venerdì, Marzo 1, 2024
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Molte donne vittime di violenza chiedono il Microcredito per aprire un’impresa

Fidimed ha erogato il primo finanziamento
La signora: “Ora posso realizzare il sogno della mia vita”

Sono più numerose le donne vittime di 
violenza, assistite dai Centri antiviolenza o ospiti di Case rifugio e 
aiutate da tutor qualificati, che hanno richiesto all’Ente nazionale per 
il Microcredito l’accesso al progetto imprenditoriale “Microcredito di 
libertà”, che consiste in un finanziamento a tasso zero garantito dallo 
Stato per l’80% e per la restante parte da Fidimed. Il progetto è 
istituito dal Dipartimento delle Pari opportunità della Presidenza del 
Consiglio dei ministri in collaborazione con Abi, Federcasse e Caritas, 
per consentire alle vittime di violenza di avviare un’attività con cui 
affrancarsi dalla dipendenza economica.
Il primo finanziamento da 40mila euro (una seconda tranche da 10mila 
euro sarà successiva) è stato erogato da Fidimed, intermediario 
finanziario siciliano 106 vigilato da Bankitalia con rete sull’intero 
territorio nazionale, che è il primo player in Italia ad avere aderito 
al progetto di imprenditoria sociale gestito dall’Ente nazionale per il 
Microcredito.
La signora, coperta da anonimato, ha commentato: “Sono una donna vittima 
di violenza di genere, iscritta ad un centro antiviolenza da diversi 
anni. Il centro mi ha messo in contatto con Fidimed, e grazie a tutto il 
suo staff, efficientissimo e professionale, sono riuscita ad ottenere un 
finanziamento a tasso zero per aprire l’attività dei miei sogni che mi 
permetterà di essere finalmente indipendente economicamente per 
mantenere me e i miei figli.
Grazie all’Ente per il Microcredito e a tutti i partner del progetto, 
grazie a Fidimed, grazie all’amministratore delegato e a tutti i suoi 
componenti che, oltre ad essere estremamente competenti, hanno un 
profondo senso umano e di solidarietà, fattori essenziali per potere 
superare le problematiche generate dalla violenza di genere e dai 
conseguenti troppo frequenti femminicidi che purtroppo si verificano. 
Grazie”
Gli altri progetti di nuova attività economica, attualmente in 
istruttoria da parte dei tutor, sono stati presentati da aspiranti 
imprenditrici di diverse regioni (i dati vengono mantenuti riservati per 
tutelare l’incolumità delle vittime) e verranno valutati non appena sarà 
terminato il percorso di affiancamento.
Il “Microcredito di libertà” promuove l’inclusione sociale e finanziaria 
delle donne vittime di violenza che si trovano in difficoltà economica, 
mettendole nelle condizioni di ricominciare scommettendo su se stesse e 
su un’idea che vogliono realizzare, per lasciarsi alle spalle il 
passato. Il finanziamento fino a 50mila euro può essere utilizzato per 
acquisto di beni e attrezzature, materie prime e servizi, per pagare gli 
stipendi di nuovi dipendenti soci lavoratori e sostenere spese per corsi 
di formazione.
Per accedere alla misura le donne devono fare domanda ad uno dei Centri 
antiviolenza o alle Case rifugio riconosciuti dalle Regioni, i quali la 
trasmettono all’Ente nazionale per il microcredito, che a sua volta 
incarica un tutor specializzato nel fornire i servizi di assistenza e 
monitoraggio, mentre Fidimed istruisce la pratica di finanziamento e 
l’Enm si fa carico del tasso di interesse.
“E’ per noi motivo di particolare orgoglio e speranza – dichiara Fabio 
Montesano, A.d. di Fidimed – il fatto che sia stato un confidi 
siciliano, terra particolarmente esposta al fenomeno della violenza 
sulle donne, a erogare il primo ‘Microcredito di libertà’ e a farlo in 
occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. 
Infatti, siamo particolarmente turbati – aggiunge Montesano – dalle 
recenti tragiche notizie di femminicidi e siamo, quindi, estremamente 
felici di potere restituire ad una donna che ha sulle spalle un passato 
di terribili e inaccettabili violenze la possibilità di riscattarsi e di 
crearsi una nuova vita”.
“Il ‘Microcredito di libertà’ – sottolinea Marco Paoluzi, Responsabile 
coordinatore dell’area Credito e Banche dell’Ente nazionale per il 
Microcredito – agisce su quella particolare forma che è la violenza 
economica, ovvero il controllo esercitato sull’autonomia di una persona 
al fine di renderla completamente dipendente dal soggetto violento, come 
accade quando un uomo impedisce alla donna di lavorare, di gestire il 
proprio denaro o la costringe a sottoscrivere impegni economici. Dunque, 
offriamo una occasione di riscatto alle donne assistite dai Centri 
antivolenza o ospiti delle Case rifugio, che non troverebbero facilmente 
accesso al tradizionale credito bancario”.

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