Di Giacomo: “gli agenti sono diventati bersaglio di violenti e di bande che grazie al clima di delegittimazione nelle carceri e fuori hanno preso vigore”

“A poco più di un mese dalla visita del Premier Draghi e della Ministra Cartabia al carcere di Santa Maria
Capua Vetere le aggressioni di detenuti a personale penitenziario, i sequestri di colleghi e gli atti di
violenza nelle carceri si sono triplicate.

Gli agenti sono diventati il bersaglio preferito non solo di singoli
violenti ma anche di bande della criminalità che approfittando del clima di delegittimazione del personale
hanno ripreso vigore per imporre il proprio controllo sfruttando una situazione di tacita assenza dello
Stato”. È questo il quadro allarmato tracciato dal segretario generale del S.PP. Aldo Di Giacomo in
riferimento ai numerosi episodi che si susseguono da settimane coinvolgendo carceri del Nord, del
Centro e del Sud “senza la risposta ferma che sarebbe necessaria da parte dell’Amministrazione
Penitenziaria”. “Negli istituti penitenziari – afferma Di Giacomo – si respira un’atmosfera di spasmodica
attesa per le promesse venute dal Governo e da un esercito di politici per scarcerazioni più facili, pene
meno severe in nome della rieducazione e del riscatto sociale e per accrescere il sistema delle celle
aperte con grande libertà di movimento e di traffici. Tutto questo accade mentre i detenuti
tossicodipendenti o alcoldipendenti hanno superato la soglia del 35% dell’attuale popolazione carceraria
totale e gli psichiatrici quella del 3%, a riprova – dice il segretario del S.PP. – che il carcere è diventato un
“porto di mare” dove scaricare persino quanti hanno bisogno di cure specifiche.
Dopo i fatti di Santa Maria Capua Vetere noi ci siamo assunti responsabilità chiedendo indagini rigorose
perché chi ha commesso reati paghi ma non ci sembra sia accaduto lo stesso ad opera di ministri,
parlamentari e politici che proseguono nella “retorica” del sistema penitenziario da riformare senza
indicare come e quando. Manca in proposito uno straccio di idea su quale ruolo assegnare alla polizia
penitenziaria diventata il capo espiatorio di colpe altrui che risalgono ai tanti Governi e Ministri Grazia e
Giustizia che si sono succeduti negli ultimi trent’anni.
Con la preoccupazione fondata che la delegittimazione riguardi tutte le forze dell’ordine, un pericolo per
l’ordine pubblico e una minaccia per la libera convivenza dei cittadini, ci rivolgiamo all’opinione pubblica
perché apra gli occhi per rendersi conto che nelle carceri non sono reclusi vittime o angeli, ci sono autori
di crimini efferati per i quali da tempo invece si sostengono la clemenza e provvedimenti di indulto e per
rivendicare dalla politica e dalle istituzioni risposte adeguate a ripristinare la legalità. Soprattutto dopo
gli impegni solenni del presidente del Consiglio, Mario Draghi e del ministro della Giustizia, Marta
Cartabia, è ora che ci si occupi seriamente dei problemi del sistema penitenziario senza illudersi che
sfollando le celle, tutto si risolva di colpo. Se il sistema carcerario non funziona nel nostro Paese non è
certo a causa di rivolte di detenuti o di fatti come quelli di Santa Maria Capua Vetere – di cui si è
continuato a trasmettere in tv immagini anche a Ferragosto ma non quelle del personale aggredito – che
sono solo la spia di un profondo malessere che ha antiche motivazioni chiaramente individuabili e da
risolvere senza dimenticanze o strumentalizzazioni o sottovalutazioni. Ma continuiamo ad insistere: la
priorità è oggi quella di mettere fine alla campagna di odio contro uomini e donne in divisa che sono
oggetto di atti gravi di aggressioni, violenze ed intimidazioni”.