Assistenza domiciliare: da 20 mesi bloccato dalla Regione l’affidamento del servizio alle aziende vincitrici dell’appalto

LA PROTESTA CON UNA LETTERA ALLE ISTITUZIONI REGIONALI E ALLA PROCURA DELLA CORTE DEI CONTI: SOSPESO IL CODICE DEGLI APPALTI, DANNO ERARIALE PER I CITTADINI

Una storia kafkiana che vede coinvolte diverse società che hanno regolarmente vinto una gara di appalto a gennaio del 2020 per offrire l’assistenza domiciliare integrata a migliaia di persone a Palermo e Catania. Affidamento che viene però sospeso con una circolare dall’assessore alla Salute, Ruggero Razza, con la motivazione di dover regolare il servizio attraverso l’accreditamento delle società erogatrici senza più ricorrere alle gare di appalto. Passati già 20 mesi, con un servizio in proroga garantito dalle precedenti società ma a costi maggiori, rispetto ai costi previsti nella gara aggiudicate nel 2020, il presidente della regione, Musumeci, ha revocato il provvedimento di sospensione delle gare e invitato le aziende sanitarie a ripristinare la regolarità normativa con la stipula dei contratti degli appalti già assegnati e con l’indizione delle gare laddove necessario per scadenza dei contratti.  Ma l’assessore regionale alla Salute, si appresta a disporre un nuovo provvedimento regionale che congela nuovamente lo status quo, impedendo la stipula degli appalti da tempo aggiudicati a prezzi più bassi degli attuali costi dei servizi. Preoccupati per questa vicenda e visti i precedenti, i presidenti di Astrea e Terzo Settore, assegnatarie dell’appalto a Catania insieme ad altre cooperative, hanno scritto una lettera formale di protesta all’assessore e a tutte le Istituzioni Regionali, giunta e Ars, e Sanitarie, ma anche alla Procura della Corte dei Conti (di seguito in allegato). Fatta anche una richiesta formale di audizione in Commissione Sanità dell’Ars.

“La sospensione dell’affidamento – spiega Patrizia Patanè, presidente della cooperativa Astrea- è stata a nostro avviso immotivata, quindi arbitraria, fatta con uno strumento improprio: una semplice circolare non può sospendere l’applicazione del Codice degli appalti. Ancora più inspiegabile è la tempistica, quasi due anni persi. Dietro le due cooperative, e i legittimi interessi, ci sono persone, storie, ci sono lavoratrici e lavoratori che sono rimasti al palo”.

“Non solo – continua – i servizi sono stati garantiti dagli anteriori affidatari in questi quasi due anni,  ma un costo superiore rispetto a quello delle nostre cooperative, previsto dalla gara di appalto. Quindi si è speso e si spenderà di più (diverse centinaia di migliaia di euro) con un evidente danno all’erario. Questione che abbiamo appunto segnalato alla Procura della Corte dei Conti”.

“Infine – conclude Patanè – rimane l’amaro in bocca per una vicenda kafkiana, frutto di scelte politiche quantomeno improbabili. Ma anche persiste la forte preoccupazione che questa storia non sia finita qui, in attesa delle ulteriori decisioni o ‘trovate’ dell’assessore Razza. In Sicilia vincere una gara di appalto non è garanzia di lavoro per le imprese, le cooperative e per centinaia di lavoratori”.