mercoledì, Agosto 17, 2022
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Una freccia spezzata di Pomodoro per ricordare Falcone

 Una grande freccia in bronzo che trafigge l’autostrada, un dardo scagliato sul luogo dove si consumò la strage di Capaci.

Un vecchio progetto di Arnaldo Pomodoro che il sovrintendente dell’Inda, l’istituto per il dramma antico di Siracusa, Antonio Calb, ha deciso di rilanciare con una lettera aperta pubblicata ieri nell’edizione locale del quotidiano La Repubblica.

Una proposta rivolta al presidente Mattarella, ai ministri Lamorgese, Cartabia e Franceschini, al governatore Musumeci e al neosindaco Lagalla per realizzare l’opera pensata da uno degli scultori più celebri nel mondo, le cui invenzioni cite specific segnano le piazze di mezzo pianeta a cominciare da quelle della Valle del Belìce. “C’è un progetto siciliano di Pomodoro – scrive Calbi che non ha trovato compimento e che reclama di essere conosciuto”. Il sovrintendente dell’Inda ricorda gli attimi terribili della strage di Capaci, costata la vita al giudice Falcone, alla moglie e a tre agenti di scorta:”Erano le 17.57 del 23 maggio 1992 quando 100 chili di tritolo polverizzano un tratto dell’autostrada che congiunge Palermo al suo aeroporto. Il 30 maggio scorso, nel teatro greco di Siracusa, abbiamo radunato tremila adolescenti davanti ai quali Piero Grasso ha testimoniato il suo impegno di magistrato nella stessa lotta alla mafia che portò alla morte i suoi due colleghi. Ho pensato, osservando la cavea piena della “nuova gioventù”, che è tempo di vedere sull’immenso palcoscenico del teatro scolpito la tragedia di quei giorni, rinnovando i precetti dei padri del teatro occidentale: tutto è già accaduto, fuori dagli occhi, perché è più potente ed efficace che ogni singolo spettatore rifiguri dento di sé l’orrore, grazie a messaggeri testimoni”. Calbi spiega di avere recuperato dalla memoria quel progetto rimasto silente per trent’anni: “l’indomani della strage di Capaci – racconta -, Pomodoro e Vittorio Gregotti si uniscono e lavorano a un memoriale di quella strage. Lo scultore immagina una freccia gigante che pare lanciata dalla sommità delle alture e si conficca sotto le carreggiate fatte esplodere per spuntare, spezzata e ritorta, dall’altra parte. Il color del bronzo riverbera della luce mediterranea, quasi un dardo appena fuso, e raggruma in sé il dramma e l’orrore di quell’attentato. Se gli automobilisti non potranno sottrarsi a un lutto sempre rinnovato, sotto il viadotto i visitatori del memoriale potranno fare un viaggio nella verità di quella pagina terribile della nostra Repubblica. L’architetto dello Zen, abbandona qui le forme geometriche, e immagina una sala circolare, nella quale raccogliersi e dalle quali suggere conoscenza”.
    Partendo da questo progetto, rimasto in forma di abbozzo, Calbi si rivolge ai vertici delle istituzioni: “credo sia maturo il tempo di di dare concretezza al gesto etico di due uomini di cultura, scossi al tempo quanto noi, magari lanciando un concorso internazionale o commissionando ad altri artisti e architetti un “memoriale” attraverso cui il dovere del ricordo possa incontrare un futuro di piena civiltà”.

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