Palermo.Villa Sofia-Cervello, cambio appalto dei servizi di pulizia e sanificazione. I sindacati non firmano

villa sofia

“No alla riduzione del servizio del 20 per cento per i 321 addetti”

Niente accordo sindacale per il nuovo appalto del servizio di pulizia e sanificazione all’ospedale Villa Sofia-Cervello.  Si è concluso con un nulla di fatto l’ultimo incontro tra i sindacati e l’azienda Rekeep, subentrata nel cambio appalto alla Dussmann.
   La Rekeep, durante la convocazione di ieri,  ha comunicato  alle organizzazioni sindacali una riduzione del 20 per cento delle ore di pulizia da far effettuare al personale  e non più del 40 per cento  (come era stato detto nella riunione precedente del 24 settembre), a seguito di un’ulteriore integrazione di servizi chiesta dall’azienda ospedaliera.
      Prospettiva che non è stata accettata dai sindacati, contrari a qualsiasi riduzione.   Il subentro  è previsto dal 1° ottobre. L’azienda Villa Sofia-Cervello, nei piani di intervento del nuovo affidamento, ha stabilito  una riduzione dei servizi di pulizia in tutte le aree, dal pronto soccorso ai blocchi operatori e anche alle degenze. Un taglio del tutto “ingiustificato”, secondo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil Trasporti. I  sindacati, infatti, osservano che la precedente gara,  indetta nel 2017, in era pre-Covid,  non teneva ancora conto delle aree ad alto rischio in cui oggi si trova a operare l’azienda ospedaliera, individuata in uno dei suoi due plessi come Covid hospital.
   Quindi, questo  “risparmio”, che  rischia di essere scaricato  sulle spalle dei  321 addetti, mette a rischio anche la qualità del servizio da garantire agli utenti.   “Come organizzazioni sindacali abbiamo ribadito che un accordo a queste condizioni è impossibile tranne che l’azienda non mantenga le attuali ore contrattuali – dichiarano il segretario generale della Filcams Cgil Palermo Giuseppe Aiello, la segretaria generale di Fisascat Cisl Palermo Trapani  Mimma Calabrò  e Paolo Di Maio, segretario regionale  Uil Trasporti –  In questo momento, in cui l’emergenza Covid non è stata ancora superata, non si può pensare di assicurare l’igiene negli ospedali  in modalità ridotta in quanto ne va della qualità del lavoro, della dignità di lavoratori e della sicurezza della collettività”.   
   I sindacati hanno chiesto,  oltre al mantenimento dei livelli occupazionali,  il mantenimento degli stessi orari di lavoro e dei livelli di reddito. “Gran parte dei lavoratori ha contratti part-time.  Sarebbe un danno reddituale importante, il taglio del 20 per cento – aggiungono  Aiello, Calabrò e Di Maio – Con poche ore al mese, i lavoratori si troverebbero in grosse difficoltà nel mantenimento delle proprie  famiglie. Parliamo degli stessi operatori che hanno garantito il servizio durante la pandemia e che sono stati in prima fila, al pari dei medici.  E adesso questo è il trattamento”.               
   Secondo i sindacati, con la riduzione annunciata, l’ente appaltante  non è nelle condizioni di confermare l’espletamento dei servizi previsti fino a ieri e   necessari per garantire l’igiene e la pulizia in un’area Covid.  “Ma com’è possibile, se l’emergenza ancora non è stata debellata, che il servizio venga depotenziato?  – dicono Filcams, Fisascat e Uiltrasporti – Se dal 1° ottobre  il personale non dovrà più espletare  lo stesso servizio che veniva garantito a protezione di tutti gli utenti, si creerà un danno enorme anche alla cittadinanza. A correre maggiori rischi sono i blocchi operatori, la  rianimazione, la sala parto, dove i medici chiedono la presenza fissa dei pulizieri, che a maggior ragione in questa fase pandemica non può venir meno”.
 Infine, i sindacati fanno appello alle istituzioni competenti, già più volte sollecitate,   e chiedono di “intervenire affinché siano trovate soluzioni condivise utili a garantire l’attuale reddito dei lavoratori”.