Il Comitato intergovernativo dell’Unesco, riunito a New Delhi, in India, ha deliberato all’unanimità l’approvazione della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Il dossier italiano è stato valutato tra i 60 provenienti da 56 Paesi. Fra le motivazioni sottolineate dall’Unesco c’è la capacità di “favorire l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza“. Ed è proprio questo il punto di forza più volte evidenziato da parte dei professionisti propositori della candidatura, fra i quali spicca il nome del professor Pier Luigi Petrillo, presidente dell’Organo degli esperti mondiali della Convenzione Unesco per il patrimonio culturale immateriale che nel libro “Tutti a Tavola” scritto insieme a Massimo Montanari, spiega che la cucina italiana è una realtà profondamente incorporata nella cultura e nel sentire quotidiano del popolo italiano, nella normalità delle pratiche comuni. La tesi di Petrillo evidenzia la cucina italiana come mosaico di diversità, non qualcosa di statico ma che si è arricchito, nel corso dei secoli, dall’influenza delle culture provenienti dall’estero; è un insieme di tradizioni diverse, nelle sue espressioni regionali, che è forza; in Italia, a differenza di altri paesi, la cucina è il quotidiano; per un italiano è il modo di prendersi cura degli altri; inoltre, è una cucina sostenibile da sempre che ha valorizzato la stagionalità, il consumo zero ed è antispreco. Il professore Petrillo vanta già un altro importante risultato tutto siciliano, ma soprattutto trapanese, che lo ha visto, nel 2014, fra i protagonisti del riconoscimento della Pratica Agricola della Vite ad Alberello di Pantelleria a patrimonio immateriale dell’umanità Unesco. Da allora, ciò che era una storica tradizione agricola umana è diventata il simbolo identitario di un territorio ed esempio della forma più equilibrata di amore tra l’uomo e la natura. La visione di Pantelleria, agli occhi del mondo, si è arricchita di significati che ne hanno incredibilmente valorizzato una piccola isola in una prospettiva internazionale, potendo beneficiare dei vantaggi di appartenenza ad un circuito così prestigioso. A questo aspira, anche, il territorio trapanese, che ha avviato l’iter per la candidatura delle Saline di Trapani e dello Stagnone di Marsala a Riserva della Biosfera MaB UNESCO. Dieci fa, il primo tentativo andò fallito, ma da quest’anno l’iniziativa portata avanti dalla Regione Siciliana, dal Libero Consorzio Comunale di Trapani, dalla Camera di Commercio di Trapani, dai Comuni di Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco, e dal WWF Italia, sembra essere migliore. L’obiettivo è promuovere la valorizzazione e la tutela del patrimonio naturale, storico e culturale delle saline, incrementare il turismo sostenibile, con il verdetto atteso tra maggio e settembre 2025.



