Mondo dello sport protesta a piazza Montecitorio: da Palermo una delegazione

Cardella: “Regole certe e tutele”.  Mara Fasulo, istruttrice di danza e Giorgio Piazza,  collaboratore sportivo: “Siamo dei professionisti anche noi. Vogliamo vivere del nostro lavoro”. 

Mara Fasulo è istruttrice di danza, Giorgio Piazza collaboratore sportivo. Fanno parte della delegazione della Slc Cgil Palermo che domani 1°luglio porterà le richieste dei lavoratori dello Sport di Palermo al presidio delle ore 14 a piazza Montecitorio, indetto per chiedere di accelerare l’entrata in vigore della riforma dello Sport e del Lavoro Sportivo, posticipata dal Decreto Sostegni al 31 dicembre 2023. 


    La mobilitazione è stata indetta dalle federazioni sindacali di categoria Slc Cgil, Nidil Cgil, Fisascat Cisl, Felsa Cisl, Uilcom Uil e Uiltemp Uil.
    Il settore, duramente colpito dalla crisi pandemica e dalle misure messe in atto per il contenimento del Covid, occupa a livello nazionale oltre 100 mila lavoratori dipendenti e più di 500 mila collaboratori sportivi.
 “Rivolgiamo un appello ai parlamentari affinché la riforma venga discussa e approvata nella legislatura in corso – dichiara Marcello Cardella, segretario generale Slc Cgil Palermo –  Il  settore ha bisogno di regole certe e di tutele per le lavoratrici e i lavoratori, che devono essere considerati alla stregua dei lavoratori dipendenti e non  di soggetti autonomi o peggio ancora di volontari. Occorre dare una prospettiva anche di medio termine perché il comparto sportivo possa continuare a dare il suo essenziale contributo al benessere e alla salute di tutti, mantenendo il prezioso ruolo di presidio sociale e di prevenzione sanitaria”.
 “La categoria dei lavoratori  dello sport –  dichiara  Giorgio Piazza, collaboratore sportivo che opera nel mondo del calcio  e rappresentante Slc Cgil – è  provatissima da questo anno e mezzo di pandemia in cui non abbiamo lavorato e percepito soltanto i bonus collaboratori sportivi, peraltro ridotti dalle ultime iniziative della sottosegretaria Vezzali. Si rimane sgomenti di fronte alla volontà delle forze politiche di rinviare al 31 dicembre 2023 l’entrata in vigore della riforma dello sport portata avanti dal precedente governo e dal precedente ministro dello sport Vincenzo Spadafora. Noi lavoratori sportivi non possiamo rimanere una delle ultime categorie senza tutele, malattia, maternità e forme di previdenza. Per cui chiamiamo a raccolta tutti i nostri colleghi a Roma per chiedere con forza la cancellazione del rinvio della riforma”.
    Sconforto traspare anche dalle parole Mara Fasulo, istruttrice di danza che con Giorgio Piazza sarà presente al presidio a Roma: “Un collaboratore sportivo è una persona che ha fatto molti sacrifici per formarsi, sia fisici che economici, si tratta quasi sempre di persone laureate e che mentre studiavano sui testi  hanno seguito  un percorso parallelo di formazione sportiva, spesso  iniziando sin da piccoli, fino a ottenere l’attestato e il diploma per l’insegnamento. Parliamo dunque di uomini e donne che hanno investito molto sulla loro formazione e  sacrificato il loro tempo tra libri e sport. Parliamo di professionisti capaci e competenti alla stregua di ingegneri e medici, con il compito di formare attraverso i valori dello sport gli adulti di domani”.
   “In Italia, invece, i collaboratori sportivi sono considerati come volontari, appassionati di  sport,  non sono ritenuti lavoratori con un percorso formativo alle spalle  come qualsiasi altro lavoratore e non abbiamo diritto a malattie, maternità e paternità, ferie retribuite e a nessun altro diritto di un qualsiasi lavoratore – prosegue Mara Fasulo – Grazie alla legge Spadafora si stava muovendo qualcosa, ma il nuovo governo ha deciso di posticiparne l’attuazione al 2023. La domanda è perché? Perché l’Italia non vuole riconoscerci come lavoratori? Perché non ci viene data la dignità che meritiamo? Perché non viene data la giusta importanza al nostro lavoro? Perché rimandare ancora? È per tutti questi motivi che saremo presenti in piazza, perché amiamo il nostro lavoro e non vogliamo doverne scegliere un altro per poter vivere”.