venerdì, Maggio 27, 2022
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Ballarò passa dal “colore” al “bianco e nero”? Cancellate le coperture policrome previste per il Mercato di piazza Del Carmine

Anche Ballarò, il mercato più colorato d’Europa, sembra indirizzato a diventare “bianco e nero”: un grigiore che fa il paio a un’improbabile rosa dei venti realizzata di fronte al porto e che suscita più di un dubbio e la stroncatura di illustri architetti come Iano Monaco.

Tornando a Ballarò – non sono un architetto e provo a usare solo il buon senso di un palermitano che ama la sua città e si candida ad amministrarla da consigliere comunale – sembrerebbe che la nuova grande copertura del Mercato Ballarò, al centro della Piazza del Carmine, non sia, come da progetto, policroma e con la struttura in ferro di colore bianco ma monocromatica (colore panna?). Basta andare a piazza Del Carmine e confrontare la parte realizzata con le immagini del progetto. Quando e perché sono state modificate le caratteristiche del progetto? Dalle informazioni acquisite si tratta di un’opera progettata con il contributo del Gruppo scientifico di ricerca LabCity Architecture (DARCH-UNIPA), in seguito a una specifica convenzione di ricerca-azione tra il Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo e l’IACP (RUP) e approvato dal Genio Civile, dalla Soprintendenza e dal committente, ovvero il Consiglio Comunale di Palermo, nell’aprile del 2019.

Possibile che nessun amministratore di Palermo si sia accorto di questo cambiamento che Ballarò e Palermo non meritano? Ci sono altri cambiamenti rispetto al progetto originario?

A mio avviso il nuovo Consiglio comunale deve assolutamente intervenire e il Comune di Palermo non può continuare a ignorare che a Palermo ci sia un’Accademia delle Belle arti e un’Università degli Studi con un prestigioso Dipartimento di Architettura. I docenti e gli studenti di queste istituzioni devono potere contribuire a suggerire strategie e progetti, attraverso apposite convenzioni di ricerca-azione e concorsi di idee: progetti innovativi per riscoprire il valore culturale del progetto, innescare processi rigenerativi nel tessuto urbano e sociale della città, costruire nuovi spazi di aggregazione per la comunità e, ancora, arrestare il fenomeno dell’occupazione illegale dello spazio pubblico attraverso processi di coinvolgimento attivo di abitanti, associazioni e istituzioni.

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