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Dal fascino barocco di Bach alle danze iberiche di Cassadó: il violoncello solista di Andrei Ioniță incanta e stupisce al Sangiorgi

Una soirée musicale di altissimo livello quella proposta ieri sera a Catania dal musicista rumeno medaglia d’oro al Concorso Tchaikovsky nell’ambito della 48ma stagione concertistica dell’Associazione Musicale Etnea. Tra i brani in scaletta, anche la Sonata per violoncello solista, Op. 25/3 del compositore tedesco Paul Hindemith.

Intensità, sicurezza nell’esecuzione e doti interpretative da musicista di grande sensibilità. Queste le cifre del recital musicale che ieri sera ha visto il violoncellista rumeno Andrei Ioniță trasportare il folto pubblico catanese del Teatro Sangiorgi attraverso alcune delle più affascinanti pagine del repertorio per strumento solista. L’esibizione, inserita all’interno del cartellone della 48esima stagione concertistica dell’AME, ha visto l’artista, premiato nel 2015 con la medaglia d’oro al prestigioso Concorso Tchaikovsky, confrontarsi con un repertorio variegato e particolarmente complesso, capace di spaziare dalle sonorità classiche di J.S Bach a quelle più contemporanee di Paul Hindemith e Gaspar Cassadó.

Proprio da Bach la serata ha preso avvio. Ioniță si è infatti cimentato nella Suite n. 4 in mi bemolle maggiore per violoncello solo, BWV 1010, una delle vette della produzione dell’artista barocco, frutto di un perfetto equilibrio melodico tra l’elemento sacrale e quello giocoso, tra dinamismo e onirismo meditativo. Un equilibrio perfettamente restituito dall’abilità del violoncellista rumeno, che ha strappato gli applausi convinti della platea.

A seguire, Ioniță ha proposto la Sonata per violoncello solista, Op. 25/3 del compositore tedesco Paul Hindemith, uno dei maggiori compositori del XX secolo. L’arco del musicista rumeno ha restituito in modo espressivo il carattere composito del brano, mettendo in risalto il carattere ardito del primo movimento Lebhaft che ha ceduto il passo a quello contemplativo del secondo. Efficace anche il crescendo di intensità fino all’incalzante Lebhafte Viertel, come pure il trasognato finale del Mäßig schnell.

La scaletta proposta ieri sera è poi tornata sulle note di Bach, questa volta offrendo al pubblico l’interpretazione della Suite n. 5 in do minore (con scordatura) per violoncello solo, BWV 1011, resa celebre dalla particolare accordatura richiesta dal compositore, in sol invece che in la. Apprezzabile è stata la maestria con cui Ioniță ha affrontato il Preludio, una vera e propria Overture francese, per poi cimentarsi nella fascinosa e, a tratti misteriosa, semplicità della Sarabanda. 

Magistrale è stata anche l’esecuzione della Suite in re minore di Gaspar Cassadó, composizione realizzata nel 1926 e dedicata al violoncellista tedesco Francesco von Mendelssohn. Tutta la versatilità del tocco di Ioniță ha infatti trovato risalto nei tre movimenti della Suite, ispirati ad altrettante danze: il pubblico catanese ha così potuto lasciarsi trasportare dalla solenne lentezza della Sarabanda, dal ritmo alternato della tradizionale Sardana catalana e dall’incalzante andamento della Jota aragonese.

Di assoluto pregio i due bis che hanno suggellato una fantastica serata musicale di alto livello. Il primo è stato un autentico pezzo di bravura che ha visto Andrei Ioniță cimentarsi con un brano, tutto in stile pizzicato, del compositore georgiano Sulkhan Tsintsadze. L’altro, invece, ha visto il musicista ritornare sulla musica barocca con un emozionante capriccio del celebre violoncellista italiano Evaristo Dall’Abaco. Il prossimo appuntamento con la 48ma Stagione Concertistica dell’Associazione Musicale Etnea sarà il 17 marzo alle ore 19:00 presso la Basilica Santuario di Maria Santissima Annunziata al Carmine in Piazza Carlo Alberto con il concerto del violinista Hugo Ticciati insieme agli Archi del Conservatorio V. Bellini di Catania. Nel programma dell’esibizione, intitolata “P. Vasks e altre musiche dal Baltico”, il Concerto per violino n°1 del compositore lettone, Fratres di Arvo Pärt e la prima esecuzione in Italia di Aksak and Ciphers del compositore svedese Albert Schnelzer.

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