La prima fase del festival Le Vie dei Tesori mette insieme 34 mila visitatori in 12 città

La più visitata è Trapani, seguono Marsala, Bagheria e Termini Imerese. Da sabato, Palermo, Catania e altre cinque città

E sono stati trentaquattromila, circa diecimila in più dello scorso anno, quando il festival resiliente era stato tra i pochissimi a svolgere un’edizione al tempo del covid. Trentaquattromila visitatori, dunque, e ovunque un’enorme voglia di riappropriazione degli spazi, dei monumenti, delle esperienze inusuali, delle visite in aziende e cantine che Le Vie dei Tesori hanno proposto. Si è chiusa dunque la prima fase – e sabato partirà la seconda – con le dodici città che hanno accolto un pubblico curioso e attento: Trapani è risultata la città più visitata in assoluto con i suoi quasi cinquemila ingressi, tallonata da vicinissimo da Marsala, eterna e affettuosa antagonista; le segue un po’ più distanziata Mazara del Vallo, ma tutte e tre insieme fanno vincere la palma di provincia più amata, al Trapanese. L’exploit di Bagheria dell’anno scorso è confermato quest’anno: la cittadina alle porte di Palermo supera le quattromila presenze e distanzia Termini Imerese che è però la vera sorpresa di questa edizione: sfiora i 3500 visitatori e supera Messina, che la lambisce da presso; molto bene anche Enna, l’altra grande debuttante che supera abbondantemente le tremila presenze. Anche Carini, al debutto, ottiene un ottimo risultato e distanzia MonrealeCaltanissettaCaltagirone e Noto, tutte comunque oltre le mille presenze.

“È giusto dare, come sempre, alla fine, contezza dei numeri, che sono stati lusinghieri quando non importanti. Ma ciò che ci preme  sottolineare è la voglia di ripartire e ricominciare che giunge da tutte le città che hanno aderito alla rete. Come la voglia di raccontarsi e mettere in mostra il tantissimo bello che c’è ovunque in Sicilia – dicono Laura Anello e Marcello Barbaro, rispettivamente presidente e vicepresidente della Fondazione Le Vie dei Tesori – . Ci piace infine spendere qualche parola per i significativi risultati, sia in termine di promozione e conoscenza del territorio sia di crescita di comunità, ottenuti da tutte le città nuove del circuito: da Termini a Enna, da Caltagirone a Carini; mentre dalle altre, ormai rodate, abbiamo avuto significative conferme di passione e interesse”.

Il festival, sostenuto da UniCredit – si appresta alla seconda fase: sabato (2 ottobre) scenderanno in campo Palermo, con un programma straordinario, con il pubblico che sta già prenotando, un videomapping immersivo nel diruto Palazzo Di Napoli, le visite teatralizzate che faranno riemergere personaggi del passato, le ville e i palazzi che aprono le porte, le esperienze inedite; poi Catania che ha arricchito il suo bouquet con visite inedite nel sottosuolo, una sortita alla scoperta di Acireale,  esperienze fuori porta e sei passeggiate alla scoperta del patrimonio immateriale dei dintorni; Erice e Cefalù, con due edizioni al debutto ma con percorsi alternativi; Ragusa che apre cave dimenticate e conduce nel cantiere dell’antico teatro chiuso da decenni; Scicli che dimentica Montalbano e punta sulle chiese rupestri di Colle San Matteo; e Sciacca, proiettata sul mare: domenica i cittadini potranno rientrare nella Chiesa dello Spasimo chiusa da sessant’anni, e troveranno la “Domus” di Franco Accursio Gulino.

Ed eccoci al dettaglio: a partire dalla “vincitrice” di quest’anno, la bella Trapani affacciata sul mare. I visitatori, accolti dai giovani di Agorà, sono stati 4896 e hanno amato come ogni anno la Torre della Colombaia che si raggiunge dal mare, anche se il luogo più amato è stata la Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio che custodisce i venti gruppi scultorei dei “Misteri” della Settimana Santa: il sito più visitato in assoluto del festival, oltre mille presenze; molto visitati anche l’esuberante e prezioso Palazzo Montalto e la Prefettura. Tallonata da presso da Marsala che l’ha anche superata nel secondo weekend: 4402 ingressi, accolti da Nonovento, sciamati alla scoperta dei mosaici della Casa Romana appena recuperati, e del famoso campanile “ondulatorio” del Carmine (dove si saliva a due persone per volta): ma Marsala ha puntato (e vinto) soprattutto con le esperienze sullo Stagnone (per aria, per terra, per acqua) e hanno funzionato benissimo i percorsi alla scoperta delle cantine del territorio, tra degustazioni e conoscenza di vitigni e metodi per la produzione. Mazara del Vallo è abbastanza distanziata, mette insieme 2036 presenze, in collaborazione con Periferica:soprattutto allachiesa di san Francesco appena restaurata, in cui si sono riversati gli stessi cittadini, che la ricordavano prima caserma dei carabinieri e, negli anni Settanta, carcere femminile; e il Collegio dei Gesuiti, alla scoperta della collezione grafica di Pietro Consagra.

L’anno scorso Bagheria era stata il vero exploit, e quest’anno ha minacciato di bissare, visto che tiene saldamente il terzo gradino del podio con le sue 4187 presenze: Villa Cattolica è sempre la più gettonata con le tele di Guttuso (sfiorate le mille presenze; secondo luogo in assoluto tra i più visitati); ma anche Palazzo Butera sotto lo straordinario affresco attribuito al Borremans; la casa museo dell’Oasi blu dedicata al viaggio, ma è soprattutto l’inedito Arco Azzurro ad aver attirato non soltanto gli innamorati: e le affascinanti lezioni di yoga al tramonto sono state veramente molto frequentate. Ben 3484 visitatori sono invece accorsi a Termini Imerese, la debuttante tra le debuttanti: hanno funzionato molto bene sia l’ex collegio dei Gesuiti, poi tribunale, con le sue cappelle affrescate e dimenticate; che la chiesa di sant’OrsolaIn tantissimi sono ritornati tra le strade e nei dintorni di Messina che mette insieme ben 3415 visitatori: Forte San Salvatore è sempre il preferito, ma il pubblico ha visitato anche il Sacrario Cristo Re e Castel Gonzaga. Colpisce il numero di presenze per la passeggiata a Floresta, tre ore per raggiungere e scoprire il borgo montano dove il tempo sembra essersi fermato; sold out l’esperienza con i pescatori di vongole sul lago di Ganzirri. Enna, con 3286 visitatori, è stata una scoperta, anche se attesa: ha aperto torri e campanili e la gente non se l’è fatto ripetere due volte: è salita sul coro della chiesa di San Marco e si è affacciata dalle “gelosie”, ha riempito la Prefettura scoprendo gli argenti delle monache e ha ammirato le tele del Minniti a Palazzo Chiaramonte.

In tantissimi hanno preso d’assalto a Carini, sia il Castello della baronessa (terzo tra i posti più visitati del festival) che le catacombe paleocristiane: un esordio ragguardevole, di 2527 visitatori: i siti sono quelli noti, ma con le visite guidate del festival hanno assunto una veste nuove e approfondita. Altra cittadina nelle immediate vicinanze del capoluogo, Monreale ha preferito il mese di settembre (l’anno scorso aveva scelto ottobre) e ci ha azzeccato: 1785 visitatori che si sono affacciati dalla scenografica terrazza di palazzo Cutò,  appassionati non hanno dimenticato i manoscritti secolari nelle due storiche biblioteche, anche se un must è stato per tutti l’odore fragrante del pane appena sfornato dal forno Litria. A Caltanissetta, la scelta è caduta sul museo e sullo stabilimento delle cantine Averna, un must anche nelle scorso edizioni, sempre molto amato dal pubblico; ma sono stati gli stessi nisseni a riversarsi nella cripta appena riaperta di San Domenico; a Caltagirone ci si è divisi equamente tra i due palazzi nobiliari che aprivano i loro salotti per la prima volta: palazzo Gravina Pace ha superato di poco palazzo Spadaro Libertini, tutti e due straordinari, e il pubblico ha affollato la passeggiata alla scoperta delle ville storiche della zona. A Noto il pubblico ha scoperto la  basilica del Santissimo Salvatore che ha allestito un vero e proprio museo di tesori del Seminario vescovile. Ma grande attenzione anche per Noto antica, che rivive nella ricostruzione 3D.