Partanna, sito archeologico “Contrada Stretto”. Amari (LEGA): quali sono i progetti dell’Amministrazione comunale per la riapertura?

Premesso che l’area archeologica di “Contrada Stretto” contraddistingue la realtà della preistoria del territorio di Partanna nel panorama internazionale, con particolare rilievo, per la presenza di quello che, ancora oggi, appare un vero e proprio enigma per gli addetti ai lavori, un
sistema articolato di fossati e trincee artificiali neolitici, inserito in quel vasto areale in cui si trova la foce del fiume Belice, importante arteria fluviale che consentiva alle imbarcazioni primitive,
provenienti dal mare Mediterraneo, di addentrarsi fin quasi al centro della Sicilia.


Il sistema di fossati-trincea di Partanna ha caratteristiche morfologiche singolari, assume quasi una forma labirintica, un dedalo di trincee, ed è verosimilmente connesso ad un uso cultuale o inserito in un sistema di approvvigionamento idrico.

Il sito è stato esplorato e studiato alla fine del secolo scorso, con le campagne di scavo del
1988 prima e del 1994 dopo, condotte dalla Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Trapani
dirette dal compianto professor Sebastiano Tusa, che hanno permesso di datare questo congegnato
d’iniziale ingegneria umana tra la fine del VI e l’inizio del V millennio a.C., ed in particolare tra i
5.700 ed i 4.300 anni a.C.


A queste campagne ne sono succedute altre realizzate dall’Università di Cordoba (Spagna) e con alcuni campi scuola organizzati dalla Piccola Cooperativa SYS di Palermo, che hanno portato
alla luce un’ampia galleria che conduce ad una polla d’acqua sorgiva, con segni di un sistema di chiusura con opportuno portale, un sistema di canalizzazione delle acque piovane, realizzato sul
costone roccioso, e un’ampia necropoli dell’antica età del bronzo, con la tomba in cui è stato rinvenuto il cranio di un individuo che ha subito in vita un delicato intervento chirurgico di
trapanazione cranica.


L’area archeologica è stata realizzata con l’utilizzo di finanziamenti europei, POR 2000/06,
nell’ambito del piano territoriale integrato denominato ALCESTI ASSE 2 misura 2.01 azione F, è
stata inaugurata, alla presenza dell’allora presidente della Regione Sicilia, il 15 luglio 2011 ed è un
bene del patrimonio del Comune di Partanna, che, pertanto, dovrebbe provvedere alla necessaria
manutenzione, preservazione e fruizione.

L’area archeologica di “Contrada Stretto” è, oggi, in rigoroso collegamento con il “Museo
Regionale della Preistoria del Belice” ubicato negli ambienti del Castello Grifeo di Partanna,
costituendo così un sistema di attrazione turistica culturale che facilmente potrebbero influire sullo
sviluppo territoriale ed economico.


Considerato che attualmente il sito versa in uno stato grave di abbandono tanto da essere
sconsigliato per una visita turistico/culturale in quanto che, essendo state effettuati pochissimi
sporadici interventi di manutenzioni, quasi sempre rivolti alla pulizia dell’area parcheggio e a quella
antistante l’edificio di accoglienza, è poco praticabile ed assolutamente inadatto ad essere fruito dai
visitatori. Tale condizione si registra ormai da diversi anni.

Tutta l’area archeologica risulta ricoperta di alte sterpaglie, che la rendono a rischio di
incendi dolosi, come è avvenuto in quasi tutti gli anni passati, e che ricoprono, rendendola
impraticabile, quel che resta dell’intera sentieristica. Gli stessi luoghi prima citati, quali il ramo del
fossato, la galleria cultuale e le tombe della necropoli, sono aggrediti da vegetazione spontanea,
anche con alberi di alto fusto le cui radici rendono precario lo stato di consistenza delle pareti
infestate.


A causa di pesanti interventi di trasformazione agricola di un fondo limitrofo, la suggestiva
polla d’acqua su cui sfocia la galleria cultuale è oggi completamente ricoperta di terreno tufaceo e,
quindi, non più attiva.
Non c’è più quasi traccia della ricca cartellonistica espositiva che si dislocava lungo i tragitti
dei percorsi perché in parte bruciata, in parte divelta e in parte sbiadita.

L’edificio del centro di accoglienza, pur fornito due anni fa di rastrelliere per raccogliere
scientificamente le cassette dei materiali di scavo, che sono ancora in attesa di essere sistemate
opportunamente, resta chiuso al pubblico ed è fortemente aggredito dall’umidità e dalla muffa, a
causa di notevoli infiltrazioni di acqua piovana.


Le condizioni di pesante degrado dell’area archeologica sono già state, in passato, oggetto di
interrogazione consiliare nel Consiglio comunale di Partanna (22 maggio 2017) e parlamentare
presso l’Assemblea Regionale Siciliana (5 giugno 2017) senza che si sia registrato un qualsiasi
effetto.


si interroga

  • codesta Amministrazione sulle intenzioni e soluzioni al fine di garantire un’immediata riapertura
    del sito e un effettivo servizio dell’area archeologica. Si chiede altresì di indicare una tempistica
    degli interventi.

Il Vice Presidente del Consiglio Comunale di Partanna
Avv. Mimma Amari