“A seguito della pubblicazione della delibera n 108 del 10 marzo 2022, con la quale prende corpo la rimodulazione degli assetti organizzativi dei dipartimenti regionali e, quindi, anche del Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, la nota Associazione Italia Nostra, associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, critica, con un articolo pubblicato sul loro sito la rimodulazione dell’assetto organizzativo del Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana“.
A dichiararlo sono Michele D’Amico, responsabile regionale del Cobas/Codir per le politiche dei beni culturali, e Fabrizio Masi, responsabile regionale del Cobas/Codir per le politiche del comparto della dirigenza dell’amministrazione regionale.
“Secondo la nota Associazione – commentano D’Amico e Masi – l’esecutivo regionale, con una semplice disposizione amministrativa, ha letteralmente demolito nelle Soprintendenze le sezioni tecnico scientifica, antropologica, archeologica, architettonico-urbanistica, storico-artistica, ambientale, bibliografica, previste dall’art. 12 della L.R. 80/1977 ancora vigente, e i rispettivi direttori che, ai sensi della L.R. 116/1980, hanno la competenza di emanare gli atti di tutela relativi ai beni culturali per cui sono specializzati: l’archeologo per i beni archeologici, lo storico dell’arte per quelli storico artistico e via di seguito e con ciò verrebbe meno la competenza scientifica delle strutture di tutela che assicura la legittimità degli atti emessi in ottemperanza al dettato costituzionale dell’articolo 9”.
“Il Cobas/Codir – proseguono D’Amico e Masi – durante la concertazione prevista dalla Legge per la rimodulazione degli assetti organizzativi per esprimere il proprio giudizio sindacale, aveva stigmatizzato l’elaborato proposto, esprimendo un giudizio negativo e consegnando una circostanziata relazione”.
“Proprio nella relazione consegnata, datata 4 agosto 2021 – concludono i due sindacalisti del Cobas/Codir – non solo avevano rappresentato la manifesta volontà da parte di tutti i governi regionali, compreso quello attuale, che si sono succeduti nel corso di tutte le cosiddette rimodulazioni di non volere valorizzare risorse umane del comparto con esperienza trentennale e in possesso titoli di studio ad hoc per potere ricoprire posizioni dirigenziali (ovviamente realizzabile a seguito di tutte le procedure previste dalla normativa vigente), ma aveva altresì rappresentato che la rimodulazione proposta rispondeva soltanto ed esclusivamente a una mera logica numerica di riduzione degli uffici preposti alla responsabilità dirigenziale, senza che questa tenesse minimamente conto del funzionamento della stessa, condannando l’innaturale commistione di materie e competenze proposte all’interno delle unità operative delle soprintendenze e in alcuni parchi archeologici in spregio ad ogni principio di tutela del paesaggio e del patrimonio culturale”.



