Umbria: “abbiamo convocato il Cts regionale ed esamineremo la questione – dice l’assessore alla Sanità Luca Coletto – Stiamo valutando di anticipare la seconda dose in particolare per gli ultrasessantenni per contrastare un’eventuale diffusione della variante delta”.

Una flessibilità che viene apprezzata dalla struttura di Figliuolo visto che lo stesso generale l’aveva auspicata nella lettera inviata alle Regioni il 3 giugno scorso. “Con l’approssimarsi della stagione estiva – scriveva – si chiede di attuare procedure flessibili di prenotazione della vaccinazione che consentano ai cittadini la definizione della tempistica vaccinale già dalla scelta della data della prima dose in modo da evitare, per quanto possibile, che la seconda coincida con i periodi di assenza dalle zone di residenza”.

Contro la variante Delta il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli ha sottolineato la necessità che si potenzi il sequenziamento e il tracciamento ma ha anche ipotizzato il ritorno delle zone rosse. Possibilità che Forza Italia, con il presidente dei senatori Anna Maria Bernini, respinge al mittente: “preannunciare nuovi lockdown rischia di diventare un boomerang nel momento in cui l’Italia sta faticosamente ripartendo”. Matteo Salvini, invece, se la prende con il presidente della Campania Vincenzo De Luca per l’ordinanza che conferma l’obbligo di mascherine anche all’aperto in tutta la regione. “Mentre l’Italia finalmente da lunedì si libera dalle mascherine all’aperto, in Campania il signor De Luca vuole continuare a imporle a tutti, unico nel Paese, insieme ad altri assurdi divieti. Da una parte ci sono la libertà, il buonsenso, il diritto al lavoro, dall’altra ci sono inspiegabili divieti e ideologia”.