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DdL precariato. Al Senato come alla Camera?

Per leggere il testo del DdL all’esame, in sede deliberante, della Commissione Istruzione del Senato cliccare qui (pagg. 4-10), all’interno del “Fascicolo Iter DDL S. 2285 – Disposizioni in materia di attività di ricerca e di reclutamento dei ricercatori nelle università e negli enti pubblici di ricerca”.

1, Al Senato come alla Camera?

2. Abolire il precariato, con coerenza e senza cedimenti3. Il ruolo del sen. Verducci, relatore del DdL

1. Al Senato come alla Camera?

Nel recente documento (“A tutti i Senatori. Emendamenti al DdL sul precariato universitario. Perché la Commissione non discute?”) l’ANDU ha “dato atto alla Presidenza della Commissione di avere svolto una ampia consultazione delle rappresentanze dell’Università e degli Enti di ricerca”, ma ha anche aggiunto: “sorprende e preoccupa la successiva scelta della Commissione di non discutere affatto il disegno di legge e di passare direttamente alla presentazione (entro il 29 settembre) e alla votazione degli emendamenti. Va ricordato che la trattazione del provvedimento sta avvenendo in sede deliberante, escludendo pertanto l’intervento dell’Aula.”

            Questa preoccupazione è ora accresciuta dal fatto che appena un giorno prima dell’inizio delle votazioni degli emendamenti al DdL, previsto per il 5 ottobre p.v., si terrà una conferenza stampa (!?) (v. locandina in fondo) che riguarderà anche la questione del precariato, proprio quella oggetto del DdL. Alla Conferenza, che si svolgerà al Senato, parteciperanno anche i Presidenti della CRUI e del CUN, cioè di due organismi che non rappresentano il Sistema universitario nazionale e che vogliono addirittura peggiorare il già pessimo DdL (v. “CRUI e CUN insieme per peggiorare il DdL” al punto 3 di un precedente documento dell’ANDU).            Si teme che, nella sostanza, si possa riproporre al Senato quanto già accaduto alla Camera alla vigilia dell’approvazione del pessimo testo del DdL ora in votazione al Senato: prima si è svolta un’ampia consultazione poi, al dunque, si sono riascoltati la CRUI e il CUN, per avere da loro il benestare all’impianto dello stesso DdL. Un testo che è stato duramente e argomentatamente criticato (“inaccettabile”) insieme da ADI, ANDU, ARTED, CISL UNIVERSITÀ, CNU, FLC CGIL, RETE 29 APRILE, UNIVERSITÀ MANIFESTA in un documento che propone anche precise soluzioni per eliminare per sempre il precariato, senza espellere gli attuali precari (richiesta di almeno 30.000 posti di ruolo). 

2. Abolire il precariato, con coerenza e senza cedimenti

Nella direzione di abolire veramente il precariato e in coerenza con quanto condiviso con ADI, ARTED, CISL UNIVERSITÀ, CNU, FLC CGIL, RETE 29 APRILE e UNIVERSITÀ MANIFESTA, l’ANDU ha proposto alcuni emendamenti proprio per cancellare – non modificare! – dal DdL le figure ultra-precarie dei borsisti post-laurea (art. 2) e degli assegnisti di ricerca (art. 4), sostituendo a quest’ultimi contratti di pre-ruolo, con mansioni e trattamento economico definito per legge e con numeri rapportati agli sbocchi in ruolo. Si è proposto anche di ridurre a tre anni il periodo di tenure (art. 5) e di cancellare quanto previsto per il rapporto università-centri di ricerca (art. 6).

            L’obbiettivo è, a regime, di fare entrare nel ruolo docente chi è veramente giovane (30-33 anni) e non, invece, quello di prevedere un periodo di precariato che può arrivare anche a 16 anni!

            Non condividere, dentro e fuori il Senato, la sostanza di quanto proposto dall’ANDU equivarrebbe di fatto ad accettare l’impianto di un DdL che punta a mantenere una vasta quantità di precari usa e getta (borse post-laurea e assegni di ricerca o comunque li si vorrà chiamare), programmando ancora una volta di formare/utilizzare migliaia e migliaia di ricercatori destinati alla rottamazione dopo anni di sfruttamento, con enorme danno per l’Università e per il Paese, oltre che per i diretti interessati. Ciò significherebbe fare l’opposto di quanto richiesto nel documento sottoscritto da ADI, ANDU, ARTED, CISL UNIVERSITÀ, CNU, FLC CGIL, RETE 29 APRILE e UNIVERSITÀ MANIFESTA, diffuso in tutta la comunità universitaria e illustrato anche al Senato.3. Il ruolo del sen. Verducci, relatore del DdL

Il senatore Francesco Verducci, relatore del DdL, ha dichiarato di volere cancellare il precariato in diverse sedi: incontro con il PD delle otto Organizzazioni, dibattito a Roma, audizione in Commissione.

            E proprio alla fine dell’Audizione del 14 settembre 2021 di ADI, ANDU, ARTED, CNU, RETE 29 APRILE e UNIVERSITÀ MANIFESTA, il sen. Verducci, riferendosi alle audizioni di quel giorno, ha tra l’altro detto:

“Le audizioni, tutte quante, sono state estremamente esaustive nella loro proposizione e nel segnalare i temi di criticità, così come sono molto esaustivi i documenti che qui ci sono stati consegnati. Penso sia importante, come è stato rimarcato, anche per noi che siamo in questa Commissione, che le singole voci che qui si sono alternate in realtà abbiano sottoscritto tutte insieme, con un unico documento, una posizione utile non solo ai fini del lavoro di questo disegno di legge, ma anche complessivamente per sostenere le iniziative a sostegno dell’università pubblica e della ricerca pubblica, come questa Commissione vuole fare.”

“Gli elementi che vengono consegnati a questa Commissione sono molto importanti e io li trovo tutti fondamentali, in modo che venga fatto un buon lavoro, in modo che il disegno di legge che ci viene consegnato dalla Camera, ma anche i disegni di legge che abbiamo qui depositati in Senato, permettano davvero di avere un testo normativo nuovo che centri l’obiettivo, che tutti abbiamo condiviso e sottolineato, di contrastare quella precarizzazione del sistema della ricerca”.

“Noi dobbiamo intendere questa legge, che vogliamo approvare entro breve, come una parte di un intervento più complessivo che dovrà completarsi nella legge di bilancio”.

“Del resto noi abbiamo sempre detto che per contrastare la precarietà serve assolutamente cancellare norme precarizzanti che sono state e vengono tuttora utilizzate, che quindi hanno portato poi all’espulsione dal sistema della ricerca di quasi il novanta per cento dei ricercatori, ma sappiamo che serve affiancare a un cambio delle norme avere norme solide che diano piene tutele dal punto di vista giuslavoristico, come qui è stato detto, però, appunto, continuare con gli interventi con i piani di reclutamento non straordinari, ma programmati, certi e consistenti negli anni.”

E a seguire, il Presidente, sen. Riccardo Nencini, ha detto: “mi associo molto volentieri alla proposta finale che il senatore Verducci ha fatto alla vostra presenza. Grazie per il vostro contributo. Lavoreremo anche sulla vostra documentazione”.

Per ascoltare/vedere l’intera audizione del 14 settembre 2021 e i singoli interventi cliccare qui. Per leggere l’intero intervento del sen. Verducci cliccare qui.

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