Permesso premio a boss mafioso Biondolillo. Di Giacomo (S.PP.): schiaffo sonoro a vittime mafia e personale penitenziario

“Il permesso premio concesso a Giuseppe Biondolillo, boss della mafia che deve scontare il carcere a vita, è uno schiaffo sonoro alle vittime di mafia e alle loro famiglie, ma anche al personale di polizia penitenziaria che si ritrova quotidianamente e in perfetta solitudine a fronteggiare in carcere gli atteggiamenti dei boss mafiosi che impongono il proprio controllo”. Lo afferma il segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo ricordando che “solo qualche giorno fa abbiamo denunciato il raid punitivo ad opera di detenuti di una sezione del carcere di Caltagirone che hanno malmenato altri reclusi dopo essersi impossessati delle chiavi delle celle, quale esempio più clamoroso e violento della ripresa del controllo delle carceri da parte della criminalità organizzata, di fatto favorito dalla delegittimazione della polizia penitenziaria”.

“Il secondo permesso premio nel giro di un paio d’anni al boss di Cerda – aggiunge – cade in una fase delicatissima perché da una parte lo Stato adotta il comportamento dei “guanti gialli” per i detenuti e dall’altra sul personale di polizia penitenziaria ricade la responsabilità di far rispettare legge e legalità. Tra l’altro in questo modo si dimostra di
non avere alcun rispetto per i familiari delle vittime di assassini, furti, atti di violenza che con un colpo di spugna si vorrebbe cancellare o quanto meno offuscare sino a rivendicare indulto ed amnistia.

Dopo i permessi premio siamo fortemente preoccupati per quanto potrà accadere ancora con la cosiddetta riforma della giustizia in dirittura d’arrivo dopo il pastrocchio di mediazione tra i partiti. Ci sono eminenti magistrati che hanno espresso forti e motivate riserve su un provvedimento che equivale a “tana per tutti” ed alimenta le aspettative di settori della popolazione carceraria che dovrebbe scontare altri anni di detenzione. Per questo la tutela degli “agenti per bene” come li definisce il Ministro Cartabia non può essere un atto formale e necessita di misure quanto più urgenti e decise. Prima fra tutte: individuare le menti e le braccia che tengono le fila del piano di delegittimazione della polizia penitenziaria e sono gli esecutori di raid, alimentando un disegno eversivo da cui lo Stato deve difendersi”.