martedì, Giugno 28, 2022
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“Beethoven Project”: il pianista Oliver Kern, per la prima volta nella provincia etnea

Nove appuntamenti, per la rassegna della Nova Academia Musica Aetnensis presieduta dal maestro Carmelo Pappalardo, che si snoderanno lungo tutto il 2022- 2023. Il primo concerto della stagione è previsto per venerdì 10 giugno alle ore 20.30 nella sala Verde del Piccolo Seminario di Trecastagni, con le prime tre “Sonate” eseguite dal pianista tedesco, vincitore nel 2001 del prestigioso premio “Beethoven”, che ripercorrono

il primo repertorio classico del maestro di Bonn.

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CATANIA- La Nova Academia Musica Aetnensis diretta dal maestro Carmelo Pappalardo ha scelto di inaugurare la sua rassegna Beethoven Project”, con l’esecuzione integrale delle 32 Sonate per pianoforte del compositore tedesco. Una vera e propria novità per la cittadina alle pendici dell’Etna e per tutta la provincia etnea, che tra il 2022 e il 2023, ospiteranno nove eventi complessivi per ripercorrere una delle opere centrali della produzione del musicista tedesco. Il primo concerto si terrà venerdì 10 giugno alle ore 20.30 nella sala Verde del Piccolo Seminario di Trecastagni, in via Arciprete Domenico Torrisi, n°2. Protagonista indiscusso dell’evento sarà il pianista Oliver Kern, che con la Sonata op.2 n.1 in fa maggiore, n.2 in la maggiore e n.3 in do maggiore si confronterà con la produzione giovanile del compositore di Bonn. «Sarà la prima volta che eseguirò le 32 Sonate di Beethoven nella sua interezza – spiega Kern – e sono molto felice di poterlo fare a Trecastagni che sento un po’ come casa mia. Affrontare l’opera omnia di un autore consente di avere una visione d’insieme della sua arte. Lo è stato già per Brahms e lo sarà anche per Beethoveen del quale ho interpretato spesso le ultime Sonate. Le informazioni che arrivano dalla musica sono preziose, ti consentono di comprendere l’evoluzione di un musicista, capire le idee e i motivi che lo hanno influenzato e come il suo stile sia maturato nel tempo». Vincitore nel 1999 dell’“ARD” International Music Competition di Monaco e nel 2001 del prestigioso premio “Beethoven” di Vienna, Kern che si è imposto all’attenzione della critica per la qualità della sua tecnica, è stato ampiamente applaudito in America, Asia ed Europa. Considerato tra i massimi interpreti della letteratura pianistica beethoveniana e brahmsiana, annovera nel suo repertorio anche le opere di Bach, Mozart, Schubert e Chopin.

« Questo è un progetto che avevo in mente già da qualche anno – racconta Pappalardo, direttore artistico e presidente della Nova Academia Musica Aetnensis –, ma dal momento che il 250° anniversario della nascita di Beethoven è caduto durante la pandemia, abbiamo dovuto farlo slittare. Per me è un piacere poter tornare a ospitare Oliver all’interno della nostra stagione. Con la N.a.m.ae abbiamo sempre cercato di dare spazio alla musica e ai musicisti che potevano contribuire ad affinare l’orecchio dell’ascoltatore. In questi anni abbiamo seguito i partecipanti dei più grandi concorsi di musica, per scegliere i migliori da proporre al nostro pubblico».

Beethoven impiegò ventisette anni, dal 1795 al 1822, per realizzare questo imponente corpus nel quale si possono cogliere i rimandi al Classicismo di Haydn e Mozart arrivando ad affermare, attraverso una profonda capacità espressiva intrisa di valori, la sua visione Romantica. « La Sonata n.2 – evidenzia Kern – risente delle influenze di Haydn, suo insegnante del periodo viennese, a cui le tre opere sono dedicate. Mostrano caratteri diversi fra loro: la prima è la più drammatica, la seconda è la più leggera, tanto da esibire quasi un atteggiamento anti-beethoveniano, mentre l’ultima si presenta come un gioco di artifici di tradizione. È però nel secondo movimento che individuiamo la strada più personale e nuova tracciata da Beethoven, che ritroveremo poi nelle successive Sonate». Un momento in cui il compositore tedesco è ancora legato al Classicismo, superato definitivamente con l’op. 27 n. 2 nota come Sonata al chiaro di luna, che segna l’approdo al Romanticismo. «I primi problemi di salute e gli amori non corrisposti – aggiunge il virtuoso  – lo portarono nel 1801 a un cambio di passo, ma in queste prime opere giovanili si può rintracciare molto della sua formazione. La sfida più grande per l’esecutore sta proprio nella ricerca dell’interpretazione. Far vedere più l’influenza di Haydn o il virtuosismo di Beethoven, oppure entrambi?». Non resta che scoprirlo, ascoltando uno dei massimi interpreti della scena internazionale, orgoglioso di essere svevo come Federico Barbarossa, chiamato a confrontarsi con uno dei capisaldi della musica colta.

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