Vilardo, “L’educazione al rispetto degli animali deve cominciare da chi amministra i Comuni”

“Il menefreghismo dell’amministrazione comunale di Marsala, attraverso i suoi funzionari, sulla annosa questione dell’abbandono dei cani, è giunto all’apice quando alla richiesta di intervenire ti rispondono di ‘lasciare gli animali abbandonati nel posto dove sono stati rinvenuti’. Una risposta che non avremmo mai voluto ascoltare”.


Lo scrive in una nota Valentina Vilardo, responsabile regionale del Dipartimento per i Diritti degli Animali di Forza Italia.

“Purtroppo quanto accaduto a Marsala rappresenta una triste realtà per tutti i Comuni siciliani. Attualmente oltre 22.000 cani sono detenuti nei canili a fronte di 14.500 posti disponibili che costano in media 3,50 euro al giorno per il mantenimento di ogni singolo cane. Sono numeri che portano la spesa dei Comuni vicina ai 25 milioni di euro l’anno. A fronte, ad esempio, dei due milioni e mezzo circa che si spendono in Lombardia. Queste cucciolate – prosegue Vilardo – quando va bene portano a felici adozioni, ma oltre a non essere pensabile farli adottare tutti, quando sopravvivono ad un destino impietoso diventano cani che vivono la loro esistenza da randagi sul territorio, e che accoppiandosi senza controllo amplificano i numeri predetti. La legge di riferimento è la 15/2000 ma ancorché valida ancora nei princìpi, dà luogo a dei rimpalli di responsabilità che spesso peggiorano il problema. Dal Comune di Marsala, – conclude Vilardo – a partire dal sindaco e dai suoi funzionari, compresi i vigili urbani, ci aspettiamo una presa di coscienza e un nuovo modo di affrontare questo ultimo caso e quelli che si dovessero presentare”.

Per il consulente della Commissione Parlamentare Speciale Randagismo dell’Ars, Giovanni Giacobbe Giacobbe, “Il nuovo testo, in commissione all’Ars, è stato creato per superare queste criticità ed immaginato per una più semplice applicazione sul territorio, a fronte di una maggiore meticolosità degli strumenti di contrasto al fenomeno del randagismo”.