mercoledì, Gennaio 14, 2026
HomePoliticaComuni ex EAS: evitato il taglio dei servizi ai cittadini

Comuni ex EAS: evitato il taglio dei servizi ai cittadini

Nel pieno delle festività, il governo regionale di centrodestra ha provato a mettere in atto una scelta assolutamente scellerata: scaricare sui Comuni ex EAS il costo dei debiti regionali relativi alle forniture idriche.

Dopo anni di gestione fallimentare della risorsa acqua – dalla vicenda della diga Garcia alla conduzione complessiva della crisi idrica che ha lasciato per giorni interi territori senz’acqua – il Governo Schifani ha tentato di sottrarre ulteriori risorse ai Comuni, già allo stremo, per coprire le proprie responsabilità.Parliamo di circa 19 milioni di euro che i Comuni ex EAS delle province di Trapani e Messina avrebbero dovuto versare in dieci anni alla Regione Siciliana per ripianare i debiti verso Siciliacque. Risorse che sarebbero state sottratte ai servizi essenziali, come gli asili nido, mense, le scuole, i servizi sociali.Grazie all’intervento degli onorevoli Dario Safina (PD) e Cristina Ciminnisi (M5S) si è impedito che il peso di una gestione regionale fallimentare ricadesse ancora una volta sui Comuni ex EAS e, di conseguenza, sulle tasche dei cittadini, che avrebbero pagato due volte: con disservizi e con il taglio delle prestazioni garantite dagli enti locali.Mentre il centrodestra era impegnato a celebrare congressi ed a spartirsi poltrone, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno condotto una battaglia di civiltà a tutela delle comunità locali. Una battaglia che dimostra come il lavoro serio e la buona politica non abbiano bisogno di bandiere, ma di responsabilità.La proposta del Governo era sbagliata nel metodo e pericolosa negli effetti: priva di solide basi giuridiche e potenzialmente devastante per i bilanci comunali. Il ritiro e la riscrittura dell’emendamento rappresentano un risultato politico rilevante, perché evitano che il costo della crisi idrica venga ancora una volta scaricato sui territori più fragili.Adesso non servono scorciatoie contabili. Serve una strategia complessiva e responsabile sul servizio idrico in Sicilia, fondata su legalità, risanamento finanziario e investimenti strutturali.L’acqua è un diritto fondamentale: va governata con scelte serie e di lungo periodo, non con soluzioni improvvisate che spostano i problemi senza risolverli.Di seguito una stima dei costi che avrebbero dovuto sostenere i Comuni:

Buseto: 463.578,00 €

Custonaci: 883.008,00 €

Castellammare: 272.160,00 €

Erice: 4.415.040,00 €

Gibellina: 463.579,20 €

Paceco: 1.412.814,80 €

Partanna: 1.324.512,00 €

Salaparuta: 176.601,78 €

Salemi: 971.308,00 €

Santa Ninfa: 883.008,00 €

Vita: 242.827,20 €

Valderice: 1.059.609,60 €

Poggioreale: 176.601,60 €

Articoli Correlati

ULTIME NEWS