lunedì, Maggio 16, 2022
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Contributo unificato: la giustizia non sia solo per i ricchi

In attesa di una riforma della Giustizia che tarda gravemente ad arrivare, continua lo stillicidio di misure tampone, mirate unicamente all’alleggerimento del carico giudiziario.

La notizia dell’aumento delle già elevatissime tariffe di contributo unificato, preventivato in Legge di Bilancio, in uno con la stretta sull’impugnazione dei ruoli tributari, fa riflettere e preoccupa.

Un altro colpo inferto all’effettività del diritto di difesa, dopo l’idea di introdurre il divieto di iscrizione a ruolo delle nuove controversie per il caso di omesso o inesatto pagamento proprio del contributo unificato.

Oggi, l’aumento del tributo dovrebbe servire a scoraggiare le iniziative giudiziarie e finanziare il funzionamento dei meccanismi di risoluzione alternativi delle controversie.

Nel vero, ci si comincia a chiedere se per lo Stato conti di più il diritto costituzionale alla difesa in giudizio o l’interesse erariale.

Un Paese realmente democratico è un Paese che sa farsi garante di giustizia ed equità sociale. 

Non lo è quello che, in un’opera di continua deresponsabilizzazione, fa gravare sui cittadini i costi di anni di mancato coraggio nella soluzione di problemi come carenza di organico e dotazione infrastrutturale, inadeguatezza procedurale e organizzativa e deleterie incertezze in ordine all’individuazione del giudice competente.

Non è un Paese democratico quello che rende un lusso esercitare i diritti fondamentali.

Non è un Paese democratico quello in cui la Giustizia è un privilegio dei ricchi.

Meritocrazia Italia invoca da sempre l’abbassamento delle barriere economiche all’accesso alla giustizia, con la riduzione del contributo unificato e la soppressione, in ambito penale, dell’anticipo delle spese per l’accesso al fascicolo. Da ultimo, ha chiesto il ripensamento della proposta normativa di interdizione dell’iscrizione a ruolo per il caso di omesso pagamento del tributo (v. comunicato del 15 novembre 2021). 

Perché la mediazione sia davvero strumento utile a imprimere un’accelerata al sistema garantendo lo smaltimento, in tempi rapidi, del cronico arretrato di procedimenti pendenti non serve ricercare nuove fonti di finanziamento, ma lavorare seriamente sul buon funzionamento della giustizia ordinaria. Passaggio ulteriore è una riorganizzazione organica e sistematica del complesso normativo, con la composizione di un Testo Unico per le ADR, un corpus che riconduca la disorganicità a unità e con nuove previsioni necessarie alla luce della esperienza finora accumulata.

Fino a quando il prezzo dell’inerzia delle Istituzioni sarà rimesso a carico dei cittadini, in un circolo vizioso che dalla lesione dei diritti fondamentali porta alla lesione di altri diritti fondamentali, non potrà che registrarsi una vera e propria sconfitta della Civiltà.

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