Pagamenti alle aziende edili, Ance Agrigento: “Dopo 11 mesi ancora nulla, agiremo per le vie legali contro la Regione”

Nonostante gli annunci e le promesse al momento molte imprese non hanno ricevuto il saldo delle fatture

per i cantieri realizzati per conto delle pubbliche amministrazioni

“Se le note stampa e le promesse bastassero a pagare le spese oggi saremmo tutti tranquilli sul futuro delle nostre imprese e sulla prosecuzione degli appalti affidatici dalle amministrazioni pubbliche con regolari contratti che vengono poi regolarmente disattesi. Purtroppo non è così e ogni volta che si garantisce una veloce risoluzione del problema abbiamo solo la percezione di una grande presa in giro”.

Ad intervenire in seguito all’ennesimo annuncio dell’avvenuto pagamento delle fatture da parte della Regione (al momento ferme da novembre del 2021, quindi con ben 11 mesi di ritardo) è il presidente di Ance Agrigento Carmelo Salamone.

“La vicenda è tutt’altro che conclusa – continua Salamone -. Ad oggi è stato sbloccato 1 miliardo e 300milioni di euro del totale dovuto alle imprese e da quanto ci risulta in provincia di Agrigento – ma non solo – la quasi totalità delle imprese non ha ricevuto nulla di quanto dovuto nonostante le continue rassicurazioni e gli annunci da parte della Regione sul fatto che entro poco sarebbero arrivate le risorse. Ogni giorno trascorso per le imprese si traduce nel dover lavorare senza la copertura economica necessaria, e il peso sta diventando insopportabile”.

In merito alla nota stampa divulgata dalla presidenza regionale di Ance, Salamone precisa: “Sbaglia chi pensa che con quella comunicazione il nostro presidente regionale Cutrone abbia ritenuto conclusa la vicenda. Anzi: nei prossimi giorni ci rivolgeremo tutti insieme, in rappresentanza delle aziende delle province siciliane, ad uno studio legale che si occuperà di recuperare le somme in modo coattivo con i relativi oneri e danni causati dal ritardo.  Riteniamo così di poter risarcire gli imprenditori che hanno avuto la ‘sfortuna’ di aggiudicarsi dei lavori con una pubblica amministrazione cieca, sorda e muta”.