




Sarà l’attrice FOTINÌ PELUSO a salire sul palco del Teatro Pirandello di Agrigento, sabato 14 febbraio alle ore 18.00, per il secondo atteso appuntamento di PASSO A DUE, Il Teatro al Cinema, il Cinema in Teatro a cura di Gianluca Arnone e Roberta Torre, un viaggio appassionante attraverso le pellicole che hanno catturato la magia del Teatro. Ad accompagnare la serata, le meravigliose note del Maestro Salvatore Galante al pianoforte. Dopo il successo della serata inaugurale che ha visto protagonista l’attore Fabrizio Ferracane per il film Leonora Addio di Paolo Taviani, la rassegna dedica la serata di San Valentino a un dialogo sul mestiere dell’attrice e sulle forme (sempre nuove) dell’amore al cinema. Fotinì Peluso ripercorrerà così il proprio percorso tra cinema, serialità e teatro e introdurrà la visione del lungometraggio Romeo + Juliet di Baz Luhrmann (1996), a trent’anni dalla sua esplosione pop. Attrice italiana di origine greca, Fotinì Peluso ha costruito in pochi anni una traiettoria trasversale e internazionale: dalla formazione (tra cui Cours Florent a Parigi e lo studio con Mario Grossi) ai set italiani e francesi, fino alle produzioni seriali che l’hanno resa un volto riconoscibile per il grande pubblico. Nel corso dell’incontro, racconterà com’è arrivata alla recitazione, come si forma un personaggio, come si cambia, se si cambia, passando dal cinema alla serie, dalla serie al teatro, e cosa significa oggi crescere dentro lo sguardo delle immagini. Ma anche chi è Fotinì Peluso oltre le maschere. Un itinerario personale che si intreccia naturalmente con la proiezione a seguire di Romeo + Juliet, film-manifesto degli anni Novanta: Shakespeare letterale, ma dentro un mondo di neon, loghi, videoclip, cronaca televisiva; un melodramma contemporaneo, uno “Shakespere in pop”, con un giovanissimo Leonardo Di Caprio e una colonna sonora iconica. Un film che, nel suo trentennale, ha ridefinito un genere e la libertà di riportare il Bardo al cinema. Senza perdere un grammo di romanticismo.PASSO A DUE è Un progetto che nasce da un’intuizione semplice ma fertile: accostare film che raccontano il teatro – nelle sue forme, nei suoi fantasmi, nelle sue memorie e reinvenzioni – a conversazioni vive con coloro che, dentro questi film, hanno dato corpo, voce e visione a quella rappresentazione. Perché il teatro, più di ogni altra arte, esiste nella relazione, nell’incontro; e il cinema, specchio moltiplicato del reale, ne raccoglie spesso le tracce, le ombre, le riscritture. Al Pirandello prende forma così una piccola stagione di dialoghi e visioni, un itinerario tra film che del teatro fanno memoria, scena, ossessione, carne.

Roberta Torre nasce a Milano, ha studiato filosofia, recitazione e regia all’Accademia Paolo Grassi e alla Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” a Milano. Ha scelto la Sicilia come casa d’elezione: vive a Siena, ma la Sicilia continua a nutrire la sua ispirazione artistica e identitaria.

Una donna dalle straordinarie capacità artistiche, che le sono valsi numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui: Nastro d’Argento e David di Donatello come Miglior Regista Esordiente, Leone del Futuro – opera prima (Venezia), premi FEDIC e Kodak, per il film d’esordio che fu un caso eclatante: Tano da morire, il primo musical sulla mafia, girato a Palermo nella Vucciria, che ha girato il mondo facendo conoscere il talento portentoso di Nino D’Angelo, autore della colonna sonora. Tutti i suoi film sono stati presentati nei maggiori Festival Internazionali, dalla Quinzaine di Cannes alla Mostra Internazionale di Venezia, dalle Giornate degli Autori al Sundance Film Festival, dall’IDFA al Locarno Film Festival, Festa di Roma e Torino Film Festival.Opere sempre contaminate nei generi, come Sud Side Stori del 2000, riflessione contemporanea su Romeo e Giulietta, ambientata tra immigrati africani in Sicilia. Ancora Sicilia con Angela nel 2002, con cui la Torre scopre il talento di Donatella Finocchiaro, dramma intenso tra amore e mafia, candidato ai David e Nastri. Mare nero del 2006, noir esistenziale sulle ossessioni umane con protagonista Luigi Lo Cascio. Riccardo va all’inferno del 2017, protagonista un inedito Massimo Ranieri, musical noir tratto da Shakespeare: opere che confermano la sua poliedricità narrativa, cinematografica e teatrale.Cortometraggi come La notte quando è morto Pasolini, Spioni, Anime Corte esplorano la marginalità, la memoria e l’identità con stile innovativo e poetico, mentre Le favolose (nel 2022) viaggia nel mondo della trans-identità con un inno alla libertà e alla riconquista, presentato alle Giornate degli Autori, per poi ottenere molti riconoscimenti internazionali: Miglior Regia alla sezione Envision dell’IDFA 2022, unico film italiano in concorso, vincitore del Gran Premio della Giuria per la migliore opera narrativa internazionale all’Outfest di Los Angeles. Il suo ultimo lungometraggio Mi fanno male i capelli viene presentato in concorso nel 2023 alla Festa del Cinema di Roma, dove la protagonista Alba Rohrwacher vince il premio Monica Vitti come Migliore Attrice.Nel teatro, Roberta Torre è stata la prima donna a dirigere uno spettacolo al Teatro Greco di Siracusa (Gli Uccelli, 2012), vincendo il Premio Ombra di Dioniso. Autrice di pièce innovative come Insanamente Riccardo III (2013), con pazienti psichiatrici e attori professionisti, sovvertendo i codici shakespeariani. Il colore è una variabile dell’infinito (2014), prodotto da CRT Milano e Triennale Design Museum, poetico, coraggioso e fantasioso omaggio a Pierluigi Torre, inventore della Lambretta. Co-direttore di festival, docente a livello internazionale negli USA e Italia (Mills College, Ca’ Foscari, Centro Sperimentale di Palermo). Cerca sempre il genius loci: ogni progetto nasce da un luogo, una memoria, un territorio ‒ da Palermo all’Agrigento contemporanea.Gianluca Arnone è giornalista professionista e caporedattore della Rivista del Cinematografo. È consulente della Biennale Cinema di Venezia e direttore artistico del Tertio Millennio Film Fest. Ha curato la mostra multimediale Belle speranze – Il cinema italiano e i giovani 1948-2018 (2019) e, nel 2017, la mostra Papi in soggettiva. Pontefici, cinema, immaginario, dedicata al rapporto tra i pontefici e la settima arte. Ha pubblicato saggi nei volumi Paul Ricœur. Sentieri di immaginazione, Fellini e il sacro, Terre promesse e Giuliano Montaldo – Una storia italiana. È curatore e conduttore del podcast A qualcuno piace radio, dedicato alla lettura dei quotidiani sul tema cinema, e del videotalk C’era una volta il futuro.

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